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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Le Giudicarie stanno ringiovanendo! Dal Blog di Quell'Illuso del Musón

18953251 1297514100361340 6826244504812428793 oPrime settimane di febbraio 2018; non si respira solo aria di Carnevale, in Giudicarie, ma anche si percepisce un'atmosfera di vivacità giovanile col rinnovarsi delle nuove generazioni che quotidianamente fanno sentire la loro presenza nei vari settori del contesto sociale. Agli ormai miei vicini 98 anni è un carezzevole venticello che mi riporta agli anni Cinquanta, quando accanto ai miei trent'anni avevo compagne e compagni di viaggio tutte e tutti più giovani di me, quindi dalle venti alle ventotto primavere. Ci sentivamo i padroni del mondo e già pienamente coinvolti nella vita sociale ad ogni livello: nello sport, nei partiti politici, nelle già numerose associazioni, nel volontariato, qualcuno già alle soglie dei consigli comunali ed alle prese col rinnovamento della società appena uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale; quasi tutte e tutte impegnati nel darsi da fare per il necessario pane quotidiano: le "paghette" ed i nonni pensionati allora non esistevano ancora. Noi giovani non ci sentivamo messi da parte perché giovani che dessero fastidio, ma quasi ricercati, appunto, perché giovani e pieni di idee e di energie rinforzate dagli anni passati in guerra o in situazioni difficili in cui si matura più in fretta.

I giovani di allora, che hanno dato alle Giudicarie la forza, l'energia e la possibilità di svilupparsi verso l'attuale situazione di benessere - certamente evidenziabile per chi si ricorda e vuole ricordare quegli anni tormentati e non certo né facili né facilitati - oggi o sono già scomparsi, lasciandosi dietro il bene generosamente fatto, o sono vecchi quasi come me, ma ansiosi e fiduciosi di vedere che ciò che stanno mettendo insieme tanti nuovi virgulti - ventenni e trentenni - che scalpitano per farsi sentire e per venire coinvolti in tutti gli ambiti del sociale per portare il loro entusiasmo, la loro creatività, il loro saper vivere e vivacizzare il presente, perché loro lo sentono dentro - il presente - e perché sono loro che lo sanno vivere come "presente" e non come qualcosa che fa parte del passato; un passato che non c'è più e che non può e non deve essere ripetuto, anche se è bene conoscerlo per carpirne le direttrici oggi da rivedere e da orientare verso un diverso avvenire che noi vecchi non siamo riusciti - allora - ad individuare con la necessaria chiarezza.

Altra illusione del vecchio Musón? Non credo proprio; sono troppe le indicazioni che giungono da ogni dove: dal Chiese, dalle Esteriori, dalla Rendena, dalla Busa. Giovani già in fermento, che scalpitano e che non vanno lasciati solo scalpitare a vuoto; quegli zoccoli vanno ben ferrati affinché dallo scalpitìo passino al trotto e poi al galoppo a favore dell'intera comunità comprensoriale, fatta dai 37.000 abitanti, che hanno estremo bisogno di organizzazione e di ordine, di unità sociale ed operativa, e di marciare tutti insieme verso comuni intenti da perseguire per il sempre possibile e necessario "bene comune". Mi auguro che anche gli addetti alla necessaria, ma fedele e oggettiva informazione - quotidiani, mensili, periodici - siano sensibili a correre a cercare ed a individuare chiare testimoniare là dove questi nuovi giovani stanno elaborando il loro "voler e saper fare", lasciando da parte chi è stato in in cronaca fin troppo. Farsi eco dei giovani con ogni mezzo ed il più tempestivamente possibile, poiché sono proprio i giovani che "i gà da vegnérgen fò" con tutta la loro creatività, entusiasmo, coraggio e buona volontà. Largo ai giovani e dare voce ai giovani; gli adulti e i vecchi hanno già parlato fin troppo. Dare voce al "presente" sul quale poggia l'avvenire; noi del passato abbiamo già parlato e fatto quel che c'era da dire e da fare; oggi si ha bisogno di aria nuova: e che aria nuova sia... E noi "maturi", "anziani" e "vecchi" diamo loro la giusta mano per sostenerli ed a tirarli con noi sul sentiero che abbiamo tacciato, ma che va completato per allacciarsi, il meglio possibile, al sentiero che si chiama "domani".

Quell'illuso del Musón