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Condino, demolito il vecchio edificio dove si produceva la gassosa dei F.lli Pellizzari

borgo chiese   gasssose 2 1

Quella costruzione, nel mezzo di Condino, Cassiano Pellizzari (padre dell'omonimo figlio, ragioniere in pensione) l'aveva fatta costruire poco meno di 100 anni fa. Da allora, e per oltre mezzo secolo, anche gli altri figli Adriano, Arturo e Giovanni (ora tutti deceduti) lì dentro ( fino alla soglia degli anni 60) avevano continuato, con lo stesso spirito e la stessa qualità, l'attività del genitore nel produrre gassosa, cedrata e aranciata con il marchio a scritte rosse su fondo giallo "F.lli Pellizzari - Condino". Ebbene, qualche giorno fa la costruzione è stata demolita a colpi di ruspa. La stessa sorte, in accordo con il Comune, in ottica di riassetto e abbellimento del centro storico nei pressi di Palazzo Belli, era toccata, in precedenza, alle adiacenti vecchie carceri e alla casa consultorio per bambini, la cui ultima referente era stata Augusta Sartori. Quindi, anche quest'altra costruzione per la produzione artigianale di bibite, non sarà più parte integrante della contrada della "Villa" di Condino. Non era particolarmente bella artisticamente ma rappresentava pur sempre un pezzo di storia condinese. Tante le generazioni, non solo di Condino, che erano solite far uso delle bevande dei "Neni", soprannome della famiglia Pellizzari che gestiva l'antico Albergo Corona. Cassiano Pellizzari, marito di Clara Tarolli, quel mestiere l'aveva imparato quando, sfollato con la famiglia a Casale Monferrato (Alessandria ) durante la Prima Guerra Mondiale, aveva lavorato come garzone proprio in un laboratorio di bibite. Terminata la guerra Cassiano tornò a Condino e decise di abbinare allo storico mestiere di albergatore, quello "nuovo" di produzione di bevande gassate. Accanto al campo di bocce, situato a nord del suo albergo, fece costruire ai maestri muratori Riccardo Rosa e Flaminio Poletti un edificio dove poter produrre aranciata, cedrata e gassosa. Allora quelle bevande venivano imbottigliate e conservate, non in contenitori di plastica, bensì in bottigliette di vetro satinato a buccia di limone. Non c'era festa o manifestazione in tutta la Valle del Chiese, ma anche nelle Valli limitrofe, nelle quali quelle bibite non fossero piacevolmente consumate.