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Cittadini del Mondo

Da alcuni anni, presso la Comunità delle Giudicarie, è attivo un gruppo di lavoro composto da persone provenienti da vari Paesi e da alcuni volontari che, alla luce del Piano sociale di Comunità, si ritrova a scadenze programmate per approfondire aspetti relativi al tema della convivenza e della vicinanza tra culture e condividere alcune iniziative.
Quest'anno il gruppo si è impegnato per costruire, con la collaborazione della stampa, uno spazio di informazione su questioni che possono essere di interesse non solo delle persone straniere ma di tutti i cittadini delle Giudicarie.
Questa rubrica, nata grazie alla disponibilità di Matteo Ciaghi e di Giudicarie online, è un primo risultato del nostro lavoro e speriamo possa rappresentare un piccolo contributo per una positiva convivenza di tutti i Cittadini del mondo nella nostra comunità.

Progetto "conosci-mi" – cinformi: Incontro di formazione sui diritti e doveri e sull'accesso ai servizi pubblici o privati da parte dei cittadini stranieri

CONOSCI-MI-Incontro-di-formazione

Si è svolto a Tione presso la Casa della Comunità delle Giudicarie un incontro inserito nel "Progetto Conosci-mi", gestito su tutto il territorio provinciale dal Cinformi (Centro Informativo per L'Immigrazione del Dipartimento Salute e Solidarietà Sociale della Provincia Autonoma di Trento).
Si tratta di un progetto cofinanziato dal Fei (Fondo europeo per l'integrazione dei cittadini di Paesi terzi) e dal Ministero dell'Interno.
L'obiettivo dell'incontro è stato quello di fornire informazioni rispetto al fenomeno migratorio in Italia e in Trentino, focalizzando poi l'attenzione sulle caratteristiche dell'accesso ai servizi pubblici da parte dei cittadini di origine straniera, al fine di rilevarne eventuali criticità e proposte, anche attraverso il lavoro di gruppo dei partecipanti.
L'incontro si è aperto con il saluto di Luigi Olivieri, Assessore alle politiche sociali e salute della Comunità delle Giudicarie, che ha affrontato il tema del fenomeno migratorio nelle Valli Giudicarie, esplicitando le risorse presenti sul territorio.
All'incontro ha partecipato un gruppo di diciassette persone, all'interno del quale erano presenti sia professionisti dei vari settori (amministrativo, scolastico, sociale, etc..) che cittadini stranieri. L'eterogeneità di tale gruppo ha permesso di fare emergere punti di vista diversi rispetto al tema discusso.
Alcuni dati rispetto al fenomeno migratorio
Si riportano alcuni dati sul fenomeno migratorio in Italia, in Trentino e in Giudicarie.
In Italia la popolazione straniera, al 31.12.2013, è pari all'8,1% dei residenti e caratterizzata, nel complesso, da una maggiore componente femminile (52,7%). I cinque Paesi maggiormente rappresentati sul territorio nazionale sono: Romania, Albania, Marocco, Repubblica popolare cinese e Ucraina.
Per ciò che riguarda invece specificatamente il Trentino, il fenomeno dell'immigrazione ha iniziato ad assumere un certo rilievo dagli anni '90. I cittadini stranieri residenti al 31.12.13 in Trentino rappresentavano il 9,5% della popolazione, anche in questo caso con una maggiore componente femminile (53,1%). Le prime cinque nazionalità presenti sul territorio trentino sono: rumena, albanese, marocchina, macedone e moldava. I motivi del soggiorno in Trentino sono da ricondursi a: lavoro (49,7%), famiglia (44,5%), studio (3,3%) e altri motivi (2,5%). Negli ultimi anni si è assistito a un'importante riduzione degli ingressi per motivi di lavoro, mentre proseguono quelli per ricongiungimento familiare. I bambini nati da stranieri o da coppie miste nell'anno 2012 sono stati il 18,4% del totale dei nati. Si è passati inoltre da un'immigrazione soprattutto maschile e stagionale, a un'immigrazione più stabile, sia nel lavoro che sul territorio.
Nella Comunità delle Giudicarie gli stranieri residenti sul territorio al 31.12.2013 rappresentano l'8,3% del totale della popolazione, con forti differenze nella distribuzione nelle varie zone del territorio. I primi cinque Stati rappresentati in Giudicarie sono: Romania, Albania, Macedonia, Marocco e Pakistan.

