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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Pensieri al vento - Primavera giudicariese 2018. dal Blog di Quell'illuso del Muson

stenico 3

Da qualche decennio vivo da solo, nel silenzio d'una mansarda al terzo piano sopra i tetti di Brévine, cosicché non posso più sentirmi immerso nel contesto sociale, e le "mie" Giudicarie le vivo soltanto indirettamente e di riflesso. Ogni mattino i due quotidiani di Trento, più gli aggiornamenti di giudicarie.com, delle email, delle telefonate e delle sempre gradite visite di amiche ed amici. Le Giudicarie, però, me le sento addosso e continuano ad essere un elemento essenziale della mia esistenza da quel lontano aprile/maggio 1947 quando, involontariamente, mi hanno strappato dal Giappone e mi sono sentito "riportato a casa", a Tione, nel cuore della mia terra nativa. In questo 2018 sento e vivo i miei ultimi settant'anni trascorsi in Giudicarie come qualcosa di meraviglioso e di eccezionale, poiché davvero mi trovo a vivere in un'oasi meravigliosa e protetta paragonandola a tutto il marasma che sta avvenendo in qualsiasi altra parte del globo che si estenda al di là del Lago d'Idro, del Limarò e del Ballino.
Passano gli anni, ormai i 98 stanno per scoccare, ma il ritornello che mi risuona dentro è sempre lo stesso: ossia il costante rammarico di non percepire ancora un evidente ed evidenziabile movimento interno alla popolazione giudicariese verso una mutua e costante collaborazione capace di raggiungere una reale unificazione di intenti, in proiezione di una maggiore capacità di solidarietà nell'incontrarsi verso quel poter e saper "far gróp" verso iniziative comunitarie, capaci di dare compattezza alle indubbie potenzialità che si riscontrano nelle numerose e ricche iniziative, ma realizzate quasi tutte in "singolarità", anche se tutte di alto valore socio-culturale-economico che potrebbe essere, molte volte, considerato del tutto eccezionale.
Quanti sogni ho cullato - già negli anni Cinquanta - con l'istituzione dei Bim, dai quali ci si aspettava soltanto interventi determinanti in favore delle intere popolazioni vive e vitali nell'ambito di ogni bacino imbrifero al di sopra della proliferazione dei singoli Comuni; quanti sogni dopo l'avvento del Comprensorio che me lo sono visto sciogliere e scomparire sotto le dita, nell'incapacità di diventare elemento di unificazione, di concordia, di proiezione globale dell'intero territorio e della sua popolazione di soli 35.000 abitanti. Comprensorio soppiantato poi dalla Comunità che ancora è all'affannosa, quasi disperata ricerca di trovare le opportune modalità di farsi accentratrice degli intenti comuni, che ancora hanno estremo bisogno di forze centrifughe contro il persistere di tuttora troppo forti campanilismi, che impediscono di trovarsi tutti insieme su un'unica ampia autostrada che velocizzi il trasporto delle Giudicarie di oggi (cariche di tanto eccezionale passato) verso le Giudicarie dell'avvenire ormai con le porte spalancate, dalle quali bisogna impedire che entri tutto ciò che già si prospetta come pericoloso e deleterio, e che potrebbe venire a minare la solidità costruita nei secoli da generazioni di impegnativi lavoratori e di saggi reggitori delle "communitates" testimoniate dagli antichi Statuti medioevali, carichi di saggezza e di preclari insegnamenti.
Le cronache quotidiane - da tutto il territorio e che nessuno sa raccogliere in maniera unitaria e saggiamente finalizzata - sporadicamente si fanno eco delle singole encomiabili iniziative (purtroppo non tutte e non tutte adeguatamente valorizzate come meriterebbero) che restano isolate e dimenticate e non riescono ad incidere nella "costanza" di un cammino che deve proseguire e non può fermarsi in ogni luogo come ci si ferma pochi minuti per riprendere fiato durante le escursioni in alta montagna. La salita fra le rocce o sui ghiacciai non è fatta di "soste" (pause), ma è sollecitata e sostenuta dalla ferma volontà di giungere in vetta e da ogni cima, poi, poter scendere con il "prosàc" carico di tanta rinnovata volontà per prepararsi ad affrontare altre salite che, anche quando si è vecchi, si sa tramandare a chi ci segue per mantenere intatto lo spirito "di salire". L'Excelsior che la SAT si è data emblematicamente proprio a Madonna di Campiglio - in Giudicarie e da parecchi Giudicariesi - rimane emblematico e vale per tutti e per ciascuno e ciascuna, indipendentemente dal salire verso le cime dei monti, poiché ogni individuo sta salendo verso la cima della propria esistenza e della stessa comunità in cui si vive e di cui si è parte integrante.
In questo maggio del 2018 - purtroppo assai piovoso, ma i bravi e saggi "vachér" non sono mai stati schiavi dei condizionamenti atmosferici! - mi trovo ancora a sognare l'incontro producente ed unitario di tutte le potenzialità tuttora fortunatamente vive in ciascun Giudicariese, in ciascun Ente pubblico, in ciascuna attività imprenditoriale, in ciascuna famiglia, in ciascuna persona di ogni età e condizione. Sogno e mi auguro l'incontrasi e l'operare insieme per far sentire che le Giudicarie - come tali e come popolazione compatta - esistono e vogliono essere conosciute, riconosciute e valorizzate e non in mano a qualcuno che le vuole isolare ancora di più e sfruttarle per scopi che non sono quelli delle antiche e sagge ed autonome "communitates giudicariesi" dei secoli passati - specie dal 1000 al 1800 - certamente caratterizzati da sofferte fatiche, ma secoli d'oro in fatto di autonoma saggezza di gestione in proprio: sia come singole persone che come vita comunitaria.

Quell'illuso del Musón