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Primo piano: quarto mandato di Diego Schelfi in Federazione delle Cooperative

Mario Antolini: «Qualunque sia la soluzione che si troverà per lo “Schelfi... quarto” sarà sempre e solo un palliativo...»

marchio cooperazione trentina

Mi si chiede di parlare di "Schelfi e Cooperazione" oggi, 5 marzo 2012, quando oramai si è a conclusione di una fase troppo animata da interessi e da situazioni socio-politiche che - per noi vecchi - poco hanno a che vedere con il concetto che ci siamo fatti della Cooperazione da me vissuta dagli anni Trenta ad oggi dopo essermi documentato sui primi decenni della Cooperazione dal 1890 in poi. Mi sento un "illuso" nel senso che quello che credo di sapere e che quello che penso non coincide più con quello che avviene e con quello che gli addetti ai lavori - politici, amministratori pubblici, operatori economici - stanno facendo ed elaborando richiamandosi soltanto a gran voce ai "princìpi" ed agli "ideali" scritti sui libri, mentre nel "fare" dimostrano atteggiamenti e comportamenti del tutto opposti.

L'esaltante crescita dell'elemento "denaro" e del sottile veleno del "potere" ha annacquato tutta e tutte le società - cooperazione compresa - e tutti se ne sono accorti così che non si è riusciti a correre ai necessari ripari in maniera tempestiva. Tutte le chiacchiere che anche oggi s'intersecano attorno al problema "Schelfi per la quarta volta" ormai non ha più alcuna ragione d'essere: si doveva intervenire prima affinché il problema stesso non avesse a doversi porre e a richiedere soluzioni che ormai sono impossibili perché tardive, ossia fuori tempo.

Quando facevo il maestro, una mia collega venne condannata "colpevole" dal giudice per un incidente avvenuto in classe ad un suo alunno, senza sua colpa, ma con la motivazione: «L'assistenza dell'insegnante dev'essere tale che l'incidente non deve avvenire!». Sono passati decenni e non l'ho mai dimenticata quella terribile sentenza, perché mi ha sempre pesantemente oppresso le spalle mantenendomi sempre in tensione di fronte al mio impegno scolastico. Però, nel contempo, ho sempre trasferito mentalmente l'asserto a tutte le altre persone impegnate nel pubblico e nel privato: "Bisogna operare in maniera che i problemi non sorgano"!

Questa è la sostanza del discorso; il continuare a correre ai ripari, a turare i buchi, a riparare il mal fatto, a tamponare le fessure, a guarire i feriti degli incidenti e via discorrendo... è il vero male sociale che sta anche nelle stesse mani del povero Monti: aggiustare i ferri rotti. E la cooperazione trentina si trova impigliata in una "grana" che non è nata ieri sera, ma che ha le sue radici molto lontano, da quando ci si è serviti delle parole e degli ideali del buon don Lorenzo Guetti solo per farcire libri e riviste, ed i discorsi di circostanza, senza essere capaci saperli tradurre nella realtà quotidiana come era stato capace di fare lui con i poveri ma onesti uomini che condividevano "facendo" i suoi pensieri, e con i poveri mezzi che aveva.

È troppo facile scrivere e parlare - (vale anche per me in questo momento... e ne chiedo scusa al cortese Lettore!) - mentre, invece, il gran difficile è saper rispondere giorno per giorno alle esigenze immediate del "dover fare", del "dover intervenire", del "dover provvedere" per assecondare i bisogni di tutti coloro che ciascuno di noi è chiamato "a dover servire".

Ricordo quando si doveva tutte le sere lasciare l'ufficio soltanto dopo aver evaso la posta di giornata: nulla si poteva rimandarlo al domani. E dove sono i tempi della cooperazione in cui si pagava la multa se non si andava alle riunioni dei cda? Il tempo in cui si perdevano i diritti di "vicinia" se non si andava alla Regola"? Quelli che noi crediamo siano i "problemi dell'oggi" non sono altro che i problemi di ieri rimasti insoluti per nostra incapacità o noncuranza o, peggio ancora, per colpa propria.

Io, personalmente e da povero vecchio, sono ormai convinto che sia impossibile giungere a concrete e positive soluzioni con le tante/troppe chiacchiere nell'immediatezza degli eventi che stanno già accadendo: ormai tutto è già avvenuto o sta avvenendo, ormai tutto è irrisolvibile. La tav insegna, e anche gli sforzi del povero Monti e anche il Giappone davanti ai suoi immani disastri.

Così è da noi oggi. Qualunque sia la soluzione che si troverà provvisoriamente per lo "Schelfi... quarto" sarà sempre e solo un palliativo, poiché i problemi della rinascita e della riimpostazione della Cooperazione resteranno quelli che da anni sono venuti alla luce e già segnalati, scritti e documentati dagli attenti ed onesti osservatori/esperti di settore.

Per me - ormai al tramonto - vorrei lasciare ai giovani un (forse inutile) invito: studiate il passato, cercare di intravedere fra le carte scritte i "valori" in esse contenuti, le "direttive" palesi fra riga e riga; scoprite proprio nei documenti degli uomini di ieri le "nuove strade" da costruire, ma che sempre "strade" siano; e nelle cronache sappiate valutare il "fare" di quelle persone oneste, umili e sagge, che pur tacendo hanno "saputo fare e costruire" quello che voi avete al momento la possibilità di "godere" ma che avete anche la stessa possibilità di scialacquare e di distruggere, se non imparerete in tempo a come si deve fare per "saper accettare un patrimonio" ed immediatamente "saperlo difendere ed investire".

Scusate se ho oltrepassato il limite del discorso chiestomi e se per caso avessi offeso i sentimenti e le convinzioni di qualche cortese Lettore; ma vorrei che tante cose che ho imparato in tanti decenni fa, potessero essere ancora vive e presenti fra noi, uomini e donne di oggi, in terra di Giudicarie, per stare meglio insieme e camminare uniti sugli stessi sentieri del bene.

Mario Musón