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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Fusione dei Comuni: nessuno ha la bacchetta magica. Ma importante è salvaguardare il territorio catastale e ogni singolo paes. Il dibattito anche in facebook

il villaggio di Comano nel lomaso, foto di Floriano Menapace

Grazie alla nuova rubrica "Amici delle Giudicarie" inserita in facebook vari Giudicariesi sono "entrati" a proposito delle fusioni in atto in provincia di Trento, ed ovviamente coinvolgendo anche le Giudicarie. Una persona riportava l'attenzione sulla denominazione da dare ai "nuovi" Comuni; però penso di aver trattato già questo argomento in un mio precedente intervento; tuttavia meriterebbe anche possibili nuove e diverse visioni del problema.
Un'altra persona, invece, mi chiedeva qualcosa sulle finalità e sulla sostanza di un provvedimento che ancora, fra le persone comuni "di base", non si riesce a comprendere nella sua complessità. Io, da povero vecchio che forse sta sentendo i primi segni di annebbiamento mentale (per cui chiedo scusa e comprensione sulla eventuale non chiarezza di idee), ma sorretto da quel po' di esperienza che ho vissuto anche in ambito amministrativo e nelle mie letture sulla storia del Trentino, ho la sensazione che il problema delle aggregazioni comunali risentano della mancanza di una precisa visione dell'intero problema, che è costituito da quattro elementi essenziali: la popolazione, i servizi pubblici, il territorio ed i paés.
Limitandoci a considerare il Trentino, possiamo constatare che in ogni vallata le popolazioni che l'avevano occupata si sono interessati innanzitutto a definire il proprio territorio, definendolo in precisi confini, e "coltivandolo" a dovere imponendo ai cittadini – i "vicini" – di salvaguardarlo, valorizzarlo ed usufruendo dei benefici che ne potevano trarre. Questi territori ben definiti geograficamente verranno riconosciuti ufficialmente dall'impero austroungarico con l'istituzione dei Comuni catastali, ma solo durante il XIX secolo, tuttavia ancor oggi riconosciuti e salvaguardati, che per le Giudicarie risultano 91 e sono intoccabili, tanto che ogni volta che si costituisce un Comune amministrativo, quest'ultimo deve essere territorialmente composto da comuni catastali confinanti.
Circa il Comune amministrativo sulla Penisola italiana si è avuta la esemplare esperienza delle grandi città, che hanno dato esempi incomparabili di amministrazione comune a favore dei cittadini. Invece nel Trentino consta che il Comune amministrativo su concezione moderna dello Stato, viene imposto per la prima volta dal regno di Baviera nel 1805/6 in numero di 258 (vedi "Trentino", 8/11/14, pag. 21); successivamente nel 1810 scendono a 104 (Regno d'Italia napoleonico), nel 1921 risultano 370 (ex Comuni austroungarici), nel 1931 ridotti a 119 (aggregazione fascista), e nel 2013 risultano 217 dopo l'avvento della Regione/Provincia autonoma. Ora la prospettiva è la riduzione a circa 100.

Cosa vuol dire? Che ogni Stato ha la facoltà di suddividere l'amministrazione della sua popolazione, rispondendo ai bisogni dei cittadini, creando al proprio interno una catena di Enti pubblici che risultino efficaci ad una corretta conduzione del "bene comune". Si ricorda, per esempio, che l'impero asburgico nel creare i numerosissimi Comuni anche negli angoli più sperduti dell'impero, li aveva dotati di un edificio su cui campeggiava la scritta: "Municipio - Scuola - Canonica": i "servizi" di cui aveva bisogno la popolazione; ma non si erano toccati i "catasti", ossia il territorio.
Perciò anche in questo momento storico, che ha modificato soprattutto la viabilità ed arricchito i mezzi di trasporto, con l'aggiunta d'una tecnologia che ha superato i pennini ad inchiostro e perfino le macchine dattilografiche e la carta commerciale, ecco che i vecchi edifici con municipio-scuola-canonica risultano del tutto superati, per cui vengono studiate forme e strutture di aggregazione meno costose e maggiormente efficienti nella organizzazione dei "servizi pubblici" a favore dei cittadini: acquedotti, illuminazione,viabilità, rifiuti, sanità, assistenza.

Ovviamente questa trasformazione storica può essere fatta in mille modi e qui sta la saggezza e la professionalità degli addetti alla pubblica amministrazione dello Stato o, nel nostro caso, della Regione o della Provincia autonoma.
Infatti i giornali quotidianamente ci rendono edotti (non sempre in maniera idonea ed adeguata, purtroppo) di quanto gli Amministratori e gli Organi competenti stanno elaborando per trovare le giuste impostazioni, le più adeguate soluzioni ai molti problemi ancora aperti sul tappeto. Le idee e le vie possibili sono parecchie: ma bisognerà arrivare ad una sola soluzione, con la speranza che possa risultare la migliore possibile: nessuno ha la bacchetta magica.

A mio avviso, però, non mi sembra che ancora non sia stato adeguatamente affrontato il problema del territorio, costituito dai 91 Comuni catastali. Il problema delle Asuc nel loro compito di gestione è ancora materia in discussione, come là dove non sono state costituiti tali organi di gestione (di diritto) si è provvisoriamente lasciato il compito gestionale ai rispettivi Consigli comunali: una soluzione, per me, assurda ed incompatibile. Il compito della cura e della salvaguardia dei rispettivi territori - "proprietà collettive / possessi comuni" - sono sempre stati affidati da gestire a persone del luogo, che su quei territori avevano sudato e quei territori avevano difeso a denti stretti. Sono ancora queste persone che hanno a cuore la "loro terra sotto i piedi" e che, perciò, possono concretamente difendere e "curare" ciò che hanno ricevuto in gratuita eredità da un'infinità di generazioni.

E già che ci siamo, vi è un altro grosso problema che i Comuni "fusi" si troveranno ad affrontare: l'identità e la singolarità dei tanti paesi che diventeranno giuridicamente solo "frazioni". Avranno una rappresentanza giuridicamente riconosciuta? Potranno avere una propria "vita comunitaria" da salvaguardare "di diritto" e non rimarranno soli e abbandonati al sempre attivo e benefico Volontariato? Credo anche questo non sia un aspetto secondario. Ben vengano le "fusioni" dopo le aggregazioni" degli anni Trenta, ma mi sia permesso richiamare l'attenzione sui due punti chiave della vita comune: ogni singolo "territorio catastate" ed ogni singolo "paés".

Quell'illuso del Musón