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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Comunità di Valle: illusioni allo sbaraglio

casa della Comunità delle Giudicarie 2014 b
Sul numero 1° ottobre 2014 del "Corriere del Trentino" un'altra solenne batosta alla mia personale concezione della "Comunità di Valle". Mi ha, infatti, particolarmente colpito un articolo, a firma di Alessandro Papayannidis, che nel titolo, sovratitolo e sottotolo propone: «Al vertice della Comunità ci siano i Sindaci. Bezzi e Borga all'attacco. Il centrodestra si prepara all'iter in commissione». Ovviamente il testo fa riferimento all'impostazione della riforma istituzionale in atto, secondo una visione del tutto politica e relativa alle rispettive posizioni che le varie forze (partiti e movimenti) hanno preso e stanno prendendo. Tutto nel giusto e tutto secondo norma, nel pieno rispetto delle idee e delle scelte motivate di ciascuno.
Ma a me, personalmente, una tale notizia dà l'occasione di tornare su una mia ormai quasi "vecchissima" idea, già sorta (e non solo in me) nei lontani anni Cinquanta quando stavamo promuovendo la nascita e l'organizzazione dei Bim (Bacini Imbriferi Montani). Dovendo allora prevedere un inconsueto "Consorzio dei Comuni" del tutto nuovo ed esteso a tutti i Comuni compresi in uno stesso bacino imbrifero (quindi assai numerosi), nello stendere lo Statuto si pensò di prevedere che «ogni Comune avesse un solo rappresentante e che avesse i requisiti per la nomina a consigliere comunale» supponendo che la sensibilità degli amministratori facesse cadere le loro scelte al di fuori dei rispettivi consigli comunali, in quanto il nuovo Ente era tenuto, per legge, ad «impiegare i fondi a disposizione esclusivamente a favore del progresso economico e sociali delle popolazioni» (e, quindi, non si parlava di Comuni). Ed infatti il Comune di Tione nominò suo primo rappresentante Alfiero Andreolli, che non era né Sindaco né consigliere comunale, e che divenne il primo ed eccellente Presidente del Bim del Sarca Mincio Garda in provincia di Trento.
Nel momento della stesura dello Statuto si sentiva l'esigenza (e ne ero personalmente e direttamente coinvolto) di riuscire a costituire una compagine di amministratori di larghe vedute territoriali, ossia vedute protese a considerare le popolazioni di intere vallate nel loro insieme e nelle loro comuni esigenze, così da superare il ristretto ambito del Comune, il quale era ed è, per forza di cose, limitato ai servizi delle singole comunità. Un concetto che vent'anni dopo si voleva esteso al Comprensorio (ed oggi alle Comunità): ossia si prevedeva la possibile incompatibilità fra amministratori comunali ed amministratori dei Bim e, successivamente, del Comprensorio/Comunità, in quanto, per amministrare un intero territorio di competenza, si pensava che occorressero una "mentalità" ed una concezione del tutto diverse da quelle necessarie per amministrare un Comune (piccolo o grande che fosse).
Questa considerazione l'avevano già fatta i nostri antenati quando avevano previsto - negli antichi Statuti medievali - oltre al Console (Capocomune o Sindaco o Podestà legato al proprio territorio di competenza) anche la figura del "Sindaco o procuratore della comunità", il quale doveva rappresentare la propria gente in tutti i rapporti con l'esterno: dai tribunali, alle liti, al principe vescovo e suoi rappresentanti. Verso l'esterno e con l'esterno non aveva rapporti di sorta il Console (responsabile del Comune), ma era prevista un'altra persona con altre doti, con altre competenze, con altre capacità. Su questo principio, negli anni Cinquanta si intendevano i Bim, e successivamente il Comprensorio (ed oggi la Comunità): ossia Enti pubblici differenti e sovracomunali da affidarsi a persone diverse da quelle che si trovavano contemporaneamente impegnate nel rispettivo ambito comunale, prevedendo, pertanto, fra le due competenze una netta incompatibilità.
Purtroppo la mia (la nostra) è stata un'illusione presto caduta , facilmente a causa dell'eccesso dato al concetto di "politica" che, in un certo qual modo, ha sostituito sostanzialmente il concetto di "amministrazione". Vi è stato l'accaparramento degli Enti pubblici da parte dei "partiti" o similari "forze politiche", impegnate ciascuna in una strenua lotta degli uni contro gli altri, cosicché - a mio modesto parere, forse del tutto e solo personale - si è capovolto il modo di intendere il rendersi responsabili in prima persona e responsabilmente della cosa pubblica - l'antico "bene comune" - di fronte alle proprie popolazioni. Comunque, ormai vecchio come sono, resto con le mie ubbie e le mie convinzioni diventate soltanto delle pure e perdenti illusioni; resto arciconvinto che i rispettivi amministratori dei Comuni amministrativi, dei Comuni catastali, dei Bim e delle Comunità di Valle debbano risultare assolutamente incompatibili.
Quell'illuso del Musón

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