
"Ora, se vorranno chiudere il punto nascite di Tione, dovranno far leva solo su motivazioni di ordine economico", aveva detto l'assessore Olivieri all'indomani dell'ordinanza del direttore alla Sanità Luciano Flor con cui si "precettavano" tutti gli ospedali del Trentino a disporre di un ginecologo e di un anestesista in sala parto. A solo una settimana, arriva la notizia che un bambino a Tione costa quattro volte più che a Trento: 10.000 mila euro contro i 2.400 (4.100 se si considera anche il costo del reparto di neonatologia) del Santa Chiara di Trento. Il raffronto è completato da uno specchietto dove, a Cavalese, i costi pro bebè sono di 8.100 euro, Arco 5.700, Rovereto 5.500 e Cles 4.600. I dati li ha forniti l'assessore alla sanità Borgonovo Re, "per contribuire alla riflessione dei colleghi in vista delle possibili decisioni organizzative sulla rete ospedaliera".
L'informazione è completata dai tagli in vista per la sanità trentina: 46 milioni nel 2015, contro i 27 del 2014 e i 15 del 2013. "Mi auguro – ha detto Borgonovo – che lunedì prossimo la giunta possa assumere una decisione su questo specifico punto". La risposta di Olivieri è laconica. "Se si ragiona solo sui costi, andrebbero chiusi tutti gli ospedali". "Ma, il dato più eclatante – aggiunge – non è Tione , che con solo 178 nascite era ovvio svettasse in cima alla classifica". Il problema, dice l'assessore alle politiche sociali della Comunità delle Giudicarie, è Rovereto, i cui costi, con 1.043 nascite contro le 2.240 del Santa Chiara, sono più del doppio di quelli di Trento. "Chiudiamo Rovereto - dice l'avvocato che tra l'altro dista solo 20 chilometri dal Capoluogo – e avremo i soldi per mantenere in vita tutti i punti nascita periferici" .
Il ragionamento, ovviamente, è provocatorio. Ma, calcolatrice alla mano ("d'altronde se si deve ragionare solo in termini di costi bisogna usare la calcolatrice") in effetti l'elemento più anomalo è Rovereto. Più anomalo di Arco e Cles che, di parti, ne hanno al 31 dicembre 2013, rispettivamente 481 e 482, e di Cavalese che con le sue 263 nascite si discosta di poco, in fatto di costi, da Tione. "Per quanto ci riguarda, però - specifica l'assessore, il vero deus ex machina della raccolta delle 23 mila firme a difesa del punto nascite dell'ostetricia e ginecologia locale - è che se non si fosse fatto di tutto per allontanare le partorienti, Tione oggi sarebbe in linea anche in fatto di costi con tutti gli altri punti nascita del Trentino. Quindi mi auguro che, se dovranno essere fatte delle riflessioni, l'analisi tenga conto di tutte le variabili. Comprese le condizioni di disagio con cui ha dovuto lavorare l'ostetricia locale in questi anni". Su quest'ultimo punto concorda anche la presidente della Comunità Patrizia Ballardini. "Solo pochi anni fa, quando era primario il dott. Mari, i nati a Tione superavano le trecento unità". "Se si vuole – aggiunge – ci possono essere le condizioni perché l'ostetricia locale possa addirittura essere potenziata e utilizzata per parti non praticati in altre strutture". Quelli in analgesia, per esempio - spiega la presidente della Comunità di Valle - o i parti in acqua, per cui il reparto è dotato di apposita vasca inutilizzata. Senza tener conto della possibilità di praticare le interruzioni di gravidanza. Anche per lei il problema costi non è una novità. E' chiaro che a numeri bassi corrispondono costi alti. Si tratta solo di fare di recuperare credibilità con le puerpere. " In questo – dice la presidente Ballardini – mi auguro che il dott. Tateo, il nuovo primario, possa contribuire positivamente".