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A Storo amarezza e sconforto per la pena inflitta a Rocco Paisoli, imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta

costruzioni storo

STORO. Il provvedimento adottato ieri l'altro nei confronti dell'ex impresario Rocco Paisoli di anni 54 di Storo ha suscitato da queste parti solo amarezza e sconforto. Dopo la seconda condanna per bancarotta fraudolenta l'imprenditore di una volta è finito in carcere in quanto la Procura di Trento ha messo in esecuzione una pena complessiva a quattro anni e mezzo di reclusione.
Gli avvocati difensori stanno ora tentando di contestare il cumulo delle due condanne, ritenendo che – di fatto – facessero riferimento allo stesso fallimento. Ora i suoi legali sono alle prese per cercare di ottenere uno sconto al fine di arrivare all'affidamento ai servizi sociali. "La maggiore responsabilità di Rocco - dicono in molti - è stata la sua troppa buona fede e disponibilità verso tutti quando invece da queste parti c'è gente che ha mandato a rotoli più fondazioni e che ora vuole ancora fare scuola e morale".

La Paisoli Costruzioni ha una sua storia. L'aveva fondata negli anni Sessanta papà Nicola , in coabitazione di un socio, quando alla guida di un motocarro Guzzi e con al seguito una manciata di muratori e manovali (quasi tutti imparentati tra loro) contribuirono a realizzare la Storo di ultima generazione. Erano gli anni del boom in cui bastava avere quattro soldi e qualche giorno dopo vedersi lo scatolato fatto e finito al posto dell' orto. Dentro la Paisoli, per dirla in breve, c'era gente che non guardava né all'orologio e né al sabato ma che nelle betoniere ci infilava più cemento che sabbia. Lo riprovano quei muri portanti che tutt'oggi sono difficili da demolire. Dopo la scomparsa del genitore (1986) tocca a Rocco (che di anni ne aveva solo 23) portare avanti attività e impresa. E' disponibile (e spesso mal consigliato) e sin troppo umano che pur di mantenere in vita l'azienda finisce a volte anche con andare sotto rispetto a costi e ricavi. Poi l'arrivo della crisi in cui fece seguito la situazione debitoria che portò l'impresa nel novembre del 2010 al fallimento. Da allora per Rocco solo arretramenti e umiliazioni. Il suo unico svago, sia di ieri che di oggi, stare vicino al calcio cittadino. Anche lì spesso e volentieri ci metteva umiltà e passione svolgendo ultimamente rispetto ad una volta - pure mansionari marginali come la designazione del campo o la gestione dell'angolo ristorazione.
Un uomo provato, con a carico una giovane famiglia, una mamma anziana e pure privo di abitazione. Anche nei suoi spostamenti non più vetture di prima grandezza ma prima una Fiat Panda e tuttora una vecchia Fiat Punto, il che già la dice lunga sulle sue risorse e tenore di vita. Ora su la triste vicenda quasi tutti sono schierati a favore di colui che si trova in carcere. Più persone ieri si dichiaravano disposte ad intraprendere una colletta utile a garantire al figlio di Nicola una difesa adeguata. "Non un avvocato ma anche un professore affinché Rocco lasci quanto prima la casa circondariale e torni a far compagnia alla mamma e alle sue due bambine".

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