THE SMITHS. "MEAT IS MURDER" (1985). La narrazione delle barbarie contemporanee. Da "La musica sei Tu" di Kimbo Ina Vellocet

THE SMITHS. MEAT IS MURDER 1985"La carne è un assassinio"!!! Così prende avvio questo incredibile album di Morrissey e Marr, così inizia il pensiero moderno che manifesta il "vegetarianesimo militante" e osteggia con tutte le forze la minaccia di guerre future, l'approssimarsi di ulteriori crudeltà e la mancanza di rispetto per le cose del mondo.

Un disco compatto e stilisticamente pregevole nella riconversione dei suoni dell'epoca che passano dalla plastica dell'elettronica all'acustica tradizionale.
Suonano bene le chitarre a sei e dodici corde in un recupero naturale dove la voce in falsetto si accomoda fra il divertito e il rivoltante. Una voce timida, abitata da pathos e solitudine, capace di stordire e inquietare per le dichiarazioni brutali come quelle incorniciate in canzoni dove si parla di punizioni corporali e di orrore dell'industria del bestiame.
Basta osservare l'elmetto del soldato in copertina. Il frame è tratto dal documentario "In The Year Of The Pig" realizzato nel 1968 da Emile de Antonio ... La scritta in origine proclamava così: "MAKE WAR NOT LOVE"... Tripudio di scelleratezza e insania degli uomini!
Divenne per l'occasione "MEAT IS MURDER", titolo dell'album e della canzone eponima alla quale appartiene il primato in malinconia di origine romantica... Indimenticabile brano attrezzato di natura e artificialità, folgori di rimpianto e voce narrante come stessimo attraversando vere e proprie scene di dolore. Bellissimo!

Ma non unico brano a pretendere la palma della bellezza espressiva. "The Headmaster Ritual" incede poetica e ritmica senza diventare futile e mantenendo una liricità davvero grande.
Anche quella sostanza vocale in assonanza con lo stile "jodler" qui diviene poesia e spensieratezza nella percezione di un mondo mentre varca le porte della sua stessa distruzione. Una musica non aderente ai temi, un clima percettivo e la recitazione quasi incosciente, mentre si raccontano tragedie non ancora superate della primitività.

Sembra di assistere alle candide narrazioni delle fiabe ed invece stiamo assistendo a tragedie della contemporaneità: "La barbarie comincia in casa" afferma Morrisey svelando e anticipando tutte le brutture dell'oggi. "How Soon Is Now" si muove dentro un incedere molle e ubriacante e "Well I Wonder" appare come una mesta preghiera intrisa di innocenza... Una musica diversa, non propriamente immaginabile per il 1985. Da ascoltare e conoscere! 9/10.