Ponte del Doss da Servi,si possono proporre opportune misure tanto per la valorizzazione, quanto per la dissuasione di un suo uso per insani propositi. La lettera di Ennio Lappi
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- Pubblicato Domenica, 24 Aprile 2016 17:36
- Scritto da Ennio Lappi
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Constatata con piacere l'eco suscitata dalla precedente riflessione circa il Ponte del Doss da Servi letta da quasi 4000 visitatori, dopo qualche contestazione giuntami all'orecchio, vorrei aggiungere ancora qualche osservazione. Innanzitutto, se qualcuno contesta il fatto che questo manufatto sia il miglior biglietto da visita delle Giudicarie, non ne conosce la storia; non sa dei sacrifici compiuti dai nostri avi per realizzarlo e della meraviglia suscitata alla sua apertura nel 1923 dopo quasi 80 anni di sforzi delle amministrazioni e sacrifici delle popolazioni del Banale costrette dal crollo dell'antico Ponte del Ballandino ad un lungo e faticoso percorso supplementare per immettersi sulla Stefanea in direzione Sarche. Il primo ponte in ferro fu una vera opera d'arte, sia nel primo progetto del noto architetto Giorgio Wenter Marini, che nella costruzione realizzata con una tecnica per il tempo veramente straordinaria; il ponte attuale, invece, che conserva l'originale ringhiera del primo ponte realizzata su disegno dello stesso Wenter Marini, fu costruito nel 1956 con un sistema totalmente innovativo che richiamò tecnici del settore da tutta Europa tanto che in seguito fu utilizzato su vasta scala; oggi, dopo 60 anni ha bisogno urgente di manutenzione strutturale ed è questa, a mio parere, la cosa più urgente da fare.
In secondo luogo, con soddisfazione, ho capito che quasi tutti sono convinti che le barriere poste in atto sul manufatto, che hanno provocato la mia presa di posizione, poco o nulla possono influire sui propositi dei disperati che intendono porre fine alla loro vita, ma questo non vuol assolutamente dire che non si debba fare tutto il possibile per arginare il fenomeno. A questo proposito ho voluto ribadire il mio pensiero a Pietro Amorth che da anni si batte perché da parte delle amministrazioni vi sia un effettivo interessamento e con il quale pur con contrapposte convinzioni ho sempre avuto cordiali rapporti di amicizia. Assieme abbiamo convenuto che si debba proporre la messa in atto di opportune misure, tanto per la valorizzazione del ponte, quanto per la dissuasione di un suo uso per insani propositi. Misure non costose come l'illuminazione con due punti luce a monte e a valle che ne farebbero risaltare la forma nelle ore notturne anche da lontano, un paio di telecamere e una piazzola di sosta anche per pullman per favorire l'osservazione dei turisti con un'opportuna tabella descrittiva della storia e dei dati del manufatto e, magari con un punto informativo turistico. Insomma, meno il luogo è solitario e meno si presta a cattive intenzioni. Certo non sarà un soluzione definitiva, ma intanto a qualcosa certo servirà.




