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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Radio giudicariesi: un passato da rivivere insieme. La storia della gente, tema affascinante. Quando il 'Non dimenticare' diventa un dovere

radio antica

Il precedente mio scritto sulle Radio giudicariesi - pubblicato in questi cortesi spazi online -, che m'ero sentito di scrivere a ricordo d'uno dei periodi più vivaci dell'informazione comprensoriale, è stato recepito da vari cortesi lettori, dandomi modo di ricevere consensi e soprattutto nuove indicazioni per allargare la conoscenza di una aspetto della vita sociale che ci è propria.
Ho ricevuto dal Lomaso: «Ci farebbe piacere parlarti della nostra emittente, che dal 2000 si chiama "Radio DIGI-ONE", pur restando il nome di "Radio Manuela". Siamo l'unica radio rimasta nelle Giudicarie, ma che si è espansa in gran parte del Trentino, con tanti sacrifici e senza il supporto di nessuno. - Gerry e Alma Zambotti». Altra voce da Pinzolo: «Ho visto il bell'articolo sulle "Radio Libere". A quelle, vorrei aggiungere "Radio Campiglio" dei fratelli Beltrami, che aveva la sua sede allo "Stork", nonché "Radio Neve" con sede a Pinzolo, fatta da me con altri due amici (Paolo e Stephen) di Carisolo. Noi abbiamo avuto una breve vita, due o tre anni, e coprivamo praticamente la Valle Rendena. È stato veramente un bel periodo... - Elio Pizzoni» ... il quale mi ha già assicurato di inviarmi la debita documentazione e che, quindi, ringrazio di cuore. Nel contempo sono stato arricchito cortesemente da testimonianze fondamentali, come per Radio GB1, con sede a Cà Rossa di Storo, con una dettagliata cronistoria di Aldo ed Elisa Pasquazzo; inoltre, per "TeleGiudicarie", con sede a Saone, mediante la riproduzione di una dettagliata testimonianza di Stefano Marchiori, pubblicata già sulle pagine indimenticabili di "Fóc e sdìnze".
Sono grato a questa testata online - giudicarie.com - sulla quale cortesemente Matteo Ciaghi mi ha concesso un "blog" per mezzo del quale possono trovare spazio anche notizie che vanno ben oltre le cronache della quotidianità. Se mi verranno concessi ancora parecchi mesi di vita, mi piacerebbe riuscire a raccogliere e pubblicare una serie di articoli per illustrare le iniziative ed i nominativi che nei mei 70 anni da pubblicista hanno arricchito il mio già lungo cammino, rendendo più vivace e sentita l'esistenza dei Giudicariesi attraverso una rete di comunicazione - radio, tv, pubblicazioni periodiche - davvero eccezionale. Però ho bisogno che i tanti dimenticati protagonisti diventino miei cortesi "informatori" con quanto loro hanno vissuto o conosciuto in merito a quello che la storia non sa e non può conservare, ma che - a mio modo di pensare - resta la parte più bella e più vera di quella che impropriamente viene considerata e detta "gente comune". Si tratta proprio del cosiddetto "uomo della strada", quello che deve affrontare e vivere la quotidianità, quello che non viene mai preso in considerazione e che spesso viene criticato e bistrattato: e pure sono proprio lui o lei quelli che tirano avanti la baracca, indipendentemente dal chiacchierare inconcludente dei politici e di certe istituzioni pubbliche non adeguatamente gestite e funzionanti.
"La storia della povera gente!": tema affascinante. Quante pagine da riempire parlando di coloro si sono dati tanto da fare, per sè e per gli altri, ed ormai schiacciati dalla dimenticanza del loro stesso esistere, del loro fare, del loro soffrire, del loro piangere, ma anche dei loro successi e del loro dovuto gioire. Il "Non dimenticare" diventa un dovere.

Mario dei Musón
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