Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Gio12132018

Last update02:11:00 PM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

A Baldino il 27 luglio 1642 un "Instrumentum procuratorum Honorandae Comunitatis Maximeni Rendenae"

Il notaio Paride Bertelli di Caderzone redige un "Instrumentum procuratorum Honorandae Comunitatis Maximeni Rendenae" (documento di incarico dei procuratori dell'onorevole comunità di Massimeno di Rendena), davanti ai "vicini" della comunità di Massimeno riuniti a Regola generale: 12 capifamiglia in tutto, dove figurano i cognomi Poli, Beltrami, Collini, Cozzini, Frizzi detto il Papa. Costoro nominano loro procuratori Paolo dei Poli e Giacomo dei Cozzini a rappresentarli nella "vertenza e lite" che essi vicini avevano con i massari e il curato della chiesa di Santa Lucia di Giustino.

Sulla questione ci illumina don Marco Alberti nei suoi "Cenni storici della Curazia di S. Lucia di Giustino".

"Giustino e Vadaione – spiega il sacerdote nei suoi appunti – fino dal 1455 in cui misero insieme i beni comunali, si considerarono come un sol paese, e fra loro fu sempre buon accordo. In quella circostanza i capifamiglia di Vadaione si unirono in comune con Giustino verso assegno di 20 ducati di conguaglio.

Non così bene ed armonicamente procedettero le cose con Massimeno, i cui uomini fino dal 1616, in occasione della fondita (fusione) delle campane mostrarono uno spirito di litigio, di opposizione spinto fino all'irragionevolezza, pretendendo sempre di essere a parte dei vantaggi, senza sottostare ad alcuna spesa.

Così anche questo anno 1642 si rinnovarono le contese per riguardo alle spese fatte nel rifabbricare la Chiesa, la sagristia, nell'edificar l'altare di san Rocco, nel mantenere la Confraternita del Rosario, la cera, ecc. Non potendosi fra loro accomodare, rimisero la decisione a due arbitri: i molto reverendi don Domenico Baldracchi, parroco di Pieve di Bono, e don Francesco Castaneari, parroco di Banale, i quali il 23 settembre 1642 sentenziarono: doversi il comune di Massimeno tener obbligato per un terzo a tutte le spese fatte e da farsi nella Chiesa di Santa Lucia, sì per la fabbrica, come pel mantenimento. Che però nelle spese di maggior rilievo i due Comuni debbano anteriormente parlarsi, e mettersi d'accordo. Che concorrano alle spese della Confraternita del Rosario, e paghino 50 Ragnesi pella doratura dell'altare di San Rocco, che siano tenuti alle solite Regalie del Curato, al predicatore Quaresimalista, al Sacrestano, ed altri di minor costo.

Il Laudo non piacque a quei di Massimeno e, benché non potessero ragionevolmente muoversi..., tornarono ancora a litigare nel mantenimento del Predicatore Quaresimalista...."

Dal documento

  • si evince l'importanza di Baldino, scelta dal notaio Paride Bertelli di Caderzone come luogo ove stipulare il rogito;
  • compaiono i cognomi Poli, Beltrami, Collini, Cozzini, Frizzi, presenti ancora oggi in paese, qualcuno magari spostatosi a Giustino;
  • si apprende che anticamente Massimeno, Vadaione e Giustino erano tre comunità diverse, con una propria organizzazione amministrativa indipendente, ma che per le funzioni religiose tutti facevano capo alla chiesa di Santa Lucia di Giustino, alle cui spese dovevano compartecipare;
  • si viene a sapere che Vadaione e Giustino si riunirono in un'unica comunità nel 1455 e che per unirsi quelli di Vadaione versarono nelle casse della nuova comunità 20 ducati a conguaglio. L'unione infatti comportava l'uso da parte di tutti i fuochi dei beni indivisi (pascoli, malghe, boschi, acque ecc); visto il versamento si deve pensare che quelli di Vadaione ne possedessero meno di quelli di Giustino;
  • si incontrano: la figura del "massaro", chiamato dalla comunità a provvedere alle necessità della chiesa, raccogliendo i fondi necessari e amministrando i beni ecclesiastici, e quella del "procuratore", nominato di volta in volta a rappresentare la comunità in vertenze, liti, contratti ed altre incombenze.

La cronaca di don Marco Alberti offre uno spaccato dei problemi del tempo, della "ruggine" esistente tra Massimeno e Giustino (per altro sotto sotto mai sopita fino ai nostri giorni!), di come venissero affrontate e risolte le varie questioni (l'arbitrato dei preti), parla degli interventi strutturali alla chiesa di santa Lucia (la fusione delle campane del 1616, la ristrutturazione della sagrestia) e della doratura dell'altare di San Rocco (forse il santo più venerato per via della peste); richiama taluni aspetti della liturgia di un tempo col padre quaresimalista e le confraternite.

Don Marco Alberti fu cooperatore per 19 anni e curato per 17 a santa Lucia di Giustino "apostolo di pace si addormentò nel bacio del Signore in Massimeno il 25 maggio 1906 di anni 68. Questo sacerdote ha lasciato alla canonica di Giustino un interessante notiziario sulla Curazia di Giustino. In suo ricordo c'è una lapide nel cimitero di Giustino"