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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Minoranza ed opposizione non vogliono assolutamente dire perdenti. Dal Blog di Quell'illuso del Muson

piero CalamandreiSi stano preparando le elezioni comunali e si sente aria di perplessità per la compilazione di liste formate da persone che "hanno paura" di dover risultare minoritarie e di doversi "relegare" nell'opposizione e considerarsi, quasi, degli emarginati perché ritenute "perdenti". Da solito illuso mi sono preso la briga di andare a sondare il tema "opposizioni" e – rovistando in internet – ho scoperto, in merito a tale vocabolo, tante di quelle cose da scrivere libri e libri. Mi sono, perciò, divertito a racimolare qualche idea con l'illusione di "passarla" a qualche persona, specialmente giovani, per incoraggiarla a preparasi non già ad essere degli sconfitti o dei perdenti, ma come dei veri vincenti perché, comunque sia l'esito delle votazioni, entreranno di pieno diritto a far parte di quei Consigli comunali, che sono giuridicamente formati, in egual maniera di fronte alla legge, sia dalla maggioranza che dalla minoranza definita, impropriamente, anche opposizione. Chi avrà la pazienza di leggere quanto ho trovato scritto (e da me solo trascritto) si convincerà che a chi toccherà, in veste di minoranza, di gestire come si deve l'opposizione, dovrà essere maggiormente preparato di chi, invece, a cui toccherà il compito di gestire la maggioranza, non già come "vincitore" e padrone assoluto del potere amministrativo, ma come persona giuridicamente chiamata a gestire il "bene comune" a favore dell'intera cittadinanza senza differenze di sorta.

Premessa

In ambito politico-amministrativo decisionale viene denominata "opposizione" quella rappresentanza che non copre la maggioranza dei decisori, per cui "opposizione" indica le forze che non esercitano il potere esecutivo e che alle decisioni di questo generalmente si oppongono, ma incidono nell'attività della maggioranza poiché non sono solo strumenti di informazione e di controllo. Il primo riconoscimento giuridico-ufficiale del ruolo dell'opposizione avviene nel regno Unito nel 1826 e successivamente nella Federazione statunitense. A partire dal 1987 viene assegnato al leader del maggior partito di opposizione un ruolo particolare indicato con la corresponsione di un onorario proprio del ruolo che occupa. A partire dal 1975 sono fornite strutture logistiche, uffici e considerevoli risorse finanziarie. Il leader dell'opposizione ha il potere di definire l'agenda dei lavori parlamentari con precedenza sugli argomenti del governo. La calendarizzazione delle leggi è un aspetto fondamentale disciplinato nei regolamenti parlamentari. All'opposizione è affidata la presidenza delle commissioni parlamentari di vigilanza, controllo e garanzia, come quelle sull'operato del servizio segreto e di quello militare.
Per affrontare il tema della opposizione politica è necessario partire dal concetto di potere politico costituito, di cui l'opposizione è l'antitesi perché il primo condiziona la strutture e l'attività della seconda in modo che ogni forma di organizzazione del potere ha la sua opposizione. Da ciò si deduce la riconosciuta posizione giuridica di qualsiasi opposizione nel pubblico, a qualsiasi livello, quale componente essenziale del "potere". Ed, infatti, la condizione indispensabile affinché possa esistere un'opposizione legittima al potere a all'azione di governo, è che il potere accetti di essere limitato; per questo l'opposizione è diventata un elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di governo, che viene gestito da una pluralità di poteri, nei quali tutti gli interessi e tutte le istanze possono trovare spazio.
In un giusto equilibrio dei pubblici poteri si realizza una società in cui tutte le forze, sia maggioritarie che minoritarie, si organizzano ed agiscono in competizione tra loro facendo emergere le divisioni esistenti e i progetti di governo dell'intera comunità nella giusta espansione dei compiti del governo e dell'amministrazione, poiché ad ogni livello corrisponde un'opposizione organizzata. Infatti la presenza di adeguate forme di opposizione fa sì che la relazione fra maggioranza e la minoranza si leghi ai buoni risultati in risposta alle esigenze di tutti i cittadini. In un sistema di governo impostato su questi principi la maggioranza stabilisce i suoi rapporti con la maggioranza del corpo elettorale, mente opposizione stabilisce un rapporto stabile con le componenti di minoranza rimaste soccombenti. Perciò il buon governo e la buona amministrazione dipendono direttamente dall'equilibrio razionale ed operativo della dinamica maggioranza-opposizione.

