
Si è tenuta tra le mura di Casa Pedrotti in via Manci, nella sede della Sat, la serata conclusiva delle iniziative promosse nel corso del 2012 per festeggiare i 60 anni dalla nascita del Soccorso Alpino del Trentino. Alla serata hanno partecipato, oltre ai presidenti della Sat Claudio Bassetti e del Soccorso alpino trentino, Roberto Bolza, il Dirigente generale della Protezione civile trentina, Roberto Bertoldi, il comandante del Nucleo elicotteri dell’elisoccorso provinciale, Bruno Avi e numerosi protagonisti della storia “degli angeli della montagna”, i vecchi soccorritori che con il loro entusiasmo e spirito di solidarietà hanno portato il sodalizio a diventare uno dei punti di riferimento più importanti del territorio.
Nel settembre del 1952, a Pinzolo, veniva creata la prima stazione del Soccorso alpino della SAT. Diventava così operativo il piano di organizzazione territoriale di soccorso in montagna concepito dal dottor Scipio Stenico. Nato all'interno della SAT, fu questo il primo nucleo del futuro Corpo di soccorso alpino nazionale. Già nel 1954, infatti, il modello di organizzazione ideato dal dottor Stenico fu esteso dal CAI a tutto l'arco alpino, dando vita al Corpo nazionale di soccorso alpino alla cui direzione fu chiamato lo stesso Stenico.
Ma "il soccorso alpino" ha radici profonde, e trova le sue prime basi già alla fine dell'Ottocento quando le prime esplorazioni delle Dolomiti lasciarono il passo al "turismo" degli alpinisti, attratti dalla bellezza dei monti del Trentino, che favorì la nascita dell'ordine professionale delle Guide di Montagna.
«Ogni Guida di montagna è obbligata, tosto che essa viene a cognizione della mancanza d'una guida o d'un alpinista, oppure essendovi fondato sospetto di qualche infortunio accaduto ad una compagnia di alpinisti, di farne la denunzia al primo imbattersi in qualche umano soccorso, come pure in tutti i rifugi alpini e le capanne di montagna (malghe) abitate, che trova sulla via, eventualmente anche al prossimo posto di gendarmeria, alla prossima deputazione comunale o direzione d'una società alpina di guide di montagna, inoltre di eccitare per quanto possibile le guide della sua stazione e quelle del circondario a prestar aiuto, qualora poi non fosse in servizio di guida e le sue forze il permettano, d'accorrere in persona a prestar soccorso. Ogni guida di montagna, che non trovasi su qualche gita o che non sia appena ritornata ha l'obbligo di rispondere ad una tale chiamata, senza opporsi, e qualora le circostanze lo permettano, anche senza indugio. La guida è pure obbligata di dare ad alpinisti senza guida, che incontra in montagna, in quanto lo possa, le informazioni da loro richieste».
Recita così il paragrafo 9 del "Regolamento per le Guide di Montagna" rilasciato dalla Luogotenenza nel 1892 (prendendo spunto dal "Regolamento delle Guide di Montagna" del 1871), ma già dalla nascita della professione si era pensato ad un ruolo decisivo della guida qualora si verificassero incidenti in montagna nonché a dare istruzioni affinché «gli incidenti dovuti all'imperizia» si potessero evitare.
Nell'annuario SAT del 1874 Nepomuceno Bolognini consiglia di portare con sé in ogni escursione «quattro flaconcini in tutto: ammoniaca, acetato di piombo, laudano e tintura di arnica», per poter far fronte ad eventuali punture di insetti e di serpenti, contusioni, dolori viscerali e strapazzi dietetici e nel 1886 è ancora la SAT ad occuparsi in modo accurato del problema pubblicando il Prontuario per le Guide Alpine del Trentino onde soccorrere i forestieri nei casi di infortunio dove sono contenute delle indicazioni pratiche per fronteggiare ogni situazione con mezzi improvvisati.
Ma è nel 1901, nell'adunanza generale di Pinzolo che si capisce che è in atto una vera e propria organizzazione del soccorso in montagna tramite l'ausilio delle guide alpine: «Il Dott. Vittorio Stenico accompagnato dai membri di Direzione intraprese un viaggio nei centri più importanti delle guide Alpine tenendo loro un corso di lezioni sui primi aiuti da prestarsi in caso di disgrazie (...)».
L'anno successivo il dott. Stenico «ideò per le Guide un'organizzazione di servizio sanitario, che quando sarà compìto potrà di certo servire d'esempio ad altre società. In ogni rifugio si porrà una barella, due ferule per fratture, una cassetta di medicinali pratici, con una chiara spiegazione in tre lingue sul modo d'usarli. Ogni guida riceverà un pacco di medicazioni da usarsi come primo aiuto in caso di infortuni, contenente due fazzoletti Essmark e tre cartucce di medicatura (...)».
Anche le guide della val Rendena ebbero il loro corso, «affine di addestrarle a soccorrere qualche disgraziato alpinista» proprio nel 1902 in quel di Pinzolo dove venne istituito un "Posto di salvataggio".
Sul fronte burocratico, la SAT aveva stipulato un accordo con la società delle guide della Rendena per organizzare delle squadre di soccorso, in caso di disgrazia, prevedendo un rimborso spese; qualche anno più tardi la stessa «si rivolgeva ai medici dei principali centri alpini pregandoli di mettersi a disposizione degli alpinisti in caso di infortuni; e tutti i medici ben volentieri accettarono, e fornì loro una targa da esporsi sulla loro casa, con scrittovi a grandi lettere la parola "assistenza" (...)»
Era nato un sistema che poteva assicurare, anche in val Rendena, un presidio efficiente della montagna, gettando le basi per quella che sarebbe stata la prima stazione del Soccorso alpino, fondata nel 1952 a Pinzolo con il prezioso contributo di molte guide alpine.