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La piazza dei Giudicariesi

70 anni fa: gli infausti giorni d'agosto del 1945

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Sono già trascorsi 70 anni da quegli infausti giorni d'agosto rimasti nella storia come i più tremendi, i più indimenticabili, i più destabilizzanti dell'intera Umanità; una data fatale che ha diviso la storia nettamente in due parti: prima dell'atomica (ante 1945) e dopo l'atomica (post 1945). E pare che gli Uomini non siano ancora stati capaci di rendersi conto della gravità della situazione e delle possibili apocalittiche conseguenze per la vita stessa dell'Universo. Oggi – agosto 2015 – la maggior parte dei massmedia (carta stampata e radiotelevisioni), in tutt'altre faccende affaccendati, sembra che si siano limitati a pubblicare ed a descrivere soltanto alcune brevi note (con qualche fotografia di cronaca) evidenziando quasi unicamente la presenza degli inviati "speciali" quali rappresentanti ufficiali alle cerimonie commemorative del 6 agosto a Hiroshima e del 9 agosto a Nagasaki. E sui giornali qualche articolo solo commemorativo senza entrare nella gravità delle persistenti conseguenze e dell'incombente pericolo. Chernobyl (26 aprile 1986) e Fukushima (11 marzo 2011) sono lì a rendere testimonianza "attiva". Troppe poche e limitate cose – a mio avviso – in confronto al gran chiasso che si è soliti fare per altri avvenimenti e in altre occasioni, poiché si ha l'impressione che ci si stia dimenticando che quelle date (6 agosto a Hiroshima e 9 agosto a Nagasaki) hanno costituito i veri giorni dell'Apocalisse, in cui l'uomo ha osato infrangere le ferree leggi della creazione, mettendo sotto i piedi dell'Umanità una vera e propria mina vagante, capace di distruggere il mondo. Ed infatti, ancora oggi, chi possiede gli arsenali di bombe atomiche non fa nulla per poterli o volerli smantellare, anche se fanno sforzi enormi (interessati?) affinché altri non ne vengano in possesso.
In quell'agosto del 1945 mi trovavo in Giappone, da pochi mesi rinchiuso in un campo di concentramento per stranieri (civili e religiosi), nell'isola meridionale di Kyushu, nella provincia di Kumamoto, nella stazione termale di Tochi-no-ki, in fondo ad una vallata vulcanica alle falde del monte Aso (il vulcano più grande del mondo, alto 1500 metri, dall'enorme cratere spento dal diametro di 20 chilometri, e dalla circonferenza di 128 chilometri), a qualche decina di chilometri, in linea d'aria, da Nagasaki. Niente radio, niente giornali, niente posta, niente comunicazioni col mondo esterno; soltanto rare e mascherate notizie a voce dei bombardamenti ormai quotidiani (di giorno e di notte) su tutte le città del Giappone. Ricordo che in un solo bombardamento aereo notturno a Tokyo del 10 marzo (rimasto famoso come il "sangatsu-toka") si erano avuti più di trecentomila morti.
Le notizie dei bombardamenti di Hiroshima (6 agosto) e di Nagasaki (9 agosto) giunsero a nostra conoscenza con parecchi giorni di ritardo; per giorni e giorni, per non dire settimane, gli stessi Giapponesi non furono a conoscenza di quanto era avvenuto: si diceva soltanto che in un solo istante erano rimaste uccise migliaia di persone, ossia meno di quante ne rimanevano vittime durante un "normale" bombardamento aereo dei famigerati B29 o B24. Con la differenza che, mentre durante i bombardamenti aerei le vittime (per la maggior parte civili: donne, vecchi e bambini) rimanevano o uccise, o ferite o mutilate poiché rimanevano colpite da bombe dirompenti seguite da quelle incendiarie nel giro di parecchie ore, nel caso delle due atomiche non vi era stato alcun bombardamento, ma solo una gran fiammata incendiaria piombata giù silenziosamente dal cielo improvvisa e catastrofica compiendo in un solo istante uno scempio imprevedibile e disastroso non ancora finito. In una annotazione storica del 15 agosto 1945, trovo scritto: «Sulle due bombe atomiche, sganciate su Hiroshima e Nagasaki, la popolazione (sia giapponese, che americana e mondiale) non aveva ancora chiara conoscenza di che cosa fosse avvenuto. Le notizie date dai giornali dicevano soltanto: "Nuovo tipo di bomba. Danni non ingenti!"».
Noi ancora internati fino ai primi di settembre in campo di concentramento, avemmo le prime notizie generiche sull'atomica di Nagasaki da alcune persone che dopo la dichiarazione di pace del 15 agosto, vennero a trovarci ed a raccontarci quanto avevano vissuto in prima persona quell'orribile esperienza e che poterono raggiungerci a Tochi-no-ki nei primissimi giorni dopo la resa del Giappone. Però anche loro non sapevano nulla di certo; poterono raccontarci soltanto la loro diretta esperienza e quel poco che la stampa e la radio (drasticamente censurata ed in mano del governo militare) stava centellinando le notizie che, nel contempo, giungevano anche da fonti americane, pur esse prese all'improvviso senza dati allora certi sull'accaduto, perché tenuto in assoluto segreto per chiunque. Alcuni di quei giovani che vennero a trovarci, usciti vivi dalla seconda atomica di Nagasaki, e rimasti salvi non sapendo neppure loro come anche se direttamente colpiti dalla fiammata, ci raccontarono che avevano visto un raggio intensissimo di luce caldissima che aveva incendiato immediatamente ogni cosa che aveva incontrato, mentre qualche attimo dopo era giunto un fortissimo spostamento d'aria che aveva sconquassato case ed ogni altra cosa che già era in fiamme. Qualcuno dei sopravissuti dalle fiamme aveva avuto il tempo e l'accortezza di gettarsi in tempo dalle finestre quando tutto intorno non era che una massa di fuoco. E questo senza alcun preavviso, senza rumore, nel silenzio assoluto di una normale giornata lavorativa: si era udito soltanto il sordo rumore lontano di un aereo ricognitore ad alta quota, che ormai solcavano il cielo del Giappone giorno e notte. Poi... nell'immane rogo i morti sul colpo, i sopravissuti che cercavano di salvarsi dalle fiamme senza rendersi conto perché erano ancora vivi, e i numerosi corpi straziati nelle case e per le vie, dalle profonde bruciature e ferite senza sapere che cos'era accaduto e senza neppure sapere a quali medicamenti ricorrere. Ed ancora tutti ignari di quanto era accaduto, e senza poter affidarsi ai mezzi di salvataggio ormai fino ad allora usati normalmente contro i continui bombardamenti aerei. Una sostanziale differenza dalle situazioni vissute fino ad allora durante gli ormai giornalieri bombardamenti "normali" con bombe o a scoppio o incendiarie.
