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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Autunno 2017 in Giudicarie...dal blog di Quell' Illuso del Musón

1.g 1t comano - floraino Menapace

Un nuovo autunno nell'anno 2017 che combacia con l'autunno dei miei ormai 97 anni ed oltre... e già al tramonto. Autunno: la stagione della vendemmia e mi è venuta la voglia di prendere in considerazione l'opportunità di fare la vendemmia dei miei quasi dieci decenni alla luce delle Giudicarie, nelle quali sono nato agli inizi del terzo decennio del secolo scorso e di essermi sentito giudicariese doc fino alla già quasi fine del secondo decennio del primo secolo del terzo Millennio.
Nei miei primi anni ho assaporata l'ancora presente e palpabile atmosfera austroungarica avendo davanti, proprio di fronte a casa mia, il palazzo in cui aveva dominato l'imperial regio Capitanato asburgico; e nel negozio di casa, la cartolibreria B. Antolini, le mie cugine che avevano servito, fino a due anni prima, gli impiegati ed i militari che rappresentavano l'Austria-Ungheria. Per di più con mio padre appena tornato dal fronte Orientale, sul quale aveva combattuto, in Galizia, indossando la divisa militare dell'impero di Francesco Giuseppe. Una prima impronta di vita che è rimasta intatta sul mio lungo sentiero.
Poi, contemporaneamente, l'altra impronta del Regno d'Italia, poco sentita come Regno, perché sopraffatta dalla prepotente irruzione del fascismo che aveva quasi mascherato ed oscurato i Savoia per imporre la sua tracotante, ferrea e dittatoriale disciplina. Tuttavia una disciplina che mi aveva assicurato una scuola ed un'istruzione di alta qualità, grazie alla riforma Gentile del 1923 (elaborata con Giuseppe Lombardo Radice). Perciò - per me e penso per molti - due decenni di buona formazione scolastica e disciplinare, che non guasta certo. Poi, per il mio terzo decennio, a me è toccata la fortuna di "saltare" la seconda guerra mondiale come militare (trovandomi in Giappone) per cui delle Giudicarie nella seconda guerra mondiale non mi è restata traccia alcuna, né un'impronta sul mio sentiero: proprio perché il vuoto assoluto e l'isolamento in Oriente mi aveva privato di qualsiasi tipo di informazione dall'Europa e dall'Occidente.

Mi ci sono ritrovato, in Giudicarie, negli anni Cinquanta con tutto il territorio e la società da riassettare ad ogni livello ed in ogni settore, sia della vita privata che pubblica; ne ho vissuto l'impegno degli Enti pubblici e della gente nella disperata ma sicura ricerca di una immediata "risurrezione". Proprio in quel periodo - rimasto storico - accadde che i grandi interessi economici nazionali dell'Italia, diventata Repubblica, portarono in Giudicarie - sia nelle Interiori che nelle Esteriori - i grandiosi lavori per gli impianti idroelettrici, che portarono lavoro per molti, ma fecero, progressivamente, scomparire l'allevamento del bestiame nelle Interiori e la intensa impresa contadina propria delle Esteriori. Decenni determinanti - dal Cinquanta all'Ottanta - che diedero un nuovo volto anche a quasi tutti i centri abitati, nei quali, ai vecchi caseggiati rustici tradizionali, vennero preferite nuove e moderne costruzioni che cambiarono volto a quasi tutti i paesi ed alle nostre stesse vallate; ed anche quest'ultime via via servite da una sempre migliore viabilità (ma ancora - nel 2017 - da migliorare).

Gli ex 63 Comuni austroungarici, ridotti a 16 nel 1928 dal fascismo, nel 1948 ben 40 ritrovarono la propria autonomia, grazie all'avvento della regione Trentino-Alto Adige. Una autonomia comunale rinforzata dall'istituzione - negli anni '70 - del Comprensorio (il C8) che, almeno in parte, giunse a dare a tutte le Giudicarie quella parvenza di "comprensoliarità unitaria", che oggi (2017) troviamo nella Comunità delle Giudicarie anch'essa protesa allo stesso scopo di identità delle Giudicarie (in parte tuttora da raggiungere e da attuare). Nel contempo l'inatteso ed imprevedibile consolidarsi e l'affermarsi degli ultimi due centri abitati delle Giudicarie: Ponte delle Arche (dal 1852) e di Madonna di Campiglio (dal 1872) sorti dal nulla frutto dell'imprenditorialità di antiveggenti personaggi che seppero vedere nel futuro. Infatti Ponte Arche sconvolse in bene l'equibrio socio-economico delle Esteriori e Campiglio quello della Val Rendena. Oggi (2017) i due attivissimi e ormai noti ed affermati centri - con le Terme di Comano il primo e, l'altro, con gli impianti funiviari - fanno sentire il loro richiamo termale e turistico-alberghiero in tutto il mondo, dando alle Giudicarie quasi una "universalità" che prima non avevano (se non quella degli "emigranti" che si erano insediati - in cerca di lavoro - in tutti i Continenti).

Giunte a cavallo del terzo Millennio, le Giudicarie, sono diventate, in progressione, terra di richiamo di tante persone giunte da ogni dove, che si sono inserite nei vari settori operativi, accrescendone la popolazione e cercando di accrescerne anche la sostanzialità socio-economica nelle singole comunità, a beneficio della globalità dell'intera popolazione. L'afflusso degli extracomunitari, ed oggi dei "profughi", è ancora ridotto ai minimi termini, ma - su quanto i Giudicariesi avrebbero dovuto imparare dagli antichi Statuti medievali - occorre far sì che il "forestiero" si integri sostanzialmente, come è avvenuto per le tante persone qui inseritesi dal 1900 ad oggi. Si è, infatti, negli ultimi due secoli, constatato un continuo afflusso di cittadini, giunti da ogni dove anche dall'estero, che oggi si sentono e vogliono essere considerati giudicariesi a tutti gli effetti, in quanto direttamente inseriti nel lavoro e nella società-comunità di ciascuna delle località in cui hanno trovato lavoro ed accoglienza.
La singolare ed equilibrata PACE raggiunta in Giudicarie - a confronto di ciò che sta accadendo altrove - penso sia da prendere in seria considerazione, sia dai privati che dalle Istituzioni pubbliche, per evitare sgarbi e pericolose diatribe e contrapposizioni che potrebbero minare un BENE che ci appartiene come sacra eredità unitaria degli antichi Avi, che questo territorio hanno occupato, abitato, "coltivato" e reso BELLO ed accogliente come ce lo sentiamo e ce lo godiamo tutti i giorni sotto i piedi... in comunione fra tutti "insieme" usufruendo di un prezioso ed inestimabile "bene comune".

Quell'illuso del Musón