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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Giudicarie, oggi manca él saór de la tèra, ossia la vissuta sensazione di avere sotto i piedi un territorio effettivamente nostro, ma non da sfruttare bensì da coltivare con avvedutezza

dolomiti di Brenta 1870 - foto archivio


Non so se sia giusto e opportuno infarcire la comunicazione/cronaca anche con qualche articolo di riflessione su quanto è avvenuto e su quanto sta avvenendo, ma - se giudicarie.com mi ospita - vorrei intrattenermi con i cortesi lettori giudicariesi su quanto questo ottobre 2014 ha messo in cantiere, obbligandoci tutti, indistintamente, a non accontentarci delle cronache che hanno illustrato e descritto ciò che si è fatto, ma a guardare a quanto è stato individuato e prospettato per l'avvenire nel quale vanno realizzate le indicazioni scaturite da tutto quello che è detto, discusso e proposto.

Per prima cosa balza subito all'attenzione il Congresso provinciale della SAT tenuto proprio in Giudicarie, ai piedi di quell'Adamello che un secolo fa era diventato teatro di guerra. Ma i congressisti, pur rievocando quelle tristi vicende che qui hanno lasciato ferite indelebili - ferite visibili da conservare e valorizzare sia oggi ma domani ancor più -, hanno saputo e voluto alzare lo sguardo ad orizzonti molto più vasti, ossia alla "montagna e al turismo": due componenti essenziali del nostro territorio e dell'intera economia comprensoriale. Giustamente è stato scritto che importate è "il domani", ossia quel tempo durante il quale tutto ciò che è stato evidenziato e proposto deve essere, per forza di cose, realizzato a scanso di vederci dei falliti anzitempo.

Si stanno celebrando i "pionieri" dell'alpinismo, al cui seguito vanno ricordati i pionieri del turismo: due elementi entrati in simbiosi, ma sui quali si sono calati, in gran parte, degli avvoltoi rapaci che hanno voluto soltanto sfruttarli per i propri interessi economici e sociali, dimenticandosi della globale valorizzazione di una eredità secolare da conservare e da far fruttare con saggezza e parsimonia. Ormai, vecchio come sono e mi sento, vedo le cose nel passato e nel presente e mi fa specie il constatare che ai Giudicariesi di oggi manca "él saór de la tèra" ossia la vissuta sensazione di avere sotto i piedi un territorio effettivamente "nostro", ma non da sfruttare bensì più da coltivare con avvedutezza, come un orto che reclama maggiore attenzione per essere conservato per gli anni successivi, che non per l'immeditato raccolto del momento.

Così i "nòsi vachèr" in Malga curavano "él gràss" non tanto e non solo per il fieno dell'annata in corso, ma in considerazione della sua conservazione per gli anni a venire.
Così per gli alpinisti: quando ero ragazzo si andava in montagna con l'accortezza di non muovere i sassi, con la massima attenzione per lasciare la montagna come era, compresi i rifugi nei quali si rispettava l'ambiente e l'atmosfera affinché le potessero godere allo stesso modo coloro che sarebbero venuti dopo. Vivere il territorio con la proiezione e l'intuizione della conservazione per chi sarebbe venuto dopo: questa erano la testimonianza e l'avvertimento che ci venivano trasmessi, specie dai soci della Sat. Un alpinismo e un turismo che, invece, successivamente vennero portati all'esasperazione economica (ed edonistica) e che sta producendo l'attuale cataclisma con l'assalto ed alla alienazione inconsulta del territorio a scopi urbanistici e con addirittura al degrado dei rifugi trasformati non più in raccolti eremi del silenzio e della contemplazione della montagna, ma in ritrovi goderecci ed alienanti.

Qualcuno avrà raccolto e portato con sè quanto è stato detto e meditato a Spiazzo nelle giornate intrise di montagna vera e di turismo vero? Pubblici amministratori ed operatori economici hanno portato con sé non tanto l'eco di tante parole, ma la sostanziosa capacità di tradurre in realtà quanto è stato ipotizzato per fari sì che le Giudicarie abbiano a riappropriarsi dello spirito delle antiche generazioni che di secolo in secolo di personale dedizione erano riuscite a conservare ed a regalarci l'oasi alpina più bella ed ambientalmente più ricca di tutte le Alpi?

 

Quell'illuso del Musón

Commenti   

 
+1 #1 Liliana 2014-10-24 23:54
Articolo bellissimo. Rispecchia esattamente la nostra realtà locale. Dovrebbero leggerlo e meditarlo profondamente chi ha potere decisionale sulle scelte che si stanno facendo su Serodoli e sulle nostre montagne sono Beni Comuni e vanno difesi e salvaguardati!
Grazie Mario! :-)
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