Che cosa avesse causato quell'immenso caos di morte – ovvero perché e come erano state fatte scoppiare le prime due bombe atomiche della storia – lo si venne a sapere molto tempo dopo (in seguito alla resa incondizionata del 2 settembre), ed il tutto centellinato all'inverosimile. Infatti sia in Giappone, come nel resto del mondo, si venne a conoscere che cosa fosse stata davvero la bomba atomica solamente con l'andare del tempo; ed ancor oggi tante e troppe cose sono rimaste sconosciute e nascoste o nei segreti di stato o nelle ipotesi degli scienziati. Le stesse testimonianze dei sopravvissuti di Hiroshima e di Nagasaki non poterono che limitarsi a raccontare solo la loro personale e singola tremenda esperienza, completamente differente l'una dall'altra, e che rimaneva viva giorno per giorno negli ammalati colpiti dalle radiazioni che ne sentivano e ne sentirono gli affetti solo col passare del tempo.
La cosa più dolorosa che colpì gli stessi Giapponesi fu il fatto che, mentre i sopravvissuti dai bombardamenti a tappeto sopravvivevano o sani e salvi o con ferite curabili e mutilazioni di puro carattere chirurgico, per i sopravvissuti dei due bombardamenti atomici cominciò un calvario che portò (e sta portando ancora) o a sofferenze indicibili e incurabili o a lunghe e dolorose odissee ospedaliere, oppure a morti improvvise senza saperne o prevederne le cause accertate. Le stesse persone che sembravano sane sono vissute (e vivono ancore nelle generazioni che nascono dai "colpiti" delle radiazioni nucleari) con la paura di conseguenze sconosciute sulla loro salute; è una lunga vera e propria "via Crucis" che non è ancora finita, né per i malati né per i sani. Ancor oggi negli ospedali e in molte case si vive l'incubo dell'incertezza per il domani, e negli stessi neonati non si sa ancora quali conseguenze si avranno per la loro esistenza e per la loro sopravvivenza. Lo stesso dicasi per l'ambiente naturale (vegetale e animale) e per le produzioni agricole, come tremendamente insegnano ancora anche le disastrose e non finite disavventure di Chernobyl (26 aprile 1986) e di Fukushima (2013).
Certamente gli Occidentali hanno i loro motivi per non dimenticare Pearl Harbor e neppure gli orrori e le barbarie dei militari giapponesi nella guerra del Pacifico perpetrata con ferocia da una potenza politico-militare tronfia della sua imbattibilità e della sua prepotenza di voler dominare tutto il mondo; ma non si possono ugualmente dimenticare i Giapponesi, soprattutto i civili, che hanno subìto, senza poterli distruggere mai dai loro ancora vivi ricordi, i lugubri ed insistenti bombardamenti aerei e soprattutto le due atomiche di Hiroshima e di Nagasaki: un'esperienza terribile che non troverà mai alcuna spiegazione ragionevole, poiché sono stati eventi che hanno coinvolto la povera gente di tutti i giorni, ovvero una popolazione inerme colpevole soltanto di aver avuto dei governanti guerrafondai.
I miei ricordi si soffermano soprattutto sulla grande dignità di una popolazione capace di soffrire senza gridare, senza ribellarsi ad un "destino" che l'ha obbligata ad affrontare per secoli e millenni le difficoltà di una territorio flagellato annualmente dai tifoni e dai maremoti, continuamente sconquassato dai terremoti, troppo spesso vittima di sopraffazioni da parte dei vari signorotti locali (daymyo) presenti coi loro agguerriti samurai per secoli anche su quelle isole. Gente che ha saputo soffrire con una forza d'animo che, per noi Occidentali, ha dell'inverosimile, paragonabile, in parte, a quel saggio affidarsi ai voleri della Provvidenza, che il vero Cristianesimo ha saputo e sa infondere ai martiri di ogni tempo, come ai personaggi di manzoniana memoria ed ai nostri avi trentini nei secoli della povertà. Mi ha sempre impressionato il grande "silenzio" di diseredati di tutto, in lunghe file alla ricerca di cominciare sempre tutto da capo. Il silenzio delle immense adunate pubbliche. Il silenzio del raccoglimento nei templi; il silenzio frutto di dominio di sè e di intima meditazione. Un silenzio nel dolore di vittime innocenti sotto il ferro e il fuoco che sono piovuti dal cielo con una intensità di cui noi Occidentali non possiamo avere idea. "Gente comune", quella che quotidianamente compie il proprio dovere, quella che fatica a vivere, quella che costruisce l'umanità... mentre i "potenti" del momento approfittano della loro onestà di vita e della loro sofferta sottomissione.
Forse... il continuo ed incancellabile ricordo dell'atomica può inoltrarci soprattutto a considerazioni che non si fermino soltanto a "guardare e commemorare il passato" (specie le guerre) una volta all'anno o in occasione dei centenari; resta inevitabile l'avvertimento a renderci conto che, senza qualche valida "sterzata", sia il Mondo, il Giappone, l'Italia e il Trentino stesso si trovano davanti a baratri in cui l'Umanità dovrà sprofondare subendo amaramente drammi – in un certo senso – forse peggiori di quelli vissuti dalla preistoria fino al presente, ed oggi ricordati nel settantesimo anniversario delle tragedie bibliche di Hiroscima e di Nagasaki.

