Il paesaggio viene modificato in base al cibo che si produce. A Maso Pacomio una tre giorni dedicata a cibo e paesaggio promossa dall'Ecomuseo della Judicaria
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- Categoria: Fiavè
- Pubblicato Venerdì, 02 Maggio 2014 20:03
- Scritto da Ettore Zini
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Il quesito l'ha risolto in apertura di convegno Roberto Bombarda, giornalista e geografo. "E' il paesaggio che viene modificato in base al cibo che si produce". Valli e declivi sono state modificate nei secoli in base alle produzioni locali. Basta pensare a interi territori coltivati a meleti, piuttosto che a vigneti. L'equazione torna.
Ed è stato il primo input di rilievo per la tre giorni organizzata dall'Ecomuseo della Judicaria di Comano Terme, a Maso Pacomio, nel comune di Fiavè, nelle Giudicarie Esteriori. Tema: "Cibo, paesaggio, e ruolo degli ecomusei nello sviluppo locale". Presenti, oltre all'assessore alla cultura della Provincia Tiziano Mellarini, Walter Nicoletti in qualità di coordinatore, Roberto Bombarda (con "La lingua, i segni e le azioni di un ecomuseo"), l'assessore alla programmazione socio-economica della Comunità di Valle Flavio Riccadonna (con "il piano territoriale delle Giudicarie sul paesaggio"), Sergio Valentini per Slow Food del Trentino Alto Adige (con "Cibo buono, pulito e giusto"), Giorgio Tecilla dell'Ufficio Tutela Paesaggio della Pat (con " L'osservatorio del paesaggio in Trentino), Luca Bronzini dello Studio Pan (con "Ecomuseo Judicaria candidato a riserva Biosfera Unesco). Più l'intervento più applaudito dell'antropologo ed esperto di economia di montagna Annibale Salsa, che ha disquisito sulla necessità di mantenere il più intatto possibile la genuinità dei territori montani. Comprese le sue produzioni.

"Piccolo è bello". Purché non venga contaminato da coltivazioni e allevamenti che nulla hanno a che vedere con la tipicità dei luoghi". Un esempio? La razza frisona, importata anche nella campagne del Bleggio, perché grande produttrice di latte. A scapito di razze locali come la Bruno Alpina o la Grigia Alpina, in via di estinzione. Il dibattito è aperto. E anche nei prossimi due giorni il maso della contessa Marina Clerici Rasini, proprietaria di Castel di Campo e dell'omonima tenuta, dove coltiva con amore e sapienza essenze, prodotti tipici di quella rigogliosa terra, ospiterà dissertazioni e analisi sul ruolo della rete degli ecomusei italiani, in relazione al cibo. Sono previsti interventi di: Adriana Stefani coordinatrice degli ecomusei trentini, Lorenza Campolongo della Strada del vino e dei sapori, Elisabetta Doniselli docente di storia dell'arte, Maurizio Tondolo dell'Ecomuseo Acque Gemonese, Lorenzo Berlendis consigliere nazionale slow food. Interverranno anche alcuni produttori locali che porteranno al dibattito il loro contributo di esperienze.
Maso Pacomio è una stupenda e tipica struttura rurale inserita nella tenuta Rasini di Castel Campo. Prende il nome dal contadino che dedicò la sua vita come mezzadro a quell'ambiente e ai terreni circostanti. E' stato restaurato con grandissima cura dai suoi proprietari. Ed è la rappresentazione emblematica di quanto i privati possono fare per il mantenimento e la cura dell'ambiente. La "due giorni" si concluderà domani pomeriggio, con un tavolo di lavoro su cibo e paesaggio e alla partecipazione all'Expo 2015, da parte degli ecomusei presenti. Tra gli ospiti, delegazioni provenienti da Lazio, Sardegna, Emilia Romagna e Friuli.




