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La piazza dei Giudicariesi

Autunno giudicariese 2016... in espansione? Dal Blog di Quell'Illuso del Muson

festa delle associazioni Bersone

Settembre 2016. Si sta concludendo l'estate: le ultime Sagre concludono le annuali feste paesane, le vacche sono già scese dalle malghe, la quotidianità riprende il ritmo della normalità dopo che il rinnovato Volontariato - sempre attivo e creativo e costantemente ringiovanito - ha animato infinite manifestazioni in ogni vallata e su ogni montagna. Un Volontariato, anima di ciascuna comunità, che ha esaltato una vivacità ed una intraprendenza sempre più razionale e coordinata, retto da rinnovato entusiasmo e da generosa disponibilità, nella costante ricerca del giusto equilibrio sociale fra divertimento e cultura, fra lo stare insieme ed il crescere insieme.

Pur nella singolarità delle diverse località di aggregazione, mi sembra di poter percepire una più accentrata proiezione di aggregazione giudicariese; ossia, un progressivo avvicinamento fra le popolazioni predisposte e sollecitate a compenetrarsi a vicenda in modo tale da riuscire ad apparire identiche ed unite non solo sui libri di storia, ma ad esserlo concretamente nella quotidianità vissuta, così da giungere a quel "gróp" di cui tutti sentiamo la pressante ed urgente necessità.

Mi permetto - dai miei troppi 96 anni - poter guardare le Giudicarie non più e non solo con gli occhi dei geografi e degli storici, nella loro singolare unità storico-geografica, ma a considerarle nella loro realtà umana del terzo Millennio, con le barriere che le hanno tenute fuori dal mondo per secoli, e che ora sono state ormai spezzate e spazzate via da una immersione comunicativa che le hanno definitivamente inserite nell'universo grazie alle strade incise sul terreno lungo le vallate ed al presente e persistente aere telematico che ha reso le persone di ogni terra le une vicine alle altre.

Perciò dovrebbero essere finiti i tempi in cui la Rendena non comunicava col Chiese, e il Bleggio non riusciva a superare la Sarca verso il Banale o la Duina verso il Lomaso; dovrebbe essere terminata l'epoca in cui il turismo invernale di Madonna di Campiglio sembrava rifiutarsi di sposarsi con le acque della terme di Comano; ed ancora dovrebbe essere del tutto scomparsa l'abitudine di tirarsi i sassi tra abitati e frazioni confinanti. Altra considerazione mi porta a rilevare che è propria di una razionale impostazione e componente solo delle epoche storiche l'aggregazione dei centri abitati prima in Pievi, poi in Communitates, poi in Comuni amministrativi moderni attraverso le esigenze ed i condizionamenti del tempo. I mezzi di comunicazione e la continua diversità dell'economia rendono il bisogno di aggregazione continuamente diverso, per cui se le Sette Pievi sono all'origine dello stare insieme dei primi Giudicariesi, e i 65 Comuni sotto il dominio austroungarico erano dovuti dall'impossibilità di una adeguata comunicazione viaria che raggiungesse anche ogni piccolo villaggio, oggi l'impellente necessità oggettiva di aggregazione amministrativa si fa più stringente perché lega alle stesse trasformazioni progressivamente in essere - anche tecnologiche – e che sono proprie di questo già ormai inoltrato terzo Millennio che sta sconvolgendo e trasformando non solo la vita dei singoli ma dell'intera società e della stessa Umanità.

Le nuove stagioni stanno vivendo, anche in Giudicarie, l'avvio delle nuove Amministrazioni pubbliche impegnate ad unire ciò che va unito, senza nulla togliere a ciò che era ed è diviso e diverso. Un lavoro di composizione unitaria che presuppone delicatezza, sensibilità ed avvedutezza, ma che può e deve procedere verso una fusione antropologica e sociale capace di portate all'unità/identità tutto ciò che può e deve essere convergente verso le stesse finalità, pur rispettando la singolarità delle comunità storiche. Un delicato lavoro di tessitura e ricamo come il dover costruire una buona ed efficiente società nel pieno e dovuto rispetto della identità singolare di ciascuna persona.

I pessimisti prevedono un avvenire piuttosto bigio se non addirittura nero. Io, invece, quest'oggi, ripassando con la mente tutto il succedersi delle creazioni e delle manifestazioni poste in essere in tutte le Giudicarie, dalla primavera all'autunno, dalle libere forze del vivacissimo Volontariato da Campo Carlomagno al Càffaro, da Tione al Limarò e da Nèmbia al Ballino, mi brillano gli occhi intravedendo un territorio limitatissimo come le Giudicarie capace di costruire e realizzare in pochissimo tempo un paradiso terrestre in miniatura, in cui trentaseimila persone sanno stare bene insieme, strette in un unico abbraccio dalle infinite potenzialità affettive, familiari, operative, economiche, amministrative, comunitarie e sociali.
Quell'illuso del Musón

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