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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Nadàl èl amó Nadàl? Dal Blog di Mario Antolini Muson

07-presepio8

Guardare e vivere il Natale nel 2016 a 96 anni, per me vuol dire rievocare i "poveri Natali" degli anni Venti e Trenta, caratterizzati... dalla novena alle 6 del mattino in chiesa con tanto di freddo addosso e con poche pallide lampadine lungo le vie..., dal minuscolo presepio sul tavolo con la capanna e pochi pastori e pecorelle..., e dai modesti "doni" portati dal Bambinèl.
Poi, crescendo, la lettura del Vangelo di Luca (2, 6-7): «Per Maria si compirono i giorni in cui ella doveva partorire e diede alla luce il figlio suo primogenito; lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia, perché all'albergo per loro non c'era posto». In seguito venni a conoscere l'iniziativa di San Francesco d'Assisi, il quale nel 1223 a Greppio aveva inventato il presepio vivente dicendo al suo seguace Giovanni: «Voglio rappresentare il bambino nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato un una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello»; Francesco aborriva lo spettacolo, lo riteneva irrispettoso nei confronti del grande mistero religioso e temeva che la sua iniziativa venisse male interpretata. Successivamente mi imbattei in una pagina di Giovanni Papini sulla quale si trova scritto: «Gesù è nato in una Stalla. Una Stalla, una vera Stalla, non è il lieto portico leggero che i pittori cristiani hanno edificato al Figlio di David, quasi vergognosi che il loro Dio fosse giaciuto nella miseria e nel sudiciume. E non è neppure il presepio di gesso che la fantasia confettiera de' figurinai ha immaginato nei tempi moderni: il presepio pulito e gentile, grazioso di colore, colla mangiatoia linda e ravviata, l'asinello estatico e il compunto bue e gli angeli sul tetto col festone svolazzante e i fantaccini dei re coi manti e dei pastori coi cappucci in ginocchio a' due lati della tettoia. Codesto può essere il sogno dei novizi, il lusso dei curati, il balocco dei bambini, il "vaticinato ostello" di Alessandro Manzoni, ma non è davvero la Stalla dov'è nato Gesù. Una Stalla, una Stalla reale, è la casa delle Bestie, la prigione delle Bestie che lavorano per l'Uomo. L'antica, povera Stalla dei paesi antichi, dei paesi poveri, del paese di Gesù, non è il loggiato con pilastri e capitelli, né la scuderia scientifica dei ricchi d'oggidì o la capannuccia elegante delle vigilie di Natale. La Stalla non è che quattro mura rozze, un lastricato sudicio, un tetto di travi e di lastre. La vera Stalla è buia, sporca, puzzolente: non v'è di pulito che la mangiatoia, dove il padrone ammannisce fieno e biadumi» (G. Papini, "La vita di Cristo", Vallecchi Firenze, 1921). Papini usava le iniziali maiuscole per dare forza ai vocaboli, ed aveva un linguaggio crudo ma reale.
Tutto questo è nel "mio Natale", ossia quello che mi è rimasto nella mente nel cuore e che ho sempre portato e porto con me. Poi ho dovuto seguire l'evolversi di quello che è diventato "l'uso del Natale" con l'arrivo dal nord di Babbo Natale trascinato dalle renne con al seguito l'Albero di Natale: chissà perché proprio dal freddo settentrione d'Europa, poiché in Palestina non c'erano né abeti né animali con le corna! Il tutto si è trasformato in folclore, in economia, in festività mondane, in mercatini di tutti i generi con uno spostamento di numerose di persone da una località all'altra in cerca dell'esotico, non certo per cercare un neonato in una Stalla. Per non parlare dei presepi trasformati in opere d'arte, dei ninnoli di ogni genere per gli addobbi natalizi con l'aggiunta di luminarie di ogni genere per le vie delle città e pure dei paesi. In sordina, e quasi nascosta in... periferia, è rimasta la messa di mezzanotte ma vissuta ben poco per motivi spirituali e religiosi, bensì come pura tradizione sociale con partecipazione anche dei non praticanti, dei laici e dei non credenti: solo una pro forma.
Tuttavia lo spirito innovatore e rivoluzionario uscito da quel neonato e da quella Stalla duemila anni fa, fortunatamente, si è diffuso sulla e nell'Umanità ed ancora oggi tutto quanto fa parte del periodo natalizio, ovunque si voglia, è ammantato di quella Luce che è diventata serenità, bontà, letizia, gioia nel volersi bene e nel sentirsi affratellati dimenticando divergenze, contrasti e lotte e forse anche facendo tacere, almeno per un giorno, le stesse armi mortali. Il primo vagito di un nuovo nato in quella Stalla a Betlemme nel Medio Oriente non è stato vano ed è diventato un sorriso ed una carezza per tutti e per ciascuno che ne può vivere il confortante afflato.