Notizie val Rendena
Duecento rendeneri invadono Mantova. Grande partecipazione al consueto pellegrinaggio alla chiesa di San Martino nella città dei Gonzaga
- Dettagli
- Categoria: Pinzolo
- Pubblicato Martedì, 13 Novembre 2012 23:48
- Scritto da Giuseppe Ciaghi
- Visite: 8334
Il pellegrinaggio a Mantova, l'11 novembre, nella chiesa di San Martino di via Pomponazzo, dove c'è un altare acquistato dagli emigranti rendenesi nel 1600 insieme ad una tomba/ossario dove venivano sepolti i loro defunti, è una tradizione molto sentita in valle, specie a Pinzolo, che 22 anni lo fece consolidare e restaurare insieme alla pala e al tondo a fresco di San Vigilio.
Il gemellaggio con la città dei Gonzaga, la frequentazione reciproca di tante persone, il fatto che vi abiti un bel nucleo di famiglie di origine trentina, la presenza nell'ospedale civile del dottor Marco Collini, primario di maxillofacciale, e di un amico di lunga data come Nanni Rossi, non hanno fatto che sviluppare i rapporti nel tempo e cementarli. Così anche quest'anno i "rendeneri" raccolti lungo la valle hanno riempito tre pullman partiti di buon mattino da Madonna di Campiglio. A loro si sono accodate parecchie automobili private.
Giunti in riva al Mincio, accolti dentro la chiesa dall'attuale sindaco di Mantova Nicola Sodano e da alcuni suoi predecessori, hanno ascoltato la messa celebrata da don Mario Bravìn, accompagnata dai cori parrocchiali di Campiglio e di S. Antonio di Mavignola. Ai lati gli Schuetzen, gli alpini, gli stendardi; sullo sfondo la banda di Pinzolo. L'omelia, i discorsi di quello di Mantova e del sindaco di Pinzolo, intervenuto con gli assessori Luciano Caola e Isidoro Pedretti e il consigliere Carola Ferrari, e di altre autorità, hanno fatto riflettere sugli aspetti e le condizioni di chi è costretto a lasciar casa sua per cercarsi lavoro e creato una calda atmosfera improntata alla solidarietà. Cerimonia conclusa dal saluto della banda.
Quindi visita al "Museo della città" dentro palazzo Sebastiani e trasferimento a Moglia per il pranzo, consumato in un simpatico convivio insieme a parecchie persone di quella borgata, diverse delle quali erano state ospitate a Pinzolo subito dopo il terremoto che aveva distrutto la parte vecchia dell'abitato. Ultima tappa a Poggio Rusco, cittadina che nell'immediato dopoguerra rifornì Pinzolo di carne bovina, mandò vacche vive in cambio di tronchi di legname necessari alla ricostruzione delle sue case. Operazione gestita dall'allora sindaco Romedio Binelli, classe 1918, che non è voluto mancare alla cerimonia ed è stato festeggiatissimo. Scambio di doni fra le autorità e concerto della banda comunale di Pinzolo, appaluditissimo, all'auditorium comunale prima del rientro.