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A Baldino il 24 aprile del 1473 viene redatto un atto di compravendita...

Piana di_Caderzone

A Baldino il 24 aprile del 1473 viene redatto un atto di compravendita....

La presenza a Baldino di una “succursale” dell'Ospizio di Santa Maria di Campiglio dava importanza alla località, tanto da venire scelto spesso dai notai per redigere i loro atti. Così è capitato per la seguente compravendita, stesa nell'anno 1473.

Vi si legge che il “24 aprilis in villa Baldimi. Bartholomeus ed Zulfredus fratres filii quondam Petri Coçini de Massimeno vendiderunt Nicolao de Festis, tanquam fratri converso et procuratori monasterij dei Campejo pro se et suis fratribus, unam petiam terrae prativae cum domo teziva et duobus stalis et tablato in pertinetiis Caderzoni, praetio 660 librarum denariorum parvulorum tridentinorum.” Il documento porta lo stemma e la firma del notaio “Petrus ser Andrea olim Petri de Albertis de Bozenago” e una precisazione in calce dove si legge “cum duabus stalis seu guilis subtus et cum tablatus sursus; in loco ubi dicitur Mades”.

“Il 24 aprile nella villa di Baldino i fratelli Bartolomeo e Zulfredo, figli del defunto Pietro Cozzini di Massimeno, vendettero a Nicola Festi, nella sua veste di frate converso e procuratore del monastero di Campiglio per conto suo e dei suoi confratelli, un prato con una casa dal tetto di legno, due stalle e un tablà, nelle vicinanze di Caderzone al prezzo di 660 lire in denari piccoli trentini”. In calce stanno lo stemma e il nome del notaio, “Ser Pietro Andrea figlio del defunto Pietro Alberti di Bocenago”, e una nota che descrive l'immobile e spiega dove si trova: “con due stalle o guil (ovili) di sotto e un tablà di sopra, in un luogo che si chiama Mades”.

Guseppe Rabenstainer, che aveva trascritto la pergamena afferma che era lunga circa 40 cm e larga 15.

Dalla sua lettura appare come il monastero dei frati di Campiglio sia una potenza economica e possieda beni immobili, case e campi un po' dappertutto, avuti in eredità, permutati o comperati.

L'atto di compravendita viene redatto a Baldino, probabilmente nella succursale.

Con esso i frati acquistano un maso situato a Mades, nella piana verde che si stende da Caderzone fin verso Baldino tra la destra orografica della Sarca e la montagna.

Il toponimo Mades è rimasto fino ai nostri giorni ad indicare la località situata, per chi sale da Caderzone, poco prima delle grandi stalle e dell'agriturismo dei Polla, proprio dove Beppino Polla in primavera aprirà un albergo nato dalla trasformazione di un rustico preesistente.

L'edificio ceduto ai frati dai Cozzini era coperto da scandole (teziva) ed ospitava al piano terra (subtus) due ambienti destinati al ricovero degli animali domestici: “la stalla” per i bovini e “la guìl” (ovile) per le pecore e le capre; di sopra (sursus) stava il fienile (tablatus).

In quel tempo la comunità di Massimeno era proprietaria di una fascia di terreno che scendeva dal paese alla Sarca, la oltrepassava, e si spingeva fino al versante della montagna difronte, che risaliva per un tratto. Questo spiega perché i proprietari di quella casa erano i Cozzini di Massimeno.

La famiglia Cozzini, originaria di Massimeno, fu una delle più antiche di quella comunità.

Massimeno fu il primo luogo dell'alta Val Rendena abitato per tutto l'anno, da clan stanziali. Col trascorrere del tempo, quando la Sarca, che occupava tutto il fondo valle con i suoi acquitrini, si ritirò in un corso più stretto, alcuni ceppi familiari, fra cui i Cozzini, da Massimeno si portarono più in basso a coltivare le terre lasciate libere dalle acque e diedero vita alle ville di Giustino e di Vadaione.

A stipulare l'atto è un Alberti di Bocenago, che appartiene a una delle più illustri famiglie di notai operanti non solo in Giudicarie, ma anche presso la corte vescovile. Il cognome Alberti è portato ancora oggi da numerose famiglie in quel paese.

A Giuseppe Rabenstainer dobbiamo la conoscenza di questo documento. Se noi oggi possiamo leggere certe pergamene, che sono andate perdute per l'incuria dei nostri segretari comunali dopo l'avvento dell'Italia fino agli anni Sessanta, lo dobbiamo all'opera certosina e infaticabile di Giuseppe Rabenstainer, (1829 – 1864), impiegato dal 1855 quale cancelliere giudiziario presso la Pretura di Tione. Trascrisse in bella calligrafia e ordinò gli archivi comunali di Roncone, Carisolo, Giustino, Massimeno, Caderzone, Darè e in parte di altre località, così da salvarcene almeno i testi.