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Il mio intervento all'assemblea della Famiglia Cooperativa di Pinzolo

Chiedo di intervenire sulla relazione letta dal Presidente Mauro Cominotti, perché alcune affermazioni che vi compaiono, oltre ad altre apparse sulla stampa nei giorni scorsi, richiamano quanto fatto da chi l'ha preceduto, presidenti, amministratori e direttori, ed esprimono un giudizio negativo sul loro operato.
Mi riferisco all'acquisto di casa Ferrari, edificio e pertinenze che confinano a sera con il Verde e Blu di Pinzolo, ritenuto un acquisto inutile e non strategico per la nostra Famiglia cooperativa, e ai giudizi sulla struttura che ospita l'Ingross al Colarìn di Madonna di Campiglio, considerata una palla al piede, capace solo di creare perdite. Sarebbe da alienare; magari per comperare 800 metri quadrati commerciali a Giustino.

Il cavalier Vigilio Maffei Zémina, realizzato il negozio del Verde e Blu a Pinzolo, considerava fondamentale per la Famiglia cooperativa e per il potenziamento futuro di quel negozio l'acquisizione di casa Ferrari. Per tanti aspetti, per la possibilità di costruire a confine, (che ci venne negata quando ristrutturammo l'edificio, altrimenti avremmo potuto ampliare il piano terra di 200 mq e renderlo più funzionale), di aver uno spazio per i parcheggi, di pensare ad un progetto complessivo di più ampio respiro, di cui, si badi bene, affidammo il progetto all'ingegner Malpocher ottenendo pure la disponibilità dell'amministrazione comunale ad inserirlo nel PRG. Da ultimo infine - riflessione non meno importante - perché il buon senso e la cultura dei nostri padri ci hanno sempre insegnato che un pezzo di terra accanto a casa propria va sempre acquisito. Anche a costo di sacrifici. Per un domani, per i figli. Non si sa mai cosa potrà accadere in futuro. Si diede da fare il buon Zémina, ma non riuscì nell'intento. Vi si cimentò più tardi il dottor Pio Bruti, che gli era subentrato. Anche lui invano. Ci provai io, (ricordo che l'ingegner Malpocher, l'allora direttore Maurizio Rossini e il cav. Filippo Maturi, che era vicepresidente, si recarono persino a Londra a perorare la causa). Senza ottenere che promesse.
Proprio Maturi da presidente riuscì ad acquisirla verso la fine del suo mandato. Gli subentrò Mauro Cominotti. E di quella casa non si è più sentito parlare, se non in male, fino alla relazione di oggi. Dalla quale si evince che i presidenti Vigilio Maffei, Pio Bruti, Giuseppe Ciaghi e Filippo Maturi, insieme ai direttori Enzo Gualdi, Attilio Martello, Maurizio Rossini e Ornello Binelli, che avevano considerato strategico per la cooperativa l'acquisto di casa Ferrari erano tutti degli sprovveduti.

