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Elezioni nazionali 2013: «...fare delle scelte per salvare quanti si guadagnano il pane col sudore, che "producono" con il loro lavoro quotidiano, per mantenere dignità e decoro a sé e ai propri famigliari»

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Il 24 e il 25 febbraio noi cittadini italiani siamo chiamati a votare - purtroppo non ancora a scegliere chi ci piace e chi vorremo - i personaggi destinati a rappresentarci in Parlamento. Nemmeno un governo di "tecnici", chiamato ad assumere (in teoria senza dover rispondere a nessuno, ma in pratica... ai poteri che ben conosciamo) quei pochi provvedimenti necessari a restituire ai cittadini la facoltà di decidere del proprio futuro insieme ad un minimo di democrazia e al rispetto delle istituzioni, ha avuto il coraggio, o meglio l'intenzione, di liberarci dal "porcellum" (nonostante un referendum alle spalle), di limitare il numero dei mandati dei politici, di mettere un tetto agli emolumenti degli eletti, di impedire le candidature degli inquisiti e condannati dai tribunali.
Non solo, ma diversi suoi componenti sono addirittura scesi in campagna elettorale. Ovviamente in omaggio alla loro conclamata terzietà! Così che il panorama delle candidature eccellenti si è arricchito di un liberista, pronto a patteggiare alla chiusura delle urne con un libertino o un liberale pur di condurre in porto gli interessi di quello che da sempre è stato il suo mondo, quello dei "bocconiani", della finanza internazionale, della Confindustria e dei poteri forti, fatto troppo spesso di manager che speculano sui capitali, sulle merci e sugli immobili, che distruggono l'ambiente, ammorbano l'aria e ammalano chi ci vive.

A scapito di quanti si guadagnano il pane col sudore della fronte, che "producono" con il loro lavoro quotidiano, tenace, fin eroico per mantenere dignità e decoro a sé stessi e ai propri famigliari. L'aver mantenuto intatte le condizioni dei governi precedenti, aggravate per di più da salassi fiscali particolarmente onerosi per le classi più sprovvedute, per "salvare le banche" e chi vi sta dietro, credo la dica lunga sulla qualità e sugli obiettivi del governo dei professori, del "neo liberismo" e del "libero mercato" e dei pericoli che incombono sopra le nostre teste e sull'avvenire nostro e dei nostri figli.

Fin a quando la politica, quella seria, non sarà in grado di indirizzare l'economia e la finanza, andremo sempre peggio, non saremo mai liberi, dovremo subire le "manovre" e le furbate di chi ha il portafoglio pieno e dei (pre)potenti di turno, e vivere sempre in ansia, nel timore del peggio.
Sono condizioni in cui si fa fatica ad operare. E noi cooperatori lo sappiamo bene, specie in questi ultimi tempi, con le casse rurali subissate di restrizioni, con le famiglie cooperative chiamate come non era mai accaduto ad aiutare soci e clienti, a mantener vivi paesini abbandonati dai servizi più elementari e a garantire posti di lavoro sicuri, con le cooperative sociali impegnate ad assistere disabili, ammalati ed anziani...ne siamo consapevoli.

Così come siamo consci anche dei valori che ci hanno sempre aiutato a superare congiunture difficili. Certo, davanti a un simile panorama la voglia sarebbe quella di non recarsi al seggio in segno di protesta.
Invece il nostro invito è quello di non rinunciare a un diritto fondamentale quale quello del voto. Dobbiamo sforzarci di scegliere il male minore, di appoggiare per quel poco che ci è concesso persone degne di stima, uomini, donne e giovani che abbiano dimostrato di possedere i nostri princìpi e i nostri valori.