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Primo piano: quarto mandato di Diego Schelfi in Federazione delle Cooperative

18 consiglieri su 21 dicono Schelfi Quater. Aperta una spaccatura all'interno della Cooperazione

 don lorenzo guetti«Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova». Sembra questo il motto prevalente tra i consiglieri della Federazione della Cooperazione che non riescono a trovare in tutto il movimento cooperativo un presidente che possa sostituire Diego Schelfi. Diego Schelfi dunque, l'insostituibile. Almeno per i massimi vertici: già i "saggi" si erano espressi per una rielezione di Schelfi, ora anche il consiglio, con 18 voti a favore su 21 dice sì con un'ampia maggioranza.

«Una società che non sa trovare un ricambio è una società malata» aveva detto al Festival dell'Economia di Trento Tito Boeri in tempi non sospetti.

E in molti sono d'accordo con l'economista milanese ma non in via Segantini dove si è deciso di cercare di uscire dalla crisi mantenendo Schelfi l'«unico a poter guidare la cooperazione fuori da una situazione difficile».

Il voto di ieri, seppur esprima un ampio consenso sulla figura di Diego Schelfi, non riesce comunque a celare il malcontento all'interno dei palazzi cooperativi: è infatti singolare che non si sia ottenuta l'unanimità sulla candidatura di un Presidente. I tre contrari, Marina Mattarei, Giuliano Beltrami e Sandro Pancher non hanno dubbi: non è una crociata contro Schelfi ma un voto contro un metodo che rischia di avvallare il non rispetto delle regole, che dice apertamente, noi lo Statuto lo rispettiamo ma se serve... lo calpestiamo.

Si rischia dunque di creare una spaccatura tra chi crede che il momento sia talmente grave da poter proporre uno Schelfi Quater in deroga allo Statuto e chi invoca in ogni caso il rispetto delle regole come base di partenza in una società democratica. E l'eventuale confronto o battaglia che a questo punto sembra inevitabile quando si andrà a votare non sarà più tra Diego Schelfi e Erman Bona o chi per lui, ma tra chi è disposto a sacrificare il rispetto delle regole e chi si fa paladino dello Statuto. Si rischia una spaccatura tra i vertici e la base, tra il potere vincolato a logiche di comando e di mercato e i soci delle cooperative, "illusi" dai valori della cooperazione.

E se in molti sono a credere che proporio quei valori che hanno ispirato don Guetti potrebbero in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando essere un'ancora alla quale aggrapparsi per poter guardare il futuro con qualche speranza si fanno largo dubbi se questa cooperazione sia in grado di rappresentarli.

«In tutto il vostro pensare, trattare e fare

non vi fermate mai al vostro personale

vantaggio od interesse, ma il tutto

dirigete al vantaggio comune.

Nelle vostre fabbriche sociali l'io non

deve mai farsi vedere, è sempre il noi

quello che deve dare il lucido al

cemento e che deve spiccare ovunque si

guardi nell'edificio»

scriveva don Lorenzo Guetti.

Ma la cooperazione oggi è ancora capace di rappresentare questi valori? é ancora capace di rinnovarsi? é ancora capace di potersi fare promotrice di valori che si ispirino all'etica, alla solidarietà e e al vantaggio comune?

È la speranza di tutti, anche se a volte la speranza non basta.