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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

San Lorenzo in Banale, veduta generale, 2013

San Lorenzo in Banale Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, veduta generale, 2013.

"Il paesaggio storico, pur turbato dal livellamento della moderna edilizia, s'inserisce nell'andamento del caratteristico ambiente. Le ville hanno mantenuto taluni loro precisi caratteri (ballatoi, sovrastrutture lignee, portali, androni, aie, ecc.), specie Senaso e Dolaso, considerate anche frazioni."

(Gorfer 1975, p. 473)

Quante cose sono cambiate dal 1975: la descrizione di Gorfer segnala già una "...moderna edilizia..." creata sovente con le rimesse degli emigranti, ma anche da un certo benessere indotto, nel secondo dopoguerra, dai grandi lavori della Società Idroelettrica Sarca Molveno (SISM).
Gorfer descrive una situazione ancora legata alla cultura millenaria del contadino di montagna che presto sembrerà sparire con l'arrivo dell'asfalto, del cemento, degli intonaci sgargianti, dei rifacimenti
in stile, impropri alla nobile tradizione edilizia delle Giudicarie esteriori. Ma una traccia che quel mondo è tutt'oggi vivo è data dalla presenza, presso ogni abitazione, dell'orto con le cipolle, le
carote, la cicoria, tanti tipi di insalate, i pomodori, i fagioli, qualche fiore e dal campetto di patate.

Un buon aiuto all'economia famigliare che diventa spesso un sano passatempo e contemporaneamente mantiene il legame con la faticosa terra degli avi, anche se, purtroppo, quei fazzoletti sottostanno anche loro all'inflessibilità della legge.