Tione in Giudicarie, agosto 2015.

Mario Antolini Musón



Il Salesiano italiano mons. Cimatti in Giappone, in quell'agosto a Tokyo ha lasciato scritto:

Tokyo, 15 agosto 1945.

Deo gratias! Tutto il Giappone ascolta a mezzogiorno di oggi la parola di S. M. l'Imperatore, che ordina la cessazione delle ostilità. Dopo la furiosa tempesta, dopo lo straziante naufragio, brilla anche sul cielo del nostro Giappone l'arcobaleno della pace. Oh, con qual gioia si eleva il bel canto della Chiesa: "Gaudeamus omnes in Domino" per onorare la Vergine, nostra cara Madre, nel giorno del suo trionfo in Cielo, coincidente con questa data che rimarrà certo fra le più notevoli nella storia dell'Impero. L'otto dicembre 1941, festa dell'Immacolata, data centenaria dell'inizio dell'Opera salesiana, fu pel Giappone l'inizio della terribile guerra. Oggi, 15 agosto, festa dell'Assunzione, anniversario del genetliaco di Don Bosco, giunse l'annuncio della cessazione delle ostilità. Maria volle dare in questo giorno al popolo giapponese il più bel regalo che tutti domandavamo. Oh, davvero "Gaudeamus in Domino"... Alla rinascita della Chiesa cattolica in Giappone, perseguitata con larvate ma crudeli vessazioni in questi ultimi anni, il Signore ha domandato il sacrificio della maggior parte della cristianità della città di Nagasaki – parrocchia Urakami – che contava tanti discendenti degli antichi cristiani del tempo delle persecuzioni. Quasi 10.000 di questi perirono per la micidiale bomba atomica! E venne la pace! Ed ora bisogna ricostruire.
Ven. don Vincenzo Cimatti

DA: VINCENZO CIMATTI. L'autobiografia che Lui non scrisse. A cura di don Gaetano Compri sdb. Prefazione di don Pasqual Chavez, Rettore Maggiore dei Salesiani. Editrice Elledici, Torino, 2010. Stampa: Antolini Tipografia, Tione di Trento. F.to 14,8x21, pagg. 544; illustrato. € 15,00.

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