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La piazza dei Giudicariesi

Cronaca nera e... rispetto della persona! Di fronte alla sofferenza ci si deve soltanto inchinare in riverente silenzio. Dal blog di quell'illuso del Muson

police crime szene towel 1

Ancora una volta le Giudicarie in prima pagina e con altrettante pagine interne con titoli a tutta pagina e caratteri in evidenza, non già per trattare di uno dei tanti problemi che riguardano il nostro territorio – e sono tanti e tanti e tutti di estrema necessità e tempestività – ma solo per occuparsi di una caso di "cronaca nera" - avvenuto nel Lomaso, nelle Giudicarie Esteriori - che riguarda solo i componenti di una famiglia che oggi si trova nell'affanno e nel dolore, fortunatamente in una comunità che le si è stretta benevolmente attorno. Un fatto di cronaca che non ha nulla di necessariamente ripercuotibile sulla società, se non motivi di spettacolarità e di morbosa curiosità per accontentare un pubblico ancora incapace di voler conoscere soltanto il bene e il buono perché soltanto propenso a saziarsi dell'effimero e dell'ignobile e, conseguentemente, solo fonte di guadagno per chi se ne impossessa e ne fa uso unicamente a fini commerciali, ossia solo per "vendere" giornali e riviste o servizi radiotelevisivi: se dietro ad ogni fatto di cronaca non ci fosse "un euro" nessuno parlerebbe mai di certi eventi sempre dolorosi per chi ne è protagonista e per quanti ne vengono direttamente e anche indirettamente coinvolti. Spiace il dirlo ma è la pura realtà, anche se non la si vuol dire e tanto meno ascoltare; fortunatamente la libertà del web e delle testate online sono finalmente a disposizione senza bavagli e senza ragioni di spazio.
Approfitto dell'ospitalità di questa testata giudicariese online per esprimere il senso di riprovazione e di rammarico provato da me e da tanti convalligiani nel dover leggere quanto i giornali hanno voluto caparbiamente andare a sondare in merito ad un atto di pura incoscienza di un povero ragazzo ammalato, che ha ferito il proprio padre. Un tragico evento, ovviamente, ma avvenuto in un famiglia a tutti sconosciuta - se non ai vicini di casa - e mai presa in considerazione da nessuno; una famiglia che è vissuta come tutte le altre ottemperando ai propri doveri nella società, senza mai turbare nessuno. Ed improvvisamente ecco il "fatto di sangue" sul quale i soliti massmedia sempre affamati di possibili "guadagni" - (aumento delle vendite dei quotidiani, ed aumento degli ascolti) - si sono gettati, come un'aquila o un falco si gettano sul corpo di un povero camoscio travolto e ferito da una valanga.
È doloroso - e almeno per me irrazionale - constatare la presenza di un giornalismo che si addenta sulla preda, ossia su ogni fatto di sangue, con un accanimento che ha del sadico nel voler saper tutto, nel voler dire tutto, nel voler commentare tutto senza tener conto del concetto di "persona" che è insito negli individui coinvolti nell'evento del giorno. Si percepisce chiaramente che chi scrive sulla carta stampata o parla in radiotelevisione non ha alcun verso discernimento e conoscenza del concetto di "persona" quale elemento centrale del creato anche nella sua individualità: non si rendono conto, certi giornalisti, che non stanno parlando di sassi o di monumenti o di quadri o di un oggetto inanimato, ma di donne e di uomini vive e vivi ed autonome ed autonomi, venute e venuti al mondo col proprio intoccabile dna e che vanno rispettate e rispettati nella loro essenza e nel loro essere perché nessuno ha diritto di "sporcarle o di sporcarli" con insinuazioni, col sentito dire, con quella generica superficialità che, spesso, porta anche in tribunale per avere una eventuale riabilitazione dopo anni ed anni di dolorose incomprensioni e maldicenze, se non addirittura in conseguenza di bugie e di falsità.
Ai miei colleghi dell'informazione ho sempre chiesto: «Se colui o colei di cui stai scrivendo fosse tua moglie, tuo padre, tuo fratello, tua sorella o il tuo più intimo amico o la tua più amata compagna... scriveresti le stesse parole che stai scrivendo? Andresti a scovare le informazioni anche amare di cui ti fai bello di averle scoperte, o le foto anche opinabili che hai magari nascostamente trovato?».

Nessuno mi ha mai saputo rispondere. Anche come professionista mi sono sempre rifiutato di collaborare con gli amici della "nera" che insistevano affinché mi muovessi in tutte le direzioni; per me il "fatto in sè" era e stava come una oggettiva constatazione e non si poteva e non si può non vedere e non sentire, ma gli individui coinvolti sono e restano ben altra cosa - ossia "persone" - e non possono essere toccate e "sezionate" come fossero animali da macello, come purtroppo avviene, troppo spesso, a livello locale, nazionale e mondiale.

In questo momento, con tutto rispetto e delicatezza mi sento vicino ai due genitori, miei amati conterranei, che certamente stanno soffrendo le pene dell'inferno, acuite dal riscontro spettacolare sui massmedia; come pure mi sento vicino a quel ragazzo sul quale ci si accanisce come su un delinquente, mentre certamente sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua esistenza con indubbia sofferenza; e di fronte alla sofferenza, io credo, ci si deve soltanto inchinare in riverente silenzio.

Quell'illuso del Musón

Commenti   

 
0 #1 luciano 2016-10-06 20:23
Ringrazio Mario Antolini di avrer preso le diffese della famiglia del mio caro amico Onorato. Quando ho visto i titoli dei giornali esposti fuori dalle rivendite sono rimasto veramente allibito!!! Una famiglia rispettabile, onorata, che è sempre vissuta nella massima discrezione, sputtanata da dei giornalisti che, nelle notizie vedono solo la massima possibilità di guadagno. Auguro solo che anche alle loro famiglie succedano fatti simili così i loro colleghi avranno modo di trattarli nello stesso modo!
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