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Asterischi di storia di Baldino (Pinzolo)

Baldino 1956 mod

Dopo la pubblicazione del bellissimo libro su Baldino del dottor Giacomo Maturi, dove ha descritto l'antico rione nelle sue caratteristiche abitazioni raccontando la storia delle famiglie che vi abitavano e dei personaggi più caratteristici, illustrando con efficacia le condizioni di vita, i mestieri e le abitudini di quell'angolo di Pinzolo nel secolo scorso, e in seguito all'articolo sull'affresco di san Gerolamo apparso nell'ultimo numero della rivista comunale, ho avvertito in quanti oggi vi risiedono il desiderio di conoscere qualcosa di più sulla propria "villa", la voglia di riappropriarsi del proprio passato, delle proprie radici.

Va detto che nei nostri paesi non si trovano tanti documenti. Le persone nei secoli scorsi avevano altri problemi da affrontare, soprattutto a procurarsi di che cibarsi per sopravvivere, prima di pensare a tramandare le loro memorie. Quindi bisogna ricostruire le loro condizioni attraverso atti pubblici conservati in archivi di enti pubblici od ecclesiastici, o di qualche notaio, sempre che non siano andati persi o non siano stati bruciati (come purtroppo capitò negli anni Sessanta a quelli depositati nel municipio di Pinzolo), o ricavare notizie da opere scritte da frati, da maestri, da persone di cultura o da viaggiatori. Altre fonti sono gli edifici, i monumenti, i reperti archeologici e non da ultimo la tradizione orale.

Frugando in questi giorni fra le note che mi ero appuntato nelle mie letture - (quando leggo qualcosa è mio costume trascrivere su qualche foglietto le cose che mi interessano, biglietti che poi finiscono chissà dove, e magari ricompaiono a distanza di anni) mi sono trovato in mano alcuni scritti riguardanti Baldino.

Il più antico è una scrittura del 1336, in latino, redatta a Giustino da un notaio il primo di aprile. Da essa veniamo a sapere che il monastero di Santa Maria di Campiglio possiede beni a Baldino, ma che a Baldino possiede beni anche un abitante di Carisolo, col quale i frati fanno una permuta. La persona di Carisolo si chiama Bonvicino, figlio di un Bonaventura ormai defunto. Fa uno scambio. Consegna a fratel Rivabene, priore di Campiglio, una stalla di media grandezza situata nella villa di Baldino e fratel Rivabene dà a Bonvicino una stalla per i porci con un'era (una plefsa) non tanto grande nella detta villa di Baldino.

Questo il testo: "Anno 1336, primo entranti aprili in Zostino, Bon(v)esinus quondam Bonaventurae de Carisolo fecit cambium et dedit fratri Rivabeni priori de Campeio unam mediam stalam in villa Baldimi et frater Rivabenus dedit Bon(v)esino unam stalam a porcis et mediam eram in dicta villa Baldimi".

Qualche considerazione. Il documento viene redatto a Giustino, località scelta dal notaio quando viene in alta Rendena a stendere i suoi documenti, probabilmente perché a quel tempo era il centro più importante della comunità di Sopracqua (la comunità di Sopracqua era formata dalle ville di Massimeno, Giustino, Pinzolo, Baldino e Carisolo, che stavano "sopra le acque" della Sarca a partire da Caderzone). La compravendita avviene all'inizio della primavera, quando si cominciano a lavorare i campi. Nel 1336 Baldino era già una villa, cioè un piccolo paese organizzato autonomamente, ed il suo nome era Baldimo. Il che testimonia le sue origini longobarde. Altra villa citata è Carisolo, dove abita Bonvicino. E' strano che costui abbia proprietà in una villa che non è la sua. Non è da scartare l'ipotesi che l'abbia avute in eredità dalla madre. Vengono scambiate una stalla per il bestiame con una destinata ai maiali e un fienile non tanto grande. Si può dedurre che i frati di Santa Maria hanno una dependance a Baldino, dove allevano mucche che probabilmente portano a Campiglio durante l'estate e poi riconducono in valle a trascorrere l'inverno.

Veniamo a conoscere infine che il priore del monastero si chiama Rivabene, mentre i nomi Bonvicino e Bonaventura dei due di Carisolo ci fanno pensare a una famiglia di persone positive, che volevano stare in pace con i vicini (Bonvicino) e che speravano nella buona sorte (Bonaventura).