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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Identico spirito anche nel Natale del 2017. Dal blog di Quell'illuso del Musón

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Giornate già piene di gioiosa serenità si stanno vivendo e sentendo nell'aria frizzante anche con il termometro sotto zero non solo nelle vallate alpine. Settimane di fine dicembre che si stanno trascorrendo in relax, nel tiepido nido delle pareti domestiche, un quasi abbandonarsi alla vita di famiglia, ad un intensificare i rapporti con le amiche e gli amici, al concedersi attimi di riposo ed in compagnia, lontani dal frastuono di una vita di lavoro, di ansia, di una rincorsa disperata verso un darsi da fare che, per molte e molti, è diventato affanno, ossessione ed oppressione: uno stato d'animo oggi chiamato stress, mentre una volta il sano affaticamento era solo chiamato stanchezza e bastavano poche ore di riposo per riprendere le forze e procedere speditamente il cammino. Sembra strano parlare di Natale quando ormai il "mercato" ha cancellato la celebrazione religiosa e sulle pubbliche piazze e nelle abitazioni il Presepio è stata letteralmente, ed ovunque, sostituito dall'Albero fastosamente addobbato di ninnoli, bocce e luci. Lo stesso Presepio - simbolo di una stalla che San Francesco d'Assisi ha esaltato col "Presepio vivente" ma che Papini ha descritta "puzzolente e sporca" - è diventato arte da guardare e da godere come tale. Al posto di Gesù Bambino hanno voluto inventare il Babbo Natale che è diventato il commerciante che riempie il sacco nelle fornite botteghe di ogni ben di dio per l'occasione. L'invasione dei mercatini, l'universalità dell'Albero di Natale anche nei Paesi non cristiani, lo strapotere delle diete che propongono deschi succolenti e costosi, la messa di Natale sostituita da crociere e viaggi... tutto ciò dà l'impressione che la nascita narrata dai Vangeli, e che ha portato nel mondo la "Nuova novella", sia stata definitivamente cancellata e lasciata alla sempre minor parte di coloro che si ritengono cristiani convinti e praticanti, rispettando la celebrazione del Natale nel debito modo, ossia con la partecipazione ai riti nelle chiese e con la preghiera in casa. Eppure anche quella che vorrebbero ora chiamare la "Festa delle Feste", per cancellare la "Festa di Natale", resta imbevuta di quel messaggio di bontà, di fratellanza, di dedizione al prossimo e soprattutto di esaltazione della fanciullezza - («Se non diventerete come questi bambini non entrerete nel Regno dei Cieli») - che sono propri del messaggio di Colui che si è dato tutto a tutti affinché ogni uomo e ogni donna fossero migliori e capaci di vivere in pace e nel volersi bene, e particolarmente tutti quanti insieme a far felici i piccoli, sia in casa che nella società. Fanno festa i grandi ma il centro della festa resta il "Bambino", la "Bambina" ormai indipendentemente dalla religiosità propria di Colui che ha dato origine a questa stessa festosa ricorrenza. Le altre festività diventate internazionali non hanno questo senso e questo timbro; hanno un'altra sostanza, un altro sapore. Però anche oggi... sotto l'Albero di Natale non si discute, non ci si azzanna, non si fanno battaglie sociali; al pranzo di Natale non si litiga, ma ci si vuol bene, si rafforzano gli affetti famigliari e si dà il giusto peso all'amicizia; nella società, in mille forme, si vanno a cercare i diseredati per dar loro la sensazione di essere presi in considerazione almeno una volta all'anno. È evidente che le modalità di "fare Natale" sono e stanno cambiando, ma lo spirito evangelico rimane sempre quello di sempre e da sempre sentito e scaturito da quella "Nascita" di duemiladiciassette anni fa.

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