Alla scuola primaria di Rango si riscopre la Val Marcia, l'impervia vallata che chiude a sud le Giudicarie Esteriori e le divide dalla Valle di Ledro
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- Categoria: Esteriori
- Pubblicato Sabato, 14 Aprile 2012 11:07
- Scritto da Mario Antolini Musón
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Una eccezionale serata culturale, in una fredda notte ancora invernale, nel Bleggio, nella sala riunioni della nuovissima e funzionale Scuola Primaria di Rango. Per iniziativa della sezione Sat di Fiavé e del nuovo Gruppo culturale "Le Tre Piéf" si è voluto parlare della sconosciuta e dimenticata "Val Marcia": l'impervia vallata che chiude a sud le Giudicarie Esteriori e le divide dalla Valle di Ledro; una valle in cui l'uomo non ha trovato spazi per un qualsiasi tipo di insediamento e lasciata a disposizione solo per il legname ad uso delle popolazioni del Bleggio e dei carbonai, e diventata - per la tradizione - il regno delle streghe.
E proprio sulla storia delle streghe si è soffermato il giovanissimo ma ben preparato responsabile del nuovo gruppo culturale, per rivendicare gli elementi culturali propri delle tradizioni locali, nelle quali si è inserita, per essere tramandata, la saggezza di popolazioni che hanno imparato a vivere sul territorio e con il territorio con intelligenza e saggezza, frutto essenzialmente dei sacrificati condizionamenti dei difficile secoli passati. La attenta e peculiare descrizione delle streghe di Val Marcia ha combaciato con la testimonianza dei carbonai di Bondone, ospiti e protagonisti della serata, che, attraverso la parola di Pierino Mantovani, hanno rievocato le vicende anche tragiche della vita di quelle famiglie che, salite fin lassù provenendo dall'estremo sud della Valle del Chiese, hanno trascorso mesi e mesi in condizioni del tutto disagiate pur di guadagnarsi qualcosa da vivere.
Si è così rivissuta la difficoltà del vivere di non tanti decenni fa, turbata anche dalla tragica morte di una giovane madre, travolta accidentalmente da un tronco appena tagliato per pure ragioni di lavoro: e la voce commossa del relatore è calata sul silenzio della sala nella rievocazione di una bara giunta tra i boschi con una teleferica, e il povero funerale nella chiesetta di Santa Giustina di Balbido con pochi presenti mentre i giovanissimi figli di quella povera madre erano stati lasciati da soli a piangerla sulle isolate falde della Val Marcia.
È stata una serata intensamente vissuta da quanti hanno letteralmente gremito gli ospitali spazi a disposizione, nei quali gli ultimi carbonai di Bondone hanno persino allestito un vero e proprio "poiàt", ossia quell'ammasso di pezzi di legna con al centro il foro pronto a ricevere le brace di accensione, che è proprio di un lavoro che ha luogo su ogni "aiàl", ossia su ogni "podio" (spiazzo appianato) sul quale i carbonai svolgono il loro sacrificato lavoro.
La proiezione di appropriati filmati della Sat di Fiavé e di Gianpaolo Capelli di Baitoni, le voci dei relatori, tutto l'insieme di quanto si poteva e vedere e sentire hanno costituito davvero un momento altamente culturale, nel senso in cui si è potuto constatare con mano come la vita dell'uomo, condizionata dalla fatica del lavoro e delle occupazioni, si elevi molto al di sopra della pura quotidianità e sia fatto di emozioni, di sentimenti, di dono di sè, di vita condivisa col prossimo, di lacrime e di gioie: un patrimonio che il passato ci ha lasciato a piene mani, e che la società attuale deve venirne a conoscenza per saperlo vivere anche nelle diversificate condizioni e circostanze di oggi.
mam