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La piazza dei Giudicariesi

Chi saprà correre più dei giovani per offrire le indicazioni stradali aggiornate verso gli orizzonti da raggiungere? Dal blog di quell'Illuso del Muson

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Ormai vicino ai 97... l'altra notte, mentre facevo zapping in cerca di qualcosa che mi interessasse, sono incappato proprio all'inizio della trasmissione televisiva di "Exodus" che non avevo mai visto, ma di cui mi era rimasto un amaro ricordo di esperienza scolastica. Ho voluto guardarmelo tutto (anche se influenzato) fin dopo la mezzanotte, imparando anche quanto fondamentalmente non conoscevo ancora.
Ed il rimorso per quanto accadutomi in una terza elementare, a Tione, fra il 1966 ed il 1969, mi tornò nella coscienza ed un nodo mi prese alla gola, anche se ormai non potevo più piangere sul latte versato. Però quel nodo mi spinge stanotte e rievocare una situazione che forse potrebbe far riflettere molti insegnanti sul come resta sempre difficile ed impensabile essere preparati a ciò che succede nel trovarsi con i ragazzi delle sempre nuove generazioni. Da quasi dieci anni era già arrivata la televisione, ed anch'io avevo dovuta acquistarla (con un debito!) perché mio figlio era giunto a casa piangendo e dicendomi: «Io non so quello che gli altri sanno», intuendo immediatamente che la tv per noi adulti rappresentava il divertimento in casa, mentre per bambini e bambine, scolari e studenti, rappresentava uno strumento di più vasta ed immediata conoscenza. Quindi anch'io m'ero impegnato di seguirla ma non nella sua vasta gamma ed a tutte le ore, per cui non ero aggiornato sui programmi televisivi, specie sui film che venivano trasmessi.
Quel giorno, prima degli anni Settanta, mi giunse in classe un ragazzino di nove anni e tutto allegro mi dice: «Maestro, questa notte ho visto Exodus". Io rimasi di sasso. La parola non mi diceva niente, anche perché io la seconda guerra mondiale l'avevo vissuta in Giappone e delle ostilità avvenute in Europa non sapevo un bel niente (e, colpevolmente, non m'ero curato di studiarle a fondo). Non ricordo che cosa avevo potuto dire a quel mio scolaretto, che oggi è dirigente scolastico e che forse si ricorda di quello che avrebbe voluto chiedermi e sentire da me e che io non ho saputo né potuto debitamente accontentare.
In quel momento mi sono reso conto della necessità del mio obbligatorio aggiornamento anche su quanto stava accadendo attorno a me ed ai miei scolari, sia attraverso i mass-media che alle trasmissioni radiotelevisive per sentirmi alla pari con i miei scolari che, per certi versi, stavano diventando più aggiornati di noi insegnanti: noi insegnati eravamo fermi al Manzoni e all'Odissea ed alla Cavallina storna, loro, invece, già viaggiavano verso lo spazio con gli astronauti in orbita ed in quell'anno (1969) addirittura sulla luna. In quegli anni dirigevo una rivista scolastica trentina - Scuola e Vita - e ce l'ho messa tutta per convincere me stesso e possibilmente anche altri insegnanti sul tema dell'aggiornamento, che non si limitasse alla pedagogia ed alla didattica, ma anche al saper vivere la società/comunità nel suo trasformarsi non più sotto il solo peso/ausilio dei libri, ma sotto l'incalzare di nuovi strumenti: negli anni Settanta gli audiovisivi, poi subito seguiti dall'arrivo sempre più incalzante, e non ancora finito, dei web.
E se i ragazzi corrono immaginarsi quanto dovrebbero correre genitori ed insegnanti: è il dramma dell'istruzione, dell'educazione e della formazione dopo il Duemila, ed oggi resa maggiormente difficile per l'incalzarsi progressivo delle informazioni. Quante famiglie e quanti docenti stanno correndo assieme ai propri figli ed ai propri discenti? Noi adulti e vecchi non rischiamo di essere travolti da un'inondazione mediatica che come uno tsunami inonda le spiagge di tutte le società travolgendo tutto ciò che trova? Chi saprà correre più dei giovani e prima di loro (e davanti a loro) per offrire le indicazioni stradali aggiornate e ben precise verso gli orizzonti da raggiungere?
Certamente: essere genitore ed insegnante oggi è molto più difficile di una volta. Se dovessi essere genitore ed insegnante oggi, forse avrei ancora i piedi poggiati sulla professionalità propria dei miei specifici compiti educativi, ma dovrei avere un aggiornamento/conoscenza moltiplicato ed adattamenti verso i miei figli ed ai miei discenti del tutto modificati ed appropriati alla loro realtà che non è più quella degli adulti anche di soli pochi decenni fa.
quell'illuso del Musón

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