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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Giudicarie sopita fra autunno 2016 e primavera 2017... in positivo. Dal blog di Quell'Illuso del Muson

252066-800x531-500x331Credo che forse pochi si prendono cura di seguire le "rassegna stampa giornaliera" inanellando progressivamente le cronache e gli eventi tra loro in un susseguirsi ed un alternasi che può risultare ricco di indicazioni e di prospettive per il contesto sociale locale agganciato però, pur perifericamente, con il resto del mondo tenuto vivo e aggiornato attraverso l'informazione ammannita dalle testate nazionali e internazionali, compreso il web.
Di fronte all'arrembaggio di ciò che sta accadendo in Italia ed in ogni altre parte del mondo, si ha la sensazione che le Giudicarie godano ancora di quell'isolamento atavico che le hanno tenute lontane e quasi nascoste dagli avvenimenti che, invece, hanno sconvolto tante altre regioni e continenti. La nostra lamentata e paventata "chiusura" fra cerchie di monti insormontabili, ed il ritardato collegamento viario (ancora incompleto) che riuscisse ad avvicinare le Sette Pievi a quanto stava esplodendo altrove in storicità e cultura, sono tuttora quasi le stesse "barriere" che tengono fortunatamente i Giudicariesi lontani da quanto di maggiormente deleterio sta avvenendo anche non lontanissimo da casa nostra.
Nelle Giudicarie - durante i secoli - non si sono avute tragiche battaglie cariche di morti, se non una certa presenza di truppe più colpite dal freddo che dal fuoco delle mitraliatrici e delle artiglierie; né tragici bombardamenti dal cielo; le alluvioni, le frane e le valanghe hanno appena sfiorato le nostre popolazioni e le nostre vallate; la malavita non ha trovato radici nei nostri paeselli dispersi sul fondovalle o sui crinali dei monti; gli stessi assassinii sono rimasti fatti sporadici alternantisi unicamente di secolo in secolo. Fortunatamente le nostre popolazioni, pur con qualche discordia, non sono mai cadute in lotte armate ed in contrasti fratricidi e ripetutisi per lunghi periodi.
Passando di secolo in secolo il cammino fatto dalle singole popolazioni, e dall'intera massa dei Giudicariesi che non ha mai raggiunto nemmeno i 40.000 abitanti, si riscontra una vita laboriosa e sofferta, sì, ma sempre in singolare armonia e mai devastata da calamità o da fatti esterni che ne abbiamo scalfito la pacifica convivenza. Una situazione che ho riscontrata anche nelle cronache di questi ultimi mesi, in cui il "bene" e la "concordia" e la comune "attività" (sia privata che pubblica) hanno superato di molto le discordie e le contrarietà almeno verbali, ravvalorate dall'intenso operato di un Volontariato sempre più acceso e partecipato, poiché evidentemente vivo grazie all'apporto dei giovani, sicura base di rinnovamento storico, in quanto la gioventù rimane l'anima vitale dell'avvenire delle nostre vallate: da Campiglio a Baitoni, da Tione alle Sarche, dal Banale alla sella di Ballino.
Anche l'unificazione dei Comuni sta dando prova di visibili concordanze di vedute, in una reciprocità costruttiva, con minoranze disposte al dialogo e non alla opposizione preconcetta. Chisà che la congiunzione "con" non riesca debellare l'avverbio "contro". Siamo in un guscio di noci, in un paradiso terrestre ricco di tutto un ben di Dio da godere a piene mani ed indisturbati. Siamo in mano di tante persone che si stanno dedicando per il bene degli altri. Abbiano negozi a bizzeffe, botteghe artigiane che fanno invidia, allevamenti di bestiame che ci offrono prodotti di qualità, professionisti di ogni genere, un ospedale e ben sette Case di Riposo, strutture educative dal nido al liceo: il tutto in poche centinaia di chilometri quadrati. Siamo quattro gatti e non ci manca nulla. Credo che siano situazioni da "pensàrghe su" prima di dar corso a quelle incomprensioni, frutto di tanto personalismo, le quali non possono che intaccare il bene di tutti, ossia l'eterno "bene comune" da, invece, difendere e coltivare come ci hanno insegnato i nostri Avi durante gli otto secoli della loro autonoma armonia sancita dai troppo dimenticati, e mai adeguatamente diffusi e letti, benéfici ed ottimi Statuti.

Quell'illuso del Musón