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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

San Lorenzo in Banale, loc. Deggia, 2013

1 Deggia San Lorenzo in banale - Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Deggia, 2013.

"Un tronco della strada romana che viene dal Banale, conduce a Ranzo (via S. Vigilio): passa per le case di Deggia, m 619, con la bianca chiesetta santuario della Madonna di Caravaggio eretta nel 1862 e rimaneggiata nel 1894; [...] Frequenti sono i ricordi dell'intenso traffico del passato: cippi mortuari, croci, rocce levigate e intagliate dalle ruote dei carri e dalle slitte, qualche scritta grafita o incisa."
(Gorfer, p.475)

Molti anni fa, era un primaverile giorno di maggio del 1972, sono partito per San Lorenzo per salutare delle persone e fare qualche foto. Arrivato in paese non trovo anima viva: silenzio, case sbarrate, finestre chiuse. Ho fatto un paio di giri, mi sono recato dalle persone che conoscevo: nessuno, nemmeno un cane. Finalmente incrocio alcuni giovani e chiedo informazioni: "...sono tutti alle Rogazioni a Deggia... ".

Lascio la macchina alle Moline perché la salita per Deggia era ancor più ardua di adesso. Arrivo sul piazzale della chiesetta e trovo qualche anziano e, dopo un caloroso saluto, mi spiegano che gli altri sono in processione. Ed ecco arrivare dei chierichetti: uno porta la croce astile, un altro il turibolo, il parroco benedice la terra, la processione passa tra i muretti a secco che delimitano i prati e le figure da lontano sembrano muoversi senza camminare. Dopo la funzione si fa festa ed io riconosco molte fisionomie e volti riuniti tutti insieme, che parlano, scherzano, ridono, crocchi di donne, alcune in nero con il fazzoletto in testa, altre più giovani sfoggiano colori più chiari, ma non sgargianti; i bambini non perdono l'occasione di dare vita, con un intenso gridio simile a quello dei rondoni che volano nei pressi della parrocchiale di San Lorenzo, a vivaci giochi.

Quel giorno indimenticato sono stato osservatore e fotografo di un mondo ancora legato alle proprie millenarie credenze. Rileggendo recentemente Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, vi ho ritrovato quella esperienza che mi ha fatto rammentare gli uomini e le donne della mia giovinezza.