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La piazza dei Giudicariesi

Periferie troppo spesso ignorate dalla comunicazione. Trento continua a fare i propri interessi... Dal Blog di Mario Antolini Muson

giornali trentino

Proprio nel momento storico in cui la "comunicazione" è diventata l'asse portante del contesto sociale, ho l'intima ed oggettiva convinzione che la società giudicariese - (e non essa sola come "periferia") - viva non solo alla periferia dei confini geografici del territorio provinciale, ma anche alla periferia della tempestiva e costante presenza sugli strumenti informativi: quotidiani, periodici, radiotelevisioni, testate online e web. Già parecchi anni fa scrivevo: «Nel campo dell'informazione, la periferia è abbandonata a se stessa e Trento continua a fare i propri interessi senza rendersi conto che la periferia ha "altro e molto da far conoscere = da comunicare ed anche molto da conoscere = di cui dover essere informata».
Una convinzione che, nei miei ormai quasi 70 anni di corrispondente-pubblicista dalle e per le Giudicarie, è tuttora più che reale e che mi è ancora costantemente riconfermata dai colloqui che, fortunatamente, mantengo sia con alcuni degli attuali informatori delle Sette Pievi, sia con altre persone locali impegnate, sia in campo amministrativo, che produttivo e soprattutto associativo. Essere ascoltati ed accettati dalle testate provinciali come "voci delle e dalle Giudicarie" è stata, e rimane, una fatica e quasi una lotta continua. Ho quasi sempre avuto (e tuttora mi è rimasta) la sensazione che nelle Redazioni, specie dei quotidiani, si persiste nel ragionare in nome del giornale sempre con una visione centralizzata; sembra, cioè, che la periferia serva soltanto per la "cronaca nera", usufruendo delle pagine delle Valli unicamente per scopi economici di vendite e non per farsi portavoce tempestiva e competente di tutti i reali problemi e per tutti i veri e sentiti "fatti nostri". Per i Giudicariesi, i Nonesi, i Solandri, i Valsuganoti, i Primieroti e tutte le altre oggi "Comunità di Valle" non c'è mai spazio sufficiente, né si hanno specifici, fissi e ben pagati "addetti ai lavori"; si continua ad approfittare del libero Volontariato di persone che si rendono disponibili a scrivere - senza una ben chiara posizione professionale e giuridica - quando vogliono, quello che vogliono o quello che possono, e solo quando hanno il tempo di farlo, ovviamente con a disposizione solo gli spazi preordinati dal centro ed in numero di battute ben definite. Rarissimo l'invio di "inviati speciali ad hoc" (professionisti qualificati), se non in occasione di disgrazie e scandali, ossia solo per la "cronaca nera".

Tuttavia, questa lacunosa situazione al "centro", ha un risvolto negativo anche nella stessa periferia, certamente accentuata in Giudicarie. Il "mancato ascolto" a Trento può avere la sua ragion d'essere, ma va anche denunciata l'amara constatazione - proprio in Giudicarie – che enti e privati, mondo associativo, mondo del lavoro, mondo economico produttivo, mondo cooperativo, mondo impegnato nel sociale, mondo assistenziale e sanitario e lo stesso mondo ecclesiastico... solo raramente sanno rendersi conto che non basta "fare", ma che specie oggi è necessario "far conoscere" che cosa si fa, in particolar modo a coloro per i quali lo si fa. L'impegno che si pone nel fare - ed in Giudicarie si fa davvero tanto, sia nel pubblico che nel Volontariato ed in tutti gli altri settori – oggi è diventato un imperativo del rendersi diretti "informatori" avvicinandosi, tempestivamente, costantemente ed esaurientemente, all'opinione pubblica (= tutti i Cittadini) attraverso una peculiare ed adeguata informazione.
Non basta dire che la società sta cambiandosi od è cambiata; bisogna agire di conseguenza obbligando ciascuno agli impegni che qualsiasi tipo di professionalità o di impegno sociale richiede. Fino a poco tempo fa erano le "testate " dei quotidiani che si davano da fare per cercare il materiale utile da pubblicare. Oggi, invece, sono le singole persone o gli enti e settori operativi, pubblici e privati, che hanno bisogno dei mass-media per farsi sentire, per far conoscere ciò che stanno facendo. Compito non facile e impegnativo: ma questa è l'unica strada per emergere. L'eremita ed il misantropo possono ancora vivere senza comunicazione; chi invece deve operare deve farsi sentire e trovare i necessari spazi nella comunicazione. Quindi occorre rendersi presenti là dove le "notizie" vengono confezionate per essere diffuse; esserne assenti vuol dire ancor di più essere dimenticati e, conseguentemente, essere lasciati nell'indifferenza, emarginati ed abbandonati a se stessi.
Il corrispondente periferico di paese o di zona non può sapere tutto e in maniera tempestiva; anche lui, nel suo piccolo, ha bisogno di essere informato, di essere, cioè, aiutato a conoscere il meglio possibile (documentazione, attualità, tempestività eccetera) quanto si vuole che la gente sappia e soprattutto "debba sapere" nei tempi adeguati. Purtroppo (e parlo per esperienza personale) i Giudicariesi non sono mai stati propensi a darti una mano in questo settore; in modo particolare gli Enti pubblici ed ecclesiastici, sempre avari e restii a metterti a disposizione il materiale e le informazioni necessarie. Anche gli altri settori (produzione, turismo, commercio, cooperazione, volontariato) non è che brillino in "aiuti capillari e costanti", tanto è vero che chi segue la carta stampata ed i servizi radiotelevisivi, specie nelle rubriche di pura informazione (avvenimenti, iniziative, orari eccetera), constatano giornalmente che le voci riguardanti tutti i 120 centri abitati delle Giudicarie sono sempre sporadiche e, per molte località, addirittura del tutto mancanti.
È risaputo che – di fronte all'opinione pubblica - oggi non vale quanto viene fatto, ma quanto viene conosciuto. Ed il far conoscere (comunicare) è specifico compito di chiunque operi nel contesto sociale, ma va fatto servendosi della specifica professionalità specializzata nell'ampia diaspora delle forme informative. Si pensi, per esempio: ai comunicati stampa, alla pubblica amministrazione, alla pubblicità, alle programmazioni di qualsiasi tipo, al turismo, ai necrologi, alla presenza nei settori specifici (industria e artigianato, commercio, medicina, socialità, accoglienza alberghiera, sport, cultura, politica, amministrazione pubblica, ricreazione, Imprese, Ditte, Comuni, Comprensorio, Bim, Terme di Comano, Apt, Consorzi Turistici, Pro Loco, associazioni varie, ecclesialità eccetera). Tutta quanto avviene nell'ambito della vita sociale ha estremo bisogno di farsi conoscere e di essere conosciuta per essere valorizzata. Per questo, nelle Giudicarie si sente l'effettivo bisogno di un'azione unitaria coordinata per avere, nel settore dei mass-media, un Servizio d'Informazione di tutto rispetto e di altissimo livello professionale.

Quell'illuso del Musón

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