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La piazza dei Giudicariesi

Fra allerta... e costante ordinario impegno

Feriti soccorsi all esterno del tribunale di Milano  subito dopo la sparatoria

I fatti dell'ultimo "improvviso/inatteso" attacco al tribunale di Milano mi portano a riprendere in considerazione una constatazione che ormai in tanti anni ho accumulato in me e che mi martella in testa: ossia il comportamento degli enti pubblici – a tutti i livelli, dal più piccolo dei Comuni ai ministeri ed al governo nazionale – di fronte alle calamità ed ai "grandi eventi". Quando vi è lo "straordinario" tutti si mettono sulla "allerta" o la lanciano in tutte le forme possibili allarmando la gente, anche magari fuori luogo. Passato l'allarme, spento l'incendio, cessata l'inondazione, fermatasi la frana o la valanga... tutto tace ed ognuno torna a mettersi tranquillamente a fare i fatti propri in piena sicurezza poiché ormai non sta accadendo nulla di allarmante... e non ci si pensa più.
A mio avviso manca quella che nei Comuni si chiama "ordinaria amministrazione" e che nell'ambito di qualsiasi Ente pubblico dovrebbe chiamarsi "ordinaria allerta". Ossia: come nei Comuni tutti i giorni bisogna essere attenti e presenti nella ordinaria amministrazione, così a tuti i livelli sociali si dovrebbe essere in "costante allerta" poiché l'imprevisto può accadere in qualsiasi istante, e non solo quando viene previsto dal meteo o per qualche inesplicabile causa... ma prevedibile! In Giappone il terremoto si aspetta in qualsiasi minuto del giorno, per cui l'allerta è lì, in tutti, giorno e notte.
In un paese o in una città il tombino che perde, la buca sul marciapiede, il cornicione che crolla, l'ufficio che non funziona sono cose di tutti i giorni e non hanno bisogno di esser allertate, ma bisogna sentirsi allertati perché il cittadino deve essere tempestivamente "servito" e messo al sicuro. Così il servizio di guardia al tribunale: non occorreva essere allarmato per prestare attenzione a chi entrava ed usciva, ma doveva essere allertato in qualsiasi istante ed in qualsiasi persona indipendentemente dallo straordinario. Gli incidenti in casa e sul lavoro avvengono, il più delle volte, per "disattenzione"; ossia perché non si è sull'allerta, come invece bisogna costantemente sentirsi determinati ad esserlo.
Se ciascuno fosse costantemente presente al proprio posto in società, e sempre con il massimo impegno e con la massima attenzione, tanti fatti "sorpresa" non avverrebbero, perché si sarebbero evitati attraverso la prevenzione avendo provveduto con quello che si è fatto prima perché doveva essere fatto e non perché era accaduto qualcosa che ci obbligava a "riparare". Un mio dotto educatore ci diceva sempre: «Il peccato più grande è quello di "omissione" perché non può più essere "riparato"». E parlava della propria preparazione che doveva tener presente tutto ciò che ciascuno avrebbe dovuto fare nella vita, nel proprio posto in società, accumulando preventivamente studi, nozioni, comportamenti che gli sarebbero venuti necessari nell'essere "a servizio" degli altri chissà dove e chissà quando.
Anche nella pubblicità in corso in questi mesi, che ci portano alle elezioni comunali, si assiste allo sbandieramento dello "straordinario" e nessuno mette in programma l'attenzione alle piccole incombenze ed alle giornaliere risposte che si devono dare a ciascun cittadino ed in ogni ambito della vasta gamma dei servizi pubblici. Un buon amministratore pubblico è tale, e sarà ricordato tale, se si fa sentire vicino - con le diversificate forme e persone - a ogni cittadino giorno per giorno, e non se ha fatto costruire un ponte o una palestra o chissà che altra opera "straordinaria"!
Tornando a Milano: il piangersi addosso e sempre e solo "dopo quanto è successo"... è una palese povertà di preveggenza e della mancanza di una costante "allerta" che ognuno deve sentire in se stesso, qualsiasi compito gli spetti.
m.a.m.

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