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A Baldino il 23 agosto 1561 si tiene un processo...

linterno dellantica chiesetta di santAntonio con le croci di consacrazioni dipinte sulle pareti laterali

 

La vita civile nel 1500 qui da noi era ben organizzata, retta da leggi, regole, codici e intessuta di tradizioni ed usanze. Il culto poi veniva prima di tutto.

Ogni comunità aveva l'impegno di contribuire alla manutenzione della chiesa e di fornire una lunga serie di oggetti (paramenti sacri, calici, messali, addobbi degli altari, lampade con relativo olio e quant'altro) per renderla funzionale e consentire ai sacerdoti di svolgervi i riti religiosi e prendersi cura delle anime. La comunità aveva anche in carico l'ospitalità e i pasti riservati al clero che officiava la messa quando si spostava da un luogo all'altro per celebrare quella della domenica, spese che in tempi grami costringevano i censiti a qualche rinuncia e a qualche sacrificio.

La Curazia di Sopracqua, formata dalle comunità di Carisolo, Pinzolo, Baldino, Vadajone, Giustino e Massimeno, aveva sede nella chiesa di Santa Lucia di Giustino. Quando venne costituita pare contasse intorno alle 1200 anime. Il curato era tenuto a celebrare le sacre funzioni nelle domeniche e nelle feste una volta per paese. La domenica era il giorno dedicato al Signore; per tutti vigeva l'obbligo di partecipare alla messa e c'era pure il divieto di lavorare nei campi e nei boschi (in caso di necessità – la nascita di un vitello, il fieno da raccogliere...- occorreva chiedere la dispensa). Per assistere alla santa messa i fedeli si spostavano a scadenza settimanale dalle diverse località, chi da Massimeno e chi da Sant'Antonio di Mavignola. La prima domenica di ogni mese le funzioni curaziali si tenevano a Carisolo nella chiesa di Santo Stefano, la seconda domenica si celebravano a San Giovanni Battista di Massimeno, la terza a Santa Lucia di Giustino, la quarta a San Vigilio di Pinzolo. Due volte all'anno si doveva andare fino a Mavignola nella chiesa di Sant'Antonio ed una volta ogni dodici mesi nella chiesa di San Martino sopra Carisolo.

Quando gli equilibri sanciti dalla tradizione subivano delle modifiche potevano nascere dei problemi, che a volte portavano persino davanti al giudice, per le conseguenze materiali (soprattutto costi) connesse alle innovazioni.

Come è capitato nel 1561, stando a un documento redatto il 23 agosto di quell'anno a Baldino dal notaio Giacomo Bertelli di Vigo Preore, abitante però a Caderzone: "Sententia lata inter homines Comunitatis Pinzolj et Baldinj ex una, et homines Comunitatis Justinj, Videonj et Maximenj ex altera", una sentenza emessa tra gli uomini della comunità di Pinzolo e di Baldino da una parte, e gli uomini di Giustino, Vadaione e Massimeno dall'altra, per dirimere una lite "vertente sulla celebrazione della santa messa il giorno dedicato ai Santi degli altari degli apostoli San Luca e San Giovanni evangelisti eretti nella chiesa di Sant'Antonio di Mavignola nel 1558".

L'atto viene steso sul piazzale della casa di Bernardo fu Francesco Binelli di Pinzolo, alla presenza del reverendo presbitero don Eleuterio Targa di Stenico, curato della chiesa di San Vigilio di Spiazzo, di don Bernardino dei Fabris, curato della chiesa di Santa Lucia di Sopracqua, e di Pedrino Pedrinelli di Carisolo detto Bontempo, testimoni validi. Arbitro della lite è il reverendo Simone de Thono in Val di Non, canonico decano di Trento.

Il documento ci propone un esempio di come si esercitava quella che noi chiamiamo "giustizia di primo grado".

Ha luogo a Baldino, probabilmente perché il piazzale davanti alla casa di abitazione di Bernardo Binelli fu Francesco si prestava bene ad accogliere parecchia gente. Dobbiamo anche notare il cognome Binelli, portato anche oggi da diverse famiglie, era già presente nel 1.500.

A dirimere la questione viene chiamata una persona autorevole, un anziano canonico di Trento, Simone de Thono (di Ton) in val di Non.

Testimoni due sacerdoti e un laico di Carisolo. Va chiarito che i testimoni di norma erano tre e non potevano essere scelti tra i "fuochi", cioè fra i residenti delle parti in contesa, bensì fra persone di fuori. Qui abbiamo un sacerdote di Stenico, il curato di Santa Lucia di Giustino (c'è da pensare che non vi avesse la residenza) e un simpatico buontempone di Carisolo, se era stato soprannonimato "Bontempo".

Funge da cancelliere Giacomo Bertelli, notaio di Preore, che però abita a Caderzone. I Bertelli appartenevano ad una delle famiglie più in vista delle Giudicarie, si imparentarono con i Lodrón di Caderzone, cui subentreranno nella proprietà dei beni.

Di particolare interesse ci sembra la notizia che nel 1558 nella chiesa di Sant'Antonio di Mavignola erano stati eretti due altari dedicati agli evangelisti Luca e Giovanni, su quali si sarebbero dovute celebrare delle messe nei giorni delle loro ricorrenze, il 18 ottobre per san Luca e il 24 luglio per San Giovanni. Messe da pagarsi tutti insieme o solo da Pinzolo e Baldino cui Sant'Antonio apparteneva? Di qui la vertenza.

Martedì 17, giorno della festa patronale, l'antica chiesa di Sant'Antonio abate era aperta ai visitatori. Abbiamo avuto così l'opportunità di dare un'occhiata all'interno, dove è stata restaurata di recente. Ma non vi abbiamo trovato ai lati dell'altare maggiore quelli dedicati a San Luca e a San Giovanni evangelista, eretti, stando al documento redatto a Baldino nel 1561, nel 1558. Anzi sembra impossibile che vi avessero potuto trovar posto, date le minute dimensioni del tempio così come si presenta oggi. Ma...osservando le due pareti ai lati dell'altare si notano una serie di “croci di consacrazione” sui muri da entrambe le parti e la data di quando vi furono dipinte, il1596. Significa che quelle pareti vennero costruite in quell'anno, una quarantina d'anni dopo l'erezione dei due altari, probabilmente ospitati in due minuscole cappelle sui fianchi, chiuse nel rifacimento dell'edificio... e scomparsi. C'è da ipotizzare che la chiesetta fosse stata un po' più larga dell'attuale..