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Ride la luna ciara... l'irresistibile bellezza dei ricordi

ride la luna ciara sora castel toblin - foto Matteo Ciaghi 

Ride la luna ciara. Come dimenticarla. Non è solo una canzone per me è un piacevolissimo ricordo. Papà alla guida, mamma al posto del navigatore, io e le mie due sorelle sul sedile dietro della Carolina, la Renault 4 bianca che ci portava senza fretta dappertutto. Non c'era viaggio a Trento che non si cantasse la Serenada a Castel Toblino. Io ero piccolo e stavo male in macchina su quella strada tutta a crozi, e tutti in famiglia facevano a gara per farmi cantare, era il nostro travelgum.
Ride la luna ciara/ sora Castel Toblin; mi 'ncordo la chitara, ti 'ncorda 'l mandolin/ e nente 'n barca.
Dal vento senza remo, ne lasserem portar/ e allegri canteremo/ fazendo risonar/ la Val del Sarca.
E quando en mez al lach la melodia / passerà 'n sol minor/ mi te dirò le pene del me cor... e qui immancabilmente la canzone veniva interrotta. Non mi capacitavo di cosa potessero essere ste pene del me cor... Le uniche penne che conoscevo erano quelle del tacchino ruspante che scorrazzava allegramente nel giardino vicino a casa e che ci intimoriva assai. E quindi il finale lo dettavo io. "Mi te dirò le penne, le penne del tachin..." Una triste fine per la serenata, ma un ricordo prezioso per me anche dopo molti lustri.

E alla vista di quella splendida luna ciara, nonostante l'ora tarda, i molti chilometri percorsi per andare alla Sellaronda Marathon Ski e la palpebra calante, non ho resistito. Mi sono fermato a guardarla...