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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Dal 2017 al 2018: le Giudicarie dal passato al futuro. dal Blog di Quell'Illuso del Muson

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Non so quanto sia possibile parlare di Giudicarie dal chiuso di una mansarda chiusa da cui guardo solo sopra i tetti di Brévine, a Tione, e su un po' di cielo verso il sud e un po' del monte Gaggio. Posso essere in contatto col mondo solo con i quotidiani provinciale, con poca tv e con le email e facebook più la rassegna stampa di mezzanotte televisiva; ma anche con la preziosa ed importante serie di numerosi bollettini, parrocchiali e comunali, che cortesemente mi vengono periodicamente inviati. Dagli ultimi giorni di dicembre mi guardo indietro, agli ultimi dodici mesi passati, con la convinzione che il 2017 sia risultato - nella società giudicariese che "soltanto percepisco e sento" - un anno di intensa attività a tutti i livelli, pubblici e privati, e vissuto dai Giudicariesi con impegno ed in serenità, pur constatando, tuttora, che il nostro territorio non riesce ad avere quella risonanza capace di oltrepassare il Limarò ed il Càffaro per farsi maggiormente sentire nel massimo delle sue realtà e delle sue potenzialità.
Le "fusioni" municipali sono entrate nel pieno delle proprie rinnovate competenze, ovviamente affrontando la nuova situazioni nel ristretto cerchio delle limitate possibilità sia organizzative che finanziarie. Anche la Comunità di Valle fa sentire la sua presenza con iniziative volte a dare al "bene comune" quell'impostazione e quell'impronta che servano di supporto all'identità ed all'unità delle Giudicarie finalizzate sia al presente che all'avvenire. Però, della parte positiva se ne parla troppo poco, mentre i mass-media continuano ad esaltare quasi unicamente i limiti, i difetti ed i disguidi; penso che manchi una aggiornata "informazione in positivo". Infatti del bene che si sta facendo a tutti i livelli se ne parla troppo poco, ma è evidente il lodevole arrivo di forze nuove, e giovani, che stanno dando pian piano anche un diverso modo di affrontare le assillanti problematiche del presente impegnato a costruire il domani che, anche per le Giudicarie, dovrà avere un volto diverso, pur nella continuità di un unico ed unificante percorso sotto tutti i punti vista, e ad ogni livello sociale, ma "tutti insieme", ossia tutti per uno ed uno per tutti, senza distinzione di zona o vallata.
I settori turistici, invernale ed estivo, sembra che ormai si siano stabilizzati e protesi verso il meglio, pur nella delicatezza di circostanze, locali ed esterne, che devono far avvertire la necessità di una solerte attenzione a fare i giusti passi per non cadere nella soddisfazione che porta ad un immobilismo che potrebbe segnare una disfatta. Così dicasi per le positive - pare - affermazioni e sviluppo delle aree termali di Comano e di Caderzone. Particolarmente attive le iniziative di un diffuso Volontariato - anche nei centri minori - ma che sta vivendo e subendo i limiti imposti dalla burocrazia e dalla non sempre determinate forza della comprensione degli anti pubblici e dei necessari finanziamenti. Ho la sensazione che proprio il Volontariato - la vera forza portante delle nostre comunità - stia correndo il pericolo maggiore sia per il cambio generazionale, poiché ormai devono subentrare i giovani in quanto l'avvenire è nelle loro mani, sia perché qualsiasi ente pubblico non sarà mai nella possibilità di subentrare a sostituire quanto il Volontario - sempre ed ovunque - è riuscito e riesce a fare.
Tutto quanto percepisco mi convince - o mi illude? - sul forte cambiamento in corso sia per il ricambio generazionale, sia per l'arrivo di sempre nuovi "forestieri" (considerati in tal senso dai nostri Statuti medioevali), sia per un'economia che sta cambiando, ancora una volta nei secoli, l'assetto sia operativo/imprenditoriale sia del lavoro secondo necessità e situazioni che solo la storia è capace di imporre, indipendentemente dalla volontà vuoi del potere politico, che degli uomini e delle donne. Penso ai cambiamenti che personalmente ho vissuto dal 1920 ad oggi. Quando ne parlo, specie con i giovani, non mi comprendono perché certe situazioni o si sono vissute e diventano esperienza personale, o si sentono solo raccontare o si studiano sui libri e non dicono niente: rimangono soltanto pura "conoscenza", che non vuol dire "vita vissuta". La conoscenza aiuta a vivere, ma conoscere non vuol dire vivere e soprattutto non diventa "saper vivere/sperimentare".
Il 2017 può lasciare un messaggio positivo per il 2018? Credo che valga oggi come ieri e sempre quello che ci hanno insegnato le vecchie generazioni di vachér e di emigranti: essere capaci di darsi da fare "a vegnérghen fò".

Commenti   

 
0 #1 Alfredo Govigli 2017-12-21 11:42
Seguo con interesse da un paio d'anni i suoi resoconti della vita Giudicariese.So no nato nel febbraio del 1943: i ricordi della mia infanzia e delle amicizie sono legati al periodo della mia vita trascorso a Tione (1947- 1958), prima a Brevine (casa Giovannini) in piazza della fontana e dal 1951 nella casa INA nel parco in via Dante. Senz'altro lei ha conosciuto i miei genitori. Colgo l'occasione per formularle serene festività.
Alfredo Govigli
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