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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

L'àn vèč e l'àn nóf i sé bàsa! Dal blog di Quell'illuso del Muson

2015 - 2016

Come è strano, ogni 365 giorni, doversi soffermare a commentare - esaltandolo o mettendolo sotto osservazione - quell'istante che segna, secondo i calcoli o l'illusione degli uomini, lo staccarsi ed il congiungersi di un anno con l'altro. Me lo sto chiedendo da ormai una fila di anni (ne ho vissuti almeno 94!) . Ossia il perché l'umanità abbia scelto - fra le necessarie e comprendibili festività - proprio questa del passaggio di un anno all'altro, anche se, ovviamente non è scoccato, sempre e per tutti, alla mezzanotte fra il 31 dicembre ed il 1° gennaio.
È una ricorrenza strana, per me quasi senza significato ed oggettive finalità, che si è andata accentuando con l'aggiunta di cenoni a crepapelle, di balli scatenati, di fuochi artificiali dai mille colori, di luminarie lungo piazze e vie, di botti assordanti a tutto spiano. Più segni quasi di pazzia che di festa sentita e goduta all'insegna di qualsiasi punto di riferimento.
Perché, quindi, parlarne e farla oggetto preciso di tutta la comunicazione pubblica tradizionale sotto qualsiasi forma: ne sono piene tutte le testate del mondo, dai giornali alle riviste, dalle radiotelevisioni ai numerosi web: tutti vi saltano addosso e ciascuno cerca qualcosa da dire e da comunicare per mantenerne vivi sia l'attesa, che il momento dell'esaltazione, che le conseguenze dell'evento. Ed eccomi anch'io ad approfittare di giudicarie.com per esprimere il mio pensiero e le mie impressioni.

Senza aver l'aria del saccente, mi viene da considerare il fatto che l'uomo, sempre troppo carico di preoccupazioni e di difficoltà per tutto il corso di un anno, senta il bisogno di togliersi di dosso la cappa della opprimente quotidianità, per dar sfogo al suo bisogno di sentirsi libero, perfino di fare pazzie come quelle legate al gettare dalle finestre suppellettili ed oggetti di ogni sorta. Vi è, nella parte più istintiva di ogni uomo e di ogni donna, un bisogno essenziale di godersi la vita, di poter usufruire almeno di qualche brevissime ore della sua esistenza non già succube dell'impegno e del lavoro, ma della sua libertà di essere umano, fatto per godere tutto il bello ed il buono che il creato gli ha messo a disposizione. E siccome si tratta di una "festa" che è maturata in gran parte delle civiltà, in ogni parte del mondo, e per un'infinità di secoli, ecco forse la spiegazione antropologica anche di questa notte "di baldorie" che altrimenti non avrebbe senso e significato.
Forse ho scritto solo una sequenza di sciocchezze, ma almeno anch'io mi sento di riuscire a rendermi partecipe - con queste poche righe - mio scritto – di questa festa comun ed universale, pur con tanta malinconia in cuore per tutto ciò che il 2015 sta portandosi via con sé senza trovare un 2016 privo di chiari orizzonti illuminati a piena luce..
Quell'illuso del Musón