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All'amico Ettore Zini il mio sofferto saluto. Le parole di Mario Antolini Muson

Ettore Zini - ricordo
Carissimo Ettore,
come è triste doversi dire le cose che più premono dentro solo quando le persone che ami ed apprezzi si sono allontanate per sempre dal nostro comune sentiero. È quello che tocca me, oggi, quando ormai non sei più con noi: ossia nel volerti farti sapere quel mondo di pensieri e di sentimenti che avrei dovuto esternarti a voce, e che invece posso solo affidare a queste parole scritte che pochi comuni amici leggeranno.

Mi affido ai ricordi del nostro cammino fatto insieme. Ci siamo conosciuti negli anni Cinquanta, quando con entusiasmo ti appassionavi come presidente della Pro Loco di Condino e già sentivi in te la insopprimibile spinta a vivere in prima persona la "comunicazione" aggregandoti alle iniziative delle prime esperienza nelle trasmissioni radiofoniche a Storo ed a Tione, seguite poi, dalle avventurose esperienze televisive con l'indimenticabile "don Vàlvola" a Saone. Poi il tuo trasferimento a Tione, e quel tuo bugigattolo nel retrobottega del bel negozio di abbigliamento, con quelle battute affrettate sulla Olivetti e gli incontri con altri "corrispondenti", tutti insieme impegnati a renderci disponibili per le testate provinciali ed addirittura nazionali (come l'Ansa). Ricordi?

E quanti passaggi di persone d'ogni genere a confabulare, a discutere, a sognare una società sempre più attiva e meglio organizzata, ed anche con qualche immancabile contrasto di idee, di posizioni, di scelte in campo soprattutto amministrativo; ma tutto finiva al bar di fronte – al Bene – con un buon bicchiere di bianco, che lasciava ognuno sulle proprie posizioni, ma sempre in amicizia. Quindi la pausa della mia pensione e la chiusura del tuo negozio, con qualche anno di lontananza e di silenzio, sfociati - nel Duemila - nel ri-incontro a servizio delle nuove testate "giudicarie.com" in online e "il Giornale delle Giudicarie" secondo la tradizionale carta stampata. Di nuovo insieme: tu ancora con l'aria battagliera, che ti apparteneva anche dalle origini toscane, ed io come al solito da semplice topo da scrivania. Tre tappe in periodi del tutto diversi, ma tu sempre con lo stesso entusiasmo, col tuo farti partecipe di ciò che scrivevi, sempre convinto di come vedevi le situazioni, anche se in contrasto con qualcuno. Hai dovuto anche soffrire, perché spesso non sei stato compreso, ed altrettanto spesso non hai trovato una possibile condivisione. Tuttavia, mentre i contrasti sono stati anche visibili e condivisibili, magari pure accesi sotto gli occhi di molti, le tue sofferenze e le offese ricevute, invece, le hai dovute tenere dentro di te e non le hai fatte notare neppure a chi ti era vicino. Fare il "corrispondente" dalla periferia, a servizio di professionisti a servizio delle varie testate "al centro" - spesso incapaci o impossibilitati a calarsi nelle situazioni delle Vallate e nella stessa persona del collaboratore, impegnato solo per hobby, e non certo per contratto - non è certo né facile né leggero, bensì assai impegnativo e sofferto; ma tu l'hai saputo fare fino a poche ore prima dalla tua dipartita, con un assiduità che ti onora, anche se non sempre ti ha concesso le soddisfazioni che ti aspettavi e ti meritavi.

Ecco quello che avrei voluto dirti nei nostri vicendevoli e piacevoli incontri; ma queste considerazioni le ho sempre tenute dentro di me e non ho mai saputo o potuto trovare l'occasione opportuna per dirtelo a voce, con parole di stima e di ammirazione che sentivo per te, come persona e come corrispondente.

Oggi è troppo tardi, lo so, ma forse questa "nostra" testata online troverà qualche benevolo lettore che le condividerà, rinnovandoti la sua amicizia e la sua stima. Me lo auguro di tutto cuore... e che il tuo spirito trovi – ovunque aleggi – quella serenità e quella soddisfazione che hai sempre rincorse per te e anche a nome degli altri e di tutti noi.
Un cordiale e semplice "Ciao, Ettore!" dal vecchio
Musón