Il pensiero di Piero Calamandrei

Sull'argomento maggioranza ed opposizione sono da tener presenti gli scritti del noto giurista Piero Calamandrei (1889-1956), membro dela Consulta nazionale e della Costituente, il quale già nel 1948 scriveva: «Per far funzionare un Parlamento bisogna essere in due: una maggioranza ed una opposizione. La maggioranza, affinché il Parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia un libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi dela discussione e pronti a rifare alla fine di ogni giorno il loro esame di coscienza, per verificare se le ragioni sulle quali fino a ieri si son trovate d'accodo continuino a resistere di fronte alle confutazioni degli oppositori».
Ma parole, quasi maggiormente incisive e troppo spesso dimenticate, specie nei Consigli comunali, Calamandrei le ha avute per le forze contrarie: «L'opposizione? Una forza propulsiva del Parlamento - (e dei Consigli comunali) - . Se si vuol che il Parlamento funzioni, anche l'opposizione non deve mai perdere la fede nella utilità delle discussioni e nella possibilità che hanno gli uomini, anche uno contro cento, di persuadersi tra loro col ragionamento (che è qualcosa di diverso dalle vociferazioni e dalle invettive). Anche se ridotta a un esiguo drappello di pochi isolati, l'opposizione deve essere convinta di poter prima o poi, colla ostinata fede nella bontà delle proprie ragioni, disgregar la maggioranza e trascinarla con sé; e deve guardarsi dal complesso di inferiorità consistente nel credere che restar fuori dal governo voglia dire esser fuori dal Parlamento - (o in minoranza nei Consigli comunali) – o ai margini di esso, quasi in esilio o in penitenza. In realtà, se l'opposizione intende l'importanza istituzionale della sua funzione, essa deve sentirsi sempre il centro vivo del Parlamento,la sua fora propulsiva e rinnovatrice, lo stimolo che dà senso di responsabilità e dignità politica alla maggioranza che governa: un governo parlamentare non ha, infatti, altro titolo di legittimità fuor di quello che gli deriva dal superare giorno per giorno, pazientemente, i contrasti dell'opposizione, come avviene nel volo aereo, che ha bisogno per reggersi della resistenza dell'aria. (...).Affinché dalla dalle discussioni tra due contraddittori venga fuori una soluzione intermedia che abbia qualche costrutto pratico occorre, prima di tutto, che tutt'e due cerchino di capirsi; cioè di capire almeno quali sono i punti del loro eventuale dissidio...».

Possibili conclusioni

Penso che persone razionalmente oneste possano trovarsi e stare insieme, attorno allo stesso tavolo di ogni Consiglio comunale, vicendevolmente impegnate non già ad affrontarsi personalmente come parti opposte, ma tutte insieme intente ad affrontare i problemi del "bene comune" che resta identico di fronte sia ai doveri della maggioranza che ai doveri della minoranza. Mi è sempre stato impresso nella mente il fatto di seguire i carri sopraccarichi in montagna tirati da cavalli o da buoi, o addirittura da uomini e donne: davanti sempre coloro che "tiravano" e tenevano la strada giusta; di dietro quelli che in salita dovevano "spingere" e che, invece, in discesa dovevano "tirare indietro" affinché il carro non prendesse la corsa. Per me è lo stesso rapporto tra maggioranza e minoranza: tutte e due o davanti o dietro al carro dell'amministrazione pubblica con compiti diversi ma tutti impegnati per far sì che il carro non vada fuori strada ma raggiunga la méta prefissa.
Quindi bando alle minoranze/opposizioni continuamente in lotta solo perché si sentono "contro" la maggioranza, tante volte spinte da personalismi che nulla hanno a che vedere con la buona e retta amministrazione. Minoranze, invece, ben preparate, magari più preparate e capaci della stessa maggioranza, pronte a saper vigilare, a saper consigliare, a saper precisare, a saper rappresentare i dimenticati e gli esclusi, a saper consigliare, a saper spingere, a saper proporre, a saper scovare eventuali lacune da colmare o da correggere, a saper vegliare che tutto proceda secondo legge e precise finalità sociali... con il comune intento di perseguire sempre e solo il meglio a favore della propria cittadinanza.