
La fotografia può servire a molti scopi: documentare i fatti quotidiani, sensibilizzare su problemi sociali, divertire o altro. Ma come si è evoluto questo genere artistico fino ai giorni nostri? Con quali soggetti si sono cimentati i fotografi negli ultimi 150 anni, soprattutto nel territorio alpino? Uno spaccato su questa storia è offerto dalla mostra "Esposto alla luce – La fotografia nel Tirolo dal 1854 al 2011", ospitata al Cinema Astra di Bressanone dal 6 luglio al 7 settembre 2012.
La mostra „Esposto alla luce" è incentrata su 75 fotografi - noti o sconosciuti, pionieri o fuoriclasse - che hanno operato nel territorio Tirolo storico, che comprendeva gli attuali Trentino, Alto Adige, Tirolo del Nord e dell'Est.
Fra i fotografi più significativi della mostra figurano veri pionieri della fotografia come Joseph Thaler di Sarentino, Giovanni Battista Unterveger di Trento e Georg Egger di Lienz (padre dell'artista Albin Egger-Lienz), Heinrich Kühn, l'esponente più insigne della fotografia artistica, Emil Terschak, fotografo alpinista, Arthur Nikodem, transfuga fra vari generi artistici, Adalbert Defner, maestro delle cartoline illustrate, e Peter Paul Atzwanger. Tra i contemporanei spiccano i due tirolesi Lois Heckenblaikner e Paul Albert Leitner, e gli altoatesini Udo Bernhart e Carmen Müller.
Ma i curatori della mostra, Michael Forcher e Meinrad Pizzinini, sono riusciti a portare alla luce fotografie mai esposte finora. Entrambi storici del Tirolo dell'Est, i due si sono specializzati in documentazione e arte fotografica, e nel 1978 pubblicarono insieme il catalogo "Alttiroler-Fotoalbum". Pizzinini è stato sovrintendente delle collezioni storiche del museo Ferdinandeum di Innsbruck, mentre Forcher è autore di varie pubblicazioni sulla storia del Tirolo e fondatore della casa editrice Haymon.
La novità di questa mostra è che non si propone di presentare opere "artistiche" in senso stretto, ma piuttosto l'evoluzione della fotografia sull'esempio di 75 fotografi. In totale si tratta di 300 opere suddivise in 14 aree tematiche, fra cui i primordi, la fotografia di montagna, i fotografi di paese e i transfughi.
Un altro aspetto che ha guidato la scelta dei curatori è stata la voglia di esporre delle curiosità. Ne è scaturita una mostra che affascina anche i giovani, poiché fa rivivere diversi soggetti della vita quotidiana di un tempo, dando anche un'idea di quanto fosse complessa, in passato, l'attività fotografica.
La mostra è stata commissionata dall'impresa altoatesina Durst Phototechnik per celebrare i 75 anni della fondazione dell'azienda, e finanziata con un contributo del comune di Bressanone. Dal 1936, la Durst ha inciso profondamente sullo sviluppo tecnologico della fotografia basata sull'alogenuro d'argento, e per questa mostra ha deciso di salvare un edificio storico, ristrutturando per l'occasione il fabbricato fatiscente del cinema Astra a Bressanone.
Alla fine di settembre, l'emittente televisiva austriaca ORF2 metterà in onda un documentario sulla mostra, al termine della quale uscirà un catalogo di 250 pagine.
Cinema Astra, via Roma 11, Bressanone, orari d'apertura: 10:00–13.00 e 16:00–19:00, lunedì chiuso
I fotografi Trentini presenti:
Giovanni Battista Unterveger (1834–1912) Trento
Il pioniere della fotografia trentina frequentava ancora una scuola di disegno quanto nel 1854 fu assunto come ritoccatore dal dagherrotipista itinerante Ferdinand Brosy. Unterveger accompagnò Brosy nei suoi viaggi ed iniziò così ad apprendere i segreti dell'arte fotografica e della camera oscura. Nello stesso anno acquistò la sua prima macchina fotografica. E già nel 1862 creò delle serie fotografiche dei paesaggi e delle città del Trentino. Uno dei temi preferiti da Unterveger era l'alta montagna, nonostante i grandi problemi da superare per via degli apparecchi ingombranti e dei metodi complicati della tecnica fotografica dell'epoca.
Franz Dantone (1839–1909) Fassa
Franz Dantone detto Pascalin, originario di Canazei in Val di Fassa, conobbe l'arte fotografica nel 1860 in Baviera, dove era andato a cercare lavoro come muratore. Lavorò come apprendista fotografo e al suo rientro a Bolzano aprì un centro fotografico che tuttavia non ebbe il successo sperato. Così, poco dopo, tornò a lavorare come costruttore di sentieri e come muratore e aprì un'osteria in Val di Fassa dove diventò pioniere del turismo alpino. Accanto al suo lavoro attraversò in lungo e in largo le valli dolomitiche e i territori adiacenti e salì sulle vette più alte, portando sempre con sé la sua macchina fotografica alla ricerca degli scorci più belli.
Giuseppe Garbari (1863–1937) Trento / Firenze
Giuseppe Garbari, originario di Trento ed emigrato a Firenze, si concentrò non tanto sulla realizzazione di singole fotografie ben riuscite, quanto piuttosto – seguendo il suo maestro piemontese Vittorio Sella – sulla creazione di una completa "topografia fotografica" di un gruppo montano. In questo spirito, a partire dal 1890, scattò ben oltre 400 fotografie del gruppo del Brenta e dell'area Adamello-Presanella. Garbari, che era un assoluto perfezionista e non aveva mai avuto problemi economici grazie ai genitori benestanti, utilizzava macchine fotografiche diverse, come ad esempio una fotocamera a lastra di vetro con un formato di 30-40 cm e una fotocamera panoramica da 360 gradi con pellicola in rullo.
Flavio Faganello (1933–2005) Trento
Ha lavorato per decenni come giornalista e fotografo. La sua carriera è iniziata già nei primi anni '50. Tecnicamente perfetto con lo sguardo concentrato sull'effetto fotografico, le sue immagini acquisirono ben presto grande notorietà. Il suo punto di forza era documentare la terra e le genti del Trentino e dell'Alto Adige e i loro cambiamenti, ponendo l'uomo alpino al centro delle sue «storie fotografiche». Queste rappresentano il contenuto di numerosi libri. Il volume pubblicato nel 1973 in cooperazione con Aldo Gorfer «Gli eredi della solitudine» sui contadini di montagna dell'Alto Adige è diventato un oggetto di culto.
Floriano Menapace nato nel 1946 Trento
Floriano Menapace è promotore e fondatore dell'«Archivio Fotografico Storico» della Provincia Autonoma di Trento. In qualità di storico della fotografia, organizza, fin dall'inizio degli anni '80, mostre di fotografi trentini o comunque dedicate a fotografi trentini. Le sue opere riguardano per lo più l'habitat trentino. È un fotografo dai toni sommessi che privilegia lo stile oggettivo degli anni '20 e '30. Come afferma Gunther Waibl: "Nella sua fotografia, Floriano Menapace è maestro nel dare dignità agli oggetti".