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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Capodanno 2015... "Centenario di Guerra"!

Botti-di-capodanno-cani

È permesso "turbare" la festività e l'allegria di San Silvestro con il cocente ricordo del "Centenario della prima Guerra Mondiale"? A me - impegnato da "Il Giornale delle Giudicarie" a ricordare mese per mese il "terribile scalco di carne umana" di quel tristissimo periodo bellico - ha impressionato scrivere che il 25 dicembre 1914 «in alcune zone del fronte delle Fiandre soldati Tedeschi e Britannici si incontrarono spontaneamente nella terra di nessuno per fraternizzare e celebrare insieme il Natale» e nel contempo, però, constatare che ovunque, quest'anno 2015, il Natale è stato festosamente vissuto - in piena campagna del "Centenario" - senza "rivivere" quel primo Natale di Guerra (ne seguiranno altri tre!) con momenti di almeno un istante di pausa comune od almeno qualche pubblica rinuncia alle fastose luminarie e alle festose manifestazioni. Niente di niente. Il "centenario dimenticato" neppure di fronte all'abbandono di un Bambino lasciato e abbandonato nel sopore di una dimenticata e puzzolente mangiatoia, unicamente assistito dal padre e dalla madre e da un bue e un asinello!
E così eccoci anche al Capodanno 2015 a cavallo di un anno che, nel 1914, in Giudicarie volgeva al termine «in una situazione creatasi con la stato di guerra che aveva prodotto il rincaro dei viveri» ed il massimo disagio acuito dall'ansia dei richiamati al fronte in Galizia, fra i quali già i primi caduti ed i primi feriti. E proprio nel mese di dicembre si avevano già avute o si stavano combattendo le battaglie di Lódz e di Limanowa in Polonia, dell'Artois e della Champagne in Francia, delle Folkland nell'Atlantico, di Kolubara in Serbia alle quali si era aggiunta l'offensiva ottomana sul fronte del Caucaso. E da Tione un pressante grido di aiuto proprio alla fine del dicembre 1914: «L'ora angosciosa che attraversiamo (...) ci chiama a soccorrere le famiglie più bisognose; smessi, quindi, eventuali rancori e diffidenze, procuriamo di essere tutti affratellati ed uniti per lenire le conseguenze della generale mobilitazione».

Tutto questo cent'anni fa, ed eccoci ad una "commemorazione centenaria" del tutto fasulla, che si prepara a vivere il nuovo anno al chiasso della musica, dei balli, dei botti, dei fuochi d'artificio e sotto le fantasmagoriche luci di ogni specie per abbagliare cittadini invitati non già a "ricordare" ed a rivivere ciò che "il centenario" si era proposto, ma a "dimenticare" tutto, frastornati dalla logica del mercato e dell'economia, ed abbagliati soltanto dalla voglia della distrazione e del divertimento.

Nel silenzio delle mie vuote stanze d'una mansarda isolata sopra i tetti della borgata, mi trovo a queste considerazioni di netto contrasto con ciò che leggo sui libri e su ciò che leggo sui giornali o che ascolto alla televisione: da una parte sofferenze, tragedie, massacri in ogni dove del globo terrestre propri di cent'anni fa, e dall'altra l'invito insistente ai balli, alle feste, ai cenoni, alle fiaccolate, alle luminarie in cielo di Capodanno. Dov'è il "Centenario della Prima Guerra Mondiale"? Dove sono coloro che l'hanno voluto e decantato? Dove sono i promotori di commemorazioni all'acqua di rose che non sanno incidere per nulla sulla mentalità di generazioni facili a non rendersi conto che ciò di cui godono è solo il risultato di chi, per tanto e tale progresso, hanno dovuto o morire o soffrire per anni ed anni le pene dell'inferno fino all'inverosimile? È capace l'Europa - già insanguinata da milioni e milioni di morti - di avere, a mezzanotte di San Silvestro, invece che lo sturare dello spumante, un solo minuto di silenzio per ricordare tanta massacrante, sofferta ed inutile carneficina?
Povero "Centenario di Guerra"! Proprio a conclusione di un anno definito di "crisi", ci si sta imbambolando senza essere capaci di renderci conto che la vera crisi è quella dell'indifferenza e della dimenticanza specialmente di fronte alla sofferenza: e il centenario in corso è proprio il "centenario della sofferenza umana" vissuta congiuntamente da grandi e piccoli, da uomini e donne di ogni ceto e condizione.
Sento in me tanta tristezza... che vivrò nel silenzio, mentre verranno a turbarmi soltanto i "botti" che, disgraziatamente, non mancano mai neppure sotto le mie finestre.

Quell'illuso del Musón