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La piazza dei Giudicariesi

Riunificazione dei Comuni. Problema: denominazione. dal Blog di Quell'illuso del Muson

castel condino Giudicarie 

È ormai in atto la "fusione" dei Comuni; fenomeno che si era già presentato negli anni Trenta col regno d'Italia che ridusse i 63 Comuni giudicariesi austroungarici a soli 16 Comuni amministrativi (più il diciasettesimo della Valvestino aggregato poi nel 1934 alla provincia di Brescia).
Anche allora, come oggi 2014, si affacciò il problema della denominazione da dare al Comune che presentava la riunificazioni di vari Comuni. In particolare (anche se avevo solo otto anni) ricordo la situazione di Tione che fino a quel momento era limitato al solo toponimo del paese ormai unificato dalle secolari due comunità di "Bréune et Thione" . La polemica nacque fra i Tionesi doc che volevano che il nuovo Comune si denominasse "Tione in Giudicarie" (in contrapposizione al "Tione degli Abruzzi") e la fazione fascista che invece voleva "Tione di Trento", che ebbe il sopravvento dittatoriale.
Da altri documenti sono venuto a sapere dell'altra polemica sorta in Rendena fra la fazione che voleva "Comune di Pieve di Rendena" (come avevano scelto i 10 paesi della media valle del Chiese con la scelta del "Comune di Pieve di Bono) e la fazione che invece voleva conservare il già precedente toponimo di "Spiazzo": anche qui vinsero i fascisti.
Comunque, forse può interessare i Lettori anche di oggi ricordare la situazione uscita dalla riforma degli anni Trenta, con regi decreti che iniziarono nel 1928 e si completarono negli anni successivi. Li riassumiamo in ordine alfabetico:

  • Comune di Bleggio con capoluogo nella frazione di Santa Croce, che riuniva i Comuni di Bleggio Inferiore e Bleggio Superiore;
  • Comune di Bondo e Breguzzo modificato poi in Comune d'Arnò, che riuniva i Comuni di Bondo e di Breguzzo;
  • Comune di Condino, che riuniva i Comuni di Brione, Castello e Cìmego;
  • Comune di Lomaso con sede del capoluogo a Campo, che riuniva i Comuni di Comano, Campo, Lundo, Stumiaga e Fiavé;
  • Comune di Pieve di Bono con sede del capoluogo in Creto, che riuniva i Comuni di Agrone, Bersone, Cologna, Creto, Daone, Por, Praso, Prezzo, Strada;
  • Comune di Pinzolo con l'aggregazione dei Comuni di Carisolo, Giustino e Massimeno;
  • Comune di Ràgoli, con capoluogo Ràgoli, che riuniva i Comuni di Ràgoli, Preore e Montagne;
  • Comune di Roncone, con l'aggregazione del Comune di Lardaro a quello di Roncone;
  • Comune di San Lorenzo in Banale, che riuniva i Comuni di San Lorenzo in Banale, Andogno, Dorsino e Tavódo;
  • Comune denominato " Spiazzo" con capoluogo nella frazione omonima, che riuniva i Comuni di Borzago, Fisto e Mortaso;
  • Comune di Sténico con l'aggregazione dei Comuni di Premione, Sclèmo e Villa Banale;
  • Comune di Storo, con l'aggregazione dei Comuni di Darzo, Lodrone e Bondone a quello di Storo;
  • Comune di Strembo, con capoluogo Strembo, con la riunione dei Comuni di Strembo, Bocenago e Caderzone;
  • Comune di Tione di Trento, con l'aggregazione dei Comuni di Bolbeno, Zuclo e Saone al Comune di Tione che assumeva la denominazione di «Tione di Trento»;
  • Comune di Vigo Rendena con l'aggregazione dei Comuni di Darè e Pelugo al Comune di Vigo Rendena;
  • Comune di Villa Rendena con l'aggregazione dei Comuni di Iavrè e Verdesina al Comune di Villa Rendena.

Negli anni Trenta la prepotenza della dittatura sovrastava la volontà delle popolazioni locali, per cui le denominazioni dei nuovi Comuni erano stata imposte d'autorità, anche contro la volontà dei cittadini delle varie località interessate. Oggi, invece, ci si trova di fronte ad una conclamata e libera "democrazia" , la quale dovrebbe ascoltare le scelte che vengono presentate in quanto volute dalla "base maggioritaria". Tuttavia si ha sentore di qualche perplessità per una "unanimità" piuttosto limitata/ristretta. Anche le ultime scelte di "San Lorenzo-Dorsino", "Valdaone" e "Borgo Chiese" non sembrano appagare il giudizio specialmente degli appassionati ed esperti di toponomastica.

Tuttavia, sembra che le decisioni "prese" non in sede ufficiale ma finora solo fatte circolare dai mezzi di comunicazione, avranno ancora la possibilità di trovare le opportune sedi giuridiche di competenza, per cui le decisioni definitive da tradurre in legge siano al momento ancora materia di possibile discussione.
È forse il caso di suggerire ai cittadini - specialmente a quelli dei singoli Comuni destinati ad essere abrogati e destinati a scomparire dalla nomenclatura ufficiale - di rendersi parte attiva nel concorrere alla ricerca di denominazioni di identità favorevoli a farsi sentire presenti in toponimi (anche indiretti) che facilmente dovranno durare per sempre.

Quell'illuso del Musón

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