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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Da forestiero a migrante/profugo: ma sempre sullo stesso antico percorso. Dal blog di Quell'illuso del Musón

Flavia Frigotto 1

Mi ha rallegrato una pagina di cronaca sotto Caderzone Terme: un incontro comunitario per preparasi "insieme" ad accogliere una famiglia di profughi africani. Il pensiero è subito corso agli antichi Statuti giudicariesi (dal 1200 al 1803) nei quali in numerosi articoli il vocabolo "forestiero" è costantemente presente ed in evidenza; come a sancire un costante e persistente presente di "nuovi arrivati" all'interno delle varie "communitates" che si erano andate formando all'interno delle Sette Pievi. Gli abitanti esistenti sul territorio "ab immemorabili" (e che avevano dovuto urbanizzare vallate e declivi montani e "coltivarli") si identificano come "Vicini"; coloro che, invece, sporadicamente giungevano da altre località venivano definiti "forestiero". Però tutti uniti nella organizzazione della vita sociale e nell'allestire saggiamente il territorio che veniva coltivato, gestito e goduto in comune come proprietà collettiva (che in Giudicarie rimane ancora tale oggi, 2017, per l'80 per cento della superficie comprensoriale).
Nei dettagliati articoli degli Statuti è chiara la distinzione fra "vicini" e "forestiero", tuttavia, però, tutti insieme armonicamente per il bene della comunità, con regole severissime di comportamento, di vita comunitaria, di strutturazione e di godimento del territorio. La disciplina personale e sociale era alla base di tutto. Non mancarono certo le incomprensioni e coloro che non ottemperavano alla legge (per questo sono stati necessari gli Statuti che prevedevano sempre pene severissime per i trasgressori) ma l'assetto sociale era basato su fondamenta sicure ed uguali per tutti. Così le nostre vallate sono cresciute sul sicuro e sono giunte a noi con la bellezza ambientale che godiamo, e con una popolazione che è sempre vissuta e vive in pace ed in serenità (anche con i difetti di qualsiasi consorzio umano).

I "forestieri", durante ogni secolo, sono giunti ininterrottamente, come ne fanno fede i molti cognomi che si sono aggiunti ai primi qui giunti ed insediatisi per primi; ma ogni "forestiero" è diventato progressivamente "vicino" e, quindi, giudicariese a tutti gli effetti. Così è stato per i "profughi" di guerra nel 1915-18 debitamente organizzati dall'autorità militare; così come è avvenuto con la famiglia di profughi del Vietman negli ultimi decenni del secolo scorso ospitati dalla parrocchia di Tione per un determinato periodo di tempo e poi, oggi, inseriti fra i giudicariesi con dignità e lavoro e senza che nessuno se ne accorga. In questa positiva tradizione sociale giudicariese si inserisce l'iniziativa di Caderzone: una famiglia, favorevolmente ospitata, debitamente alloggiata, della quale la comunità se ne è resa conscia e disposta a favorirne la sua integrazione sociale grazie alla disponibilità di ciascun cittadino che si è dichiarato "compartecipe e responsabile" degli, al momento, solo "ospiti", ma progressivamente cittadini di uno stesso contesto sociale.

Ancora una volta la base dell'accoglienza è la "famiglia" alloggiata in "casa" e la inderogabile "occupazione" (come il "forestiero" degli Statuti medioevali!). I famigerati ed incontrollabili "punti di raccolta profughi" in atto un po' ovunque in tutta Italia ed in tutta Europa (col solo dormire e vitto e alloggio e "disoccupati") non sono affatto una reale e razionale e sociale soluzione del problema.... almeno per la mentalità di un povero solitario ultranovantenne!

Quell'illuso del Musón

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