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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

Val Daone, lago di Malga Boazzo

Val Daone Lago Boazzo

Val Daone, lago di Malga Boazzo

Al di là della postazione dove ho scattato questa fotografia, attraversata la strada per Malga Bissina, c'è un ristorante dove ho avuto occasione di sentire le parole di due cacciatori. Il più anziano, si capiva, era più ricco di esperienza, ed era di ritorno da una ricognizione in montagna per osservare un branco di camosci.

Mi è venuto in mente il racconto di Erri De Luca, Il peso della farfalla: "L'uomo girò intorno a mezza montagna, poi scalò una fessura che si allargava a spacco, da poterci star dentro con il corpo. Diventata larga quanto la bocca di un camino, il fiato nell'ombra usciva a vapore. Superò in scalata la quota del branco, proseguì in alto fino a un terrazzino. Da lì un sentiero stretto girava intorno alla parete. Lo percorse fino a scorgere in basso il pascolo dei camosci. Il suo odore se ne saliva in alto, lontano dalle loro narici. [...] L'uomo si stese sui sassi sopra il precipizio, allungò il collo oltre il bordo, fiutò l'aria all'uso dei camosci."

Da giovane andavo sempre in ferie in settembre e ne approfittavo per assistere all'apertura della caccia. In quel giorno di novembre, in quel ristorante, ho ritrovato le stesse parole, le stesse posture, gli stessi sguardi distanti nel rivivere, attraverso le lenti del binocolo, l'attesa del grosso solitario già avvistato da tempo.
Il giorno dopo ha nevicato in Val Daone e chissà se il maturo cacciatore è riuscito a prendere il re della montagna.

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli, Milano, 2010, p. 28.