CARATTERISTICHE DEL SOGGIORNO IN ITALIA
La normativa che regola il soggiorno in Italia è basata sulla differenziazione tra cittadini comunitari ed extra-comunitari. Il termine extra-comunitario indica qualsiasi cittadino proveniente da uno Stato che non fa parte dell'Unione Europea.
I cittadini dell'Unione Europea hanno diritto a soggiornare in Italia per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento di identità valido per l'espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza. Per un soggiorno superiore ai tre mesi, il cittadino dell'Unione Europea e i suoi familiari devono iscriversi all'anagrafe della popolazione residente e produrre la documentazione attestante il motivo del soggiorno (lavoro subordinato o autonomo, residenza elettiva, studio o formazione professionale, famiglia).
I cittadini non comunitari, invece, per entrare in Italia necessitano di un passaporto e del visto d'ingresso (per gli Stati per i quali è richiesto) e devono dimostrare di avere adeguati mezzi di sussistenza (quando richiesti, come nel caso di visto d'ingresso per studio) e l'assenza di motivi ostativi (assenza di condanne in base alle norme vigenti)

IL VISTO D'INGRESSO
Il visto d'ingresso è un'autorizzazione rilasciata dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane dello Stato di origine o di stabile residenza dello straniero, che viene apposta sul passaporto e consente al cittadino straniero di entrare in Italia. Entro otto giorni lavorativi dal suo ingresso, lo straniero deve richiedere il rilascio di un permesso di soggiorno della tipologia indicata dal visto d'ingresso.
Esistono visti d'ingresso di breve durata, che autorizzano al soggiorno per un massimo di 90 giorni (visti di tipo C: turismo, affari, culto ecc.); se vengono concessi da un Paese aderente all'accordo di Shengen, questi visti consentono, entro i limiti suddetti, di soggiornare anche negli altri Paesi facenti parte dell'accordo. Esistono inoltre i visti di lunga durata (visti di tipo D: lavoro subordinato, lavoro autonomo, ricongiungimento familiare ecc.), che permettono l'ingresso e la permanenza in Italia per tempi lunghi, per lo stesso motivo indicato nel visto.
Attraverso il cosiddetto "Decreto flussi", lo Stato italiano regola annualmente le "quote" di extracomunitari che possono entrare in Italia per motivi di lavoro (subordinato o autonomo). Data la crisi economica presente in Italia negli ultimi anni, tali ingressi sono stati fortemente ridotti e limitati, per lo più, ai lavoratori stagionali. Il permesso per lavoro stagionale ha una durata minima di venti giorni e una massima di nove mesi; il lavoratore che abbia già svolto lavoro stagionale e abbia lasciato l'Italia alla scadenza del permesso ha diritto alla precedenza per il rientro per l'anno successivo.


IL PERMESSO DI SOGGIORNO
Il permesso di soggiorno è un documento che autorizza il cittadino straniero a soggiornare in Italia per un tempo determinato e va richiesto, come già detto, alla Questura entro otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia.
La durata del permesso di soggiorno è quella prevista dal visto d'ingresso (se richiesto) e non può essere comunque superiore a:
-nove mesi per lavoro stagionale;
-un anno per la frequenza di un corso per studio o per formazione debitamente certificata (rinnovabile annualmente nel caso di corsi pluriennali) e per lavoro subordinato a tempo determinato;
-due anni per lavoro subordinato a tempo indeterminato, per lavoro autonomo e ricongiungimento familiare.
Vi è inoltre il permesso di soggiorno CE (ex carta di soggiorno), ovvero un permesso di soggiorno di lunga durata, che conferisce maggiori tutele e parità di accesso al cittadino straniero rispetto a quello italiano per ciò che concerne prestazioni assistenziali di carattere economico (ad esempio in caso di maternità). Può essere concesso per motivi di lavoro alle persone straniere presenti in Italia da almeno cinque anni con regolare permesso di soggiorno, che abbiano avuto un reddito nell'anno precedente non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale e che non abbiano precedenti penali. E' inoltre subordinato al superamento di un test di lingua italiana (A2). Per ottenere il permesso UE anche per i familiari, oltre ai requisiti precedentemente elencati, è necessario dimostrare un reddito sufficiente in relazione alla composizione del nucleo familiare, avere una certificazione anagrafica che attesti il rapporto familiare con il coniuge, i figli o i genitori ed essere in possesso dell'idoneità alloggiativa rilasciata dal Comune di residenza o dall'Azienda Sanitaria.

IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
Il cittadino straniero, titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso di soggiorno con durata non inferiore a un anno rilasciato per lavoro subordinato, autonomo, per asilo, per studio, motivi religiosi, motivi familiari e per protezione sussidiaria, può richiedere di essere raggiunto in Italia dai parenti più stretti, secondo il principio della salvaguardia dell'unità familiare. I familiari per i quali è previsto il ricongiungimento familiare sono: il coniuge; i figli minori (anche del coniuge o nati fuori del matrimonio) di genitori non coniugati ovvero legalmente separati, a condizione che l'altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso; i figli maggiorenni a carico, ove non possano provvedere al proprio sostentamento a causa dello stato di salute che comporti l'impossibilità permanente a farsi carico delle proprie esigenze primarie; i genitori a carico che non dispongano di un adeguato sostegno familiare nel Paese di origine o di provenienza. E' necessario inoltre dimostrare la disponibilità di un alloggio idoneo.
I richiedenti asilo sono le persone che, in fuga dal proprio Paese per timore di essere perseguitate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, presentano domanda di protezione internazionale. A seguito della presentazione di tale domanda, essi rimangono in attesa che venga riconosciuto loro lo status di rifugiato o di altra forma di protezione. In merito a ciò, è presente una normativa molto dettagliata e restrittiva.

LA CITTADINANZA ITALIANA
La cittadinanza italiana si basa sul principio dello "ius sanguinis" (diritto di sangue), in virtù del quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è automaticamente cittadino italiano. E' possibile inoltre ottenere la cittadinanza italiana risiedendo legalmente e ininterrottamente in Italia dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età.
La cittadinanza italiana può essere ottenuta anche a seguito della convivenza in Italia con un coniuge italiano per almeno due anni (ridotti ad uno se nascono dei figli) oppure a tre anni di matrimonio se residenti all'estero. Può essere acquisita, inoltre, dopo aver maturato dieci anni di residenza legale in Italia e dimostrando di avere un reddito sufficiente (8.500 euro annui), in assenza di precedenti penali. Per i cittadini di uno Stato appartenente alla Comunità Europea sono sufficienti quattro anni di residenza legale, mentre per gli apolidi e i rifugiati sono necessari cinque anni di residenza, così come per i maggiorenni adottati da cittadini italiani.

Il lavoro di gruppo

I partecipanti sono stati divisi in due sotto-gruppi (gruppo A: persone autoctone e gruppo B: persone straniere), al fine di rilevare i diversi punti di vista in merito alle criticità di accesso dei cittadini di origine straniera ai servizi pubblici e di raccogliere eventuali proposte.

Le criticità individuate dal gruppo A (persone autoctone) rispetto all'accesso ai servizi pubblici da parte delle persone straniere sono state le seguenti:
- bassa partecipazione e poca comprensione rispetto all'importanza della partecipazione;
- atteggiamento "utilitaristico" della persona straniera rispetto ai servizi;
- preferenza dell'aiuto materiale rispetto al sostegno culturale;
- maggiore informazione sui diritti (spesso incompleta e confusa) e minore sui doveri;
- maggiore vulnerabilità sociale;
- rigidità dei servizi a fronte dell'eterogeneità delle culture;
-non preparazione degli operatori degli sportelli rispetto alle differenze culturali.

Le soluzioni proposte dal gruppo A sono state:
- partire dai bambini per coinvolgere le famiglie;
- incrementare le opportunità di scambio;
- incrementare le occasioni di incontro (ludico, ricreative, etc..)
- formazione interculturale degli operatori orientata alla flessibilità e alla sensibilità.

Le criticità individuate dal gruppo B (persone straniere) sono state le seguenti:
- difficoltà di accesso dei ragazzi di origine straniera a scuole diverse da quelle professionali;
- scarsità di occasioni di formazione estiva e di accesso ai lavori estivi per i ragazzi stranieri di seconda generazione;
- poche opportunità lavorative per i cittadini stranieri;
- atteggiamento diffidente degli operatori nei confronti degli stranieri;
- costi per il rinnovo dei permessi di soggiorno;
- difficoltà di accesso agli alloggi ITEA;
- poco spazio per gli stranieri nei lavori socialmente utili;
- difficoltà a coprire le spese per i vari servizi (es. mensa, rifiuti, etc.).

Le soluzioni proposte dal gruppo B sono state:
- organizzare corsi supplementari per l'apprendimento della lingua;
- organizzare incontri per le donne arabe;
- possibilità di esonero per i disoccupati dal pagamento di alcune utenze.

Al termine del lavoro di gruppo, i partecipanti ne hanno condiviso gli esiti in un clima di positivo e proficuo scambio di opinioni e di rispetto reciproco.