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La piazza dei Giudicariesi

Sogni di mezza estate in Giudicarie. Mi sembra di trovarmi in una trappola, schiavo di apparati provinciali, regionali, statali, europei che mi tengono prigioniero in una tagliola che non mi lascia correre sui miei prati ...

TRENTINO corsa copia
Mi trovo a sognare ad occhi aperti all'aprirsi dell'estate 2014 in terra di Giudicarie. Mi trovo in un paradiso terrestre allestito e tramandato dai miei Avi: ancora tutto intero, ancora tutto verde di selve, di boschi e di prati; ancora posseduto in comune col godimento degli Usi Civici; ancora percorribile senza confini innalzati fra catasto e catasto come se le Giudicarie, nel loro insieme, fossero ancora tutte "nostre" poiché ciascuno può percorrerle senza che nessuno glielo impedisca.

Un'oasi inconsueta che in altre Regioni e in altri Stati non ne esistono di eguali; un territorio posseduto e goduto in comune senza che nessuno sappia rendersene conto e senza capire che gli amministratori pubblici - Comune ed Asuc - devono conoscerlo, comprenderlo, conservarlo, difenderlo e renderlo sempre maggiormente redditizio a favore delle popolazioni che lo hanno reso abitabile e lo abitano e che hanno il diritto di goderlo appieno ma anche il dovere di doverlo conservare così come lo hanno - gratuitamente - ereditato.

Un'oasi incomparabile per le bellezze ambientali del paesaggio, che si trova attorno uno Stato ed una Provincia/Regione impegolati ed impegnati a stendere un'infinita rete burocratica che non lascia alle nostre popolazioni il diritto-dovere di continuare ad organizzarsi autonomamente come hanno saputo farlo per secoli e secoli dal 1027 al 1803. Poi sono arrivati, non certo desiderati né chiamati, gli "stranieri" - dai Napoleonici ai Francesi, dagli Austriaci ai Bavaresi, dagli Asburgici agli Italiani - che hanno voluto metterci le mani addosso senza riuscire ad incidere sulla costituzione naturale del nostro territorio, impedendoci burocraticamente di continuare a coltivare, ad organizzare e ad amministrare la propria terra con la nostra testa, con le nostre esigenze, con le nostre capacità senza offendere nessuno al di fuori dei nostri confini datici dal Padreterno: l'Adamello-Presanella da una parte, il Brenta e le Alpi Ledrensi dall'altra.

Mi sembra di trovarmi in una trappola, schiavo di apparati provinciali, regionali, statali, europei che mi tengono prigioniero in una tagliola che non mi lascia correre sui miei prati, passeggiare nelle mie selve, godere delle mie cime, bere l'acqua dei miei rii, raccogliere i mirtilli e le fragole fra i cespugli, ricercare qualche fungo nel sottobosco dei miei faggi. Mi sento addosso l'ombra di politici e amministratori lontani come persone, ma troppo vicini coi loro provvedimenti, che turbano la mia libertà, che mi impedisco nei miei movimenti, che mi soffocano obbligandomi ad andare di ufficio in ufficio mentre invece io vorrei correre sui miei sentieri che mi porterebbero in una miriade di angoli accoglienti e stupendi per i loro muschi e i loro licheni.

L'essere inserito in una provincia, in una regione, in uno stato, in una Europa del genere mi dà davvero la sensazione dell'affogato o dell'impiccato: mi sento la corda al collo o l'acqua alla gola oppresso e impaurito dalla prossima morte voluta a mio danno da chi non ha capito cosa vuol dire la immensa consapevolezza di chi si sente libero di vivere e muoversi sul territorio in cui è nato e che gli è stato approntato dalla saggezza degli avi che erano saggi per dote di Natura e non per un coacervo disordinato di leggi e di norme burocratiche.

Davvero mi sento soffocare perché mi sento non capito, non compreso, non ascoltato, non aiutato nelle mie esigenze e nei miei bisogni. Mi sento sempre più anche un isolato, un emarginato poiché ognuno è stato obbligato ad andare per la propria strada infischiandosene degli altri. Anche economicamente mi hanno relegato fra i nullatenenti, ossia fra individui nelle mie stesse condizioni che devono arrangiarsi per proprio conto a pensare a se stessi e non hanno né tempo né modo di pensare anche a me.
Che brutta mezza estate mi attende... L'altra mezza sarà più confortante? L'orizzonte non sembra, però, promettere rosee schiarite!

Quell'illuso del Musón

Commenti   

 
0 #2 marco 2014-06-05 07:15
La montagna nella sua immenstià è prigioniera di una casta di tecnocrati che la sta uccidendo, o meglio sta uccidendo l'uomo sulla montagna. Uccidono la vita economica di montagna. Scacciano l'uomo. Una grossa riserva anche su tutti gli aspetti retorici di animalisti e protezionisti tout court.
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0 #1 V. Vincenzo Di Turi 2014-06-05 00:47
BELLISSIMO!
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