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La piazza dei Giudicariesi

Comunità di Valle: totale fallimento? Dal blog di quell'illuso del Muson

Comunità-di valle delle Giudicarie

Mi ha colpito fra le "Lettere&Commenti", in l'Adige di lunedì 9 giugno, un intervento dell'avvocato Sergio De Carneri, già deputato e consigliere regionale, che richiama l'attenzione dei lettori e delle persone addette agli organi politico-amministrativi responsabili, sulla delicatissima posizione giuridica delle "Comunità di Valle", in quanto, secondo l'Autore, sarebbero già giuridicamente destinate al "fallimento in quanto incostituzionali".
È strano che sui quotidiani non appaiano mai possibili - e certamente avvenuti - incontri fra i responsabili dei singoli partiti e delle formazioni politiche, nonché degli Amministratori pubblici di competenza, ed i Centri storici di studio (tipo il Centro Bruno Kesler) e di Esperti in diritto al fine di discutere ampiamente ed a fondo sulle "riforme amministrative pubbliche" non solo alla luce delle proprie intenzioni e scelte politiche, ma pienamente rispondenti alla storia, come base di riferimento, e soprattutto rese possibili dalle norme giuridiche che dal codice napoleonico in poi rimangono determinanti e sostanziali in qualsiasi provvedimento che riguardi l'assetto della società, sia nel privato che nel pubblico.
Infatti De Carneri si richiama alla Corte Costituzionale italiana, rifacendosi chiaramente e storicamente alla Costituzione dell'impero austriaco del 1867, al ruolo della monarchia sabauda gravata dal fascismo dal 1918 al 1945, allo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige del 1948. Senza dubbio, anche se indirettamente, l'articolo si richiama certamente anche alle comunità medioevali trentine che, poi, i governi bavaresi, francesi ed austriaci hanno trasformato in Comuni, garantendone l'autonomia.

È una panoramica avvincente che proprio una personalità carica di una personale esperienza in campo politico ed amministrativo si prende carico di sottoporre all'attenzione dei lettori trentini, con particolare riferimento alla "attuale classe dirigente" che, secondo il dotto articolista, "dovrà rispondere nei confronti della collettività trentina del fallimento di una operazione che ha sconvolto la vita democratica del territorio".
Parole inusuali dette pubblicamente da un noto avvocato trentino e che, almeno per me, povero uomo qualunque, suonano davvero "amare", provando dentro di me contrasti infiniti, che non so se condivisi pure da tanti altri lettori del quotidiano trentino. Certamente l'articolo mette in luce quanto la "Comunità di Valle", come il "Comprensorio", siano stati e sono un qualcosa di rispondente alla storicità millenaria del Trentino, ma evidentemente da studiare a fondo e con i piedi per terra e con approfonditi indagini sia in campo storico che giuridico. Qualcuno afferma che ciò è stato fatto, ma l'opinione pubblica non ne è certo ad adeguata conoscenza.
Non mi rendo conto quanto sia opportuno ed adeguato questo mio interessamento, ma sono convinto che il problema "Comunità di Valle" sia di sostanziale validità, non solo per le Giudicarie, ma per tutto il Trentino e che, quindi, richiami prepotentemente l'attenzione di tutti i cittadini affinché sia impostato e possibilmente risolto nel migliore dei modi sia dal punto di vista storico-giuridico che sotto l'aspetto della sua efficienza e funzionalità sociale a favore dei convalligiani di ciascuna "praticamente indipendente" Vallata trentina.
Quell'illuso del Musón

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