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Josef Sobotka, il ricordo a cento anni esatti dalla sua condanna

2018 - Cerimonia Sobotka - preghiera p.Artemio Uberti
Cento anni fa, di questi giorni, il 26 luglio 1918, il giovane legionario cecoslovacco Josef Sobotka, condannato a morte 'per alto tradimento' dal tribunale austro-ungarico costituito a Tione, veniva impiccato ad un albero nella campagna di Creto, "in vista del nemico", come verbalizzò il reale Comando dell 49a Divisione di Fanteria. Nel giorno della ricorrenza, giovedì scorso, una composta rappresentanza della popolazione pievana, accompagnata da alcuni cittadini cechi, tra loro l'autore del libro dedicato a Sobotka, hanno reso omaggio, presso il monumento eretto nel 1919 e riposizionato recentemente lungo la statale del Caffaro, a questo giovane soldato che – come scrissero in epigrafe i promotori della stele monumentale - 'osò combattere per la liberazione della sua Patria'. In questi ultimi decenni seguiti alla caduta del Muro di Berlino e la successiva formazione di nuovi stati nazionali – tra questi anche la Repubblica ceca – è nato un crescente interesse per la ricerca, da parte anche di giovani studiosi, rispetto alla narrazione della storia e delle radici proprie di questi popoli. Di qui il crescente interesse intorno a figure esemplari come quella di Josef Sobotka. Se n'è occupato in particolare un giovane studioso ceco, Petr Julis il quale, avvalendosi delle ricerche svolte con l'aiuto della figlia Adèla, negli archivi viennesi ma anche grazie alla documentazione derivante da pubblicazioni italiane, messa a disposizione da cultori della nostra storia locale, ha tradotto in un interessante libro la vicenda umana e la storia d'irredentista di Sobotka. Il titolo significativo è, in italiano, "So solo che morirò, e so perchè" con sottotitolo 'La vita di Josef Sobotka, soldato austroungarico e legionario italiano nella prima guerra mondiale', che ci si auspica possa trovare una sollecita traduzione ed un editore per la pubblicazione nel nostro paese. La cronaca del giorno dell'anniversario e del ricordo. All'imbrunire di giovedì 26 luglio, nelle ore coincidenti con l'evento tragico della esecuzione di Sobotka, nella piccola area dove il monumento al giovane ceco ha finalmente trovato dignitosa collocazione – presenti una trentina di persone, le rappresentanze associative e d'arma e delle istituzioni, padre Artemio Uberti, parroco di S.Giustina in Creto ha benedetto la stele che ricorda in italiano e ceco il sacrificio di Sobotka, raccogliendo in una preghiera e un ideale abbraccio i caduti di tutte le guerre. A seguire, gli interventi di Petr Julis, con il supporto dell'amico interprete Slavomir Balàzov, di Francesco Bologni ed Enzo Filosi: insieme hanno raccontato da angolazioni diverse la vicenda umana, militare, ideale del ventiduenne soldato ceco, simbolo sempre attuale dell'incoercibile aspirazione dei popoli a sentirsi e a vivere liberi, nei confini che sentono propri. Ed hanno in particolare ricordato la testimonianza scritta di Josef Novotny, soldato boemo che in quella tragica sera del 1918 accompagnò Sobotka al suo tragico destino, sino al luogo dell'esecuzione. Nel corso della rievocazione ha preso la parola anche l'assessora alla Cultura del Comune di Pieve di Bono, Mafalda Maestri, presente anche il vice sindaco Paolo Franceschetti: ha espresso la partecipazione e la condivisione dell'Amministrazione di questo particolare e significativo evento che ha visto il Comune operare con ed efficacia – anche nella prospettiva di questo storico anniversario - per dare finalmente al monumento dedicato a Josef Sobotka, una degna collocazione.

2018 - Sobotka - Libro di Petr Julis su Sobotka



Scheda
Josef Sobotka, del quale esiste anche nella storiografia trentina qualche interessante contributo, quello di Tullio Marchetti in particolare ed altri, era nato a Cachotin, distretto di Chotebor in Boemia il 14 gennaio 1896. Arruolato nell'esercito austroungarico, con il 21° reggimento di fanteria, partecipò alla campagna d'Italia e nel 1917 venne fatto prigioniero sull'Isonzo dalle truppe italiane. Successivamente, per libera scelta e consapevole, altissimo rischio personale, era entrato nella legione cecoslovacchia costituita nel nostro paese durante il conflitto e che sfiorò le 20 mila adesioni. La notte del 24 luglio 1918, nel corso di una operazione di ricognizione con alcuni compagni nell'alta Val di Concei, nei pressi di malga Vies, ci fu un violentissimo scontro con un plotone di soldati austriaci che operavano in Val Gavardina. Sobotka venne catturato e condotto a Tione. Qui venne processato dal tribunale militare, riconosciuto colpevole di 'delitto contro ilpotere militare dello Stato, di alto tradimento, oltrechè di grave insubordinazione', avendo tentato di uccidere l'ufficiale austro-ungarico che lo aveva fatto prigioniero. Per questi reati fu condannato a morte per impiccagione. La sentenza fu eseguita il 26 luglio 1918, ad un albero, nella campagna di Creto nella Pieve di Bono 'in vista del nemico', come si scriveva in apertura. La riesumazione della salma di Sobotka avvenne nel corso del mese di aprile del 1919, presenti il parroco di S.Giustina don Andrea Penasa e due ufficiali dell'esercito italiano, i ten. Bottoni ed Ariono. La salma, deposta in una bara di zinco, venne successivamente trasportata a Praga e collocata con gli onori militari nel cimitero militare di Olsany. Nei mesi successivi, grazie alla collaborazione tra autorità cecoslovacche ed esercito italiano venne eretto un monumento al soldato Sobotka, opera del legionario rivano S. Zaniboni: vi contribuirono concretamente anche altri legionari trentini e rivani.