Ho sentito dire, voci sia chiaro, a giustificazione, che lì non si può far niente, per via del Prg. Vorrei ricordare che la F. Cooperativa è fra quegli enti, ritenuti, a torto o a ragione, di interesse pubblico, come del resto gli alberghi, che hanno diritto a deroghe e varianti nel Prg. Non mi sembra che l'assessore comunale al patrimonio che siede da 9 anni nel nostro consiglio di amministrazione e che oggi si candida per la presidenza, si sia adoperato in questa direzione. Per la verità, a dirla tutta, sappiamo che se si vuole si può. A Pinzolo abbiamo visto terreni verdi diventar rossi, baite in montagna diventar palazzi, deroghe e varianti concesse a tutti. Si vuole che un'amministrazione civica l'avrebbe negata alla Famiglia cooperativa, un'azienda che dà lavoro a 150 dipendenti? Mi auguro che il prossimo Cda prenda in mano la situazione. Non è mai troppo tardi.
Ed ora veniamo al Colarìn, dove si è realizzata una struttura che ospita parte dell'Ingros Rendena. La sua gestione oggi creerebbe buchi nel bilancio. Appunto la sua gestione..... Ad acquistare quel terreno fu il consiglio che presiedevo, sentita l'assemblea dei soci, cui avevo illustrato le ragioni del progetto. Tengo a precisare, sentita l'assemblea dei soci ed accertata la volontà dei soci, non sulle loro teste, all'oscuro di tutto. Allora si lavorava con la massima trasparenza e i soci venivano informati di tutto, anche con un foglietto che si chiamava "Due parole in famiglia". La realizzazione di un Ingros al Colarìn ci avrebbe consentito di liberare il negozio di Pràmagnàn dell'ingrosso, di ampliarlo e dotarlo di una macelleria, visto che la sede di Piazza Righi non sarebbe più stata raggiungibile in auto dopo la pedonalizzazione del centro storico e di rendere inoltre più funzionale il parcheggio, situato proprio davanti al bivio per il Palù. Gli albergatori al Colarìn avrebbero avuto a disposizione un assortimento più ampio e la possibilità di parcheggiare fuori dal traffico della statale. L'edificio avrebbe potuto ospitare alcuni letti per i dipendenti che venivano da fuori paese e una cucina ove scaldarsi i pasti. Il progetto in un'ottica di sviluppo prevedeva lo spostamento definitivo di tutto l'Ingros a Madonna di Campiglio, dove c'è il core business della clientela, con alberghi ristoranti e rifugi ,e la trasformazione dell'attuale sede di Giustino in un grande store, un supermercato di circa 1.200 metri capace di attrarre clientela da tutta la valle, e non solo. Il tutto era supportato da uno studio di mercato che avevamo commissionato a un'equipe di specialisti del settore. Concordo che due ingrossi, quando non ce n'è bisogno possono generare dei costi aggiuntivi. Un nota però mi sia concessa sulla gestione dell'Ingros del Colarìn. La prima cosa sarebbe stata di segnalarne l'esistenza, con dei cartelli sulla strada, con delle frecce a indicare il percorso per raggiungerlo. Sfido parecchi soci della Rendena a recarsi a Campiglio e a individuarlo in poco tempo. Infine la realizzazione di un supermercato nello stabile che oggi ospita l'ingrosso a Giustino sarebbe stato strategico per contenere l'arrivo di altri competitors in Rendena, quali appunto Poli, o comunque di farli riflettere prima di affrontare certi investimenti. Vorrei ricordare che questi ragionamenti e questi progetti vennero fatti ed assunti in consiglio di amministrazione quand'ero io presidente, oltre dodici anni fa. Che cosa se ne è fatto. Si tratta comunque di un progetto ancora fattibile, che spero venga preso in considerazione, senza andar ad acquistare altri 800 metri commerciali nelle vicinanze, come vorrebbe il presidente Mauro Cominotti in nome dello sviluppo. La sua realizzazione avrebbe anticipato polemiche, situazioni incresciose, soldi agli avvocati per ricorsi destinati purtroppo solo a creare polvere negli occhi. Il primo sviluppo è valorizzare le risorse e i gioielli che si hanno in casa. Spero che queste mie considerazioni facciano riflettere il presidente e il consiglio che si insedieranno. Innovazione, anticipare gli altri sui progetti con fantasia e creatività sono sempre state carte vincenti nel commercio. Non mi sembra che in questi anni lo si sia fatto, almeno con convinzione e capacità. La novità è stata l'acquisizione di un negozio a Trento, di cui però noi soci non siamo stati informati di niente, neanche nelle assemblee. L'abbiamo appreso dalla stampa.
Vi chiedo ancora un momento di attenzione sull'ipotetico acquisto di 800 metri di negozio a Giustino, che il consiglio avrebbe impedito con tre consiglieri contrari e un'astensione per conflitto di interesse: Credo quella dell'ing. Riccardo Maturi, vicepresidente della Cassa Rurale, impegnata nell'operazione. Cominotti l'avrebbe giustificata con la necessità di creare sviluppo e di contrastare Poli. Con l'alienazione del Colarìn e senza tener conto delle riflessioni che vi ho fatto un momento fa, potrebbe essere una soluzione. Però la relazione letta dal presidente non porta le obiezioni mosse dai consiglieri. E in merito vi confesso che è la prima volta nella storia secolare della Famiglia cooperativa che vengono portate in consiglio le responsabilità singole dei consiglieri. Le decisioni vengono sempre adottate dal consiglio nella sua interezza. La precisazione comunque ci ha consentito di identificare chi si è astenuto per conflitto di interessi, cioè l'ingegner Riccardo Maturi. Mi sono posto una domanda, che penso legittima, cioè se in tale condizioni non si sia trovato anche il presidente Mauro Cominotti visto che il complesso sarebbe stato progettato da suo fratello, e quale sia stato il comportamento del presidente del nostro collegio sindacale, Flavio Maestranzi, pure lui legato alla società Le Serre. Aggiungo che tale complesso sarà pronto, se iter burocratici e licenze fileranno lisci, tra non meno di qualche anno.
Ora mi domando se fosse stato proprio necessario proporre tale acquisto a fine mandato o non sarebbe stato più corretto lasciare al consiglio subentrante decidere in merito. Sembra una caratteristica del presidente Cominotti quella di assumere certo tipo di decisioni a fine mandato. Vorrei ricordare tre anni fa la sua decisione di passare a DAO - e in ciò purtroppo allora supportato con convinzione da Luciano Caola ed Elisabetta Maturi - senza accettare un confronto con i soci, confronto che fece di tutto per eludere nonostante le 200 firme raccolte fra costoro. Per fortuna servirono a dissuaderlo e siamo rimasti in Sait, in coerenza con la nostra storia e le nostre tradizioni. Non vorrei che la sua candidatura a consigliere sia legata all'acquisto di Giustino.
Operare in famiglia cooperativa, nella cooperazione tutta,significa mettersi a disposizione della propria gente, sforzarsi di fare il bene dei soci, dei dipendenti e del territorio inteso come associazioni e quant'altro, essere al servizio degli altri e non per gestire potere e, se dell'occasione, portare avanti interessi privati.
Ai dipendenti, che ringrazio per l'impegno e la professionalità, voglio dire di non temere per i loro posti, che il futuro loro e della nostra F.C sta nelle loro mani, nella loro capacità di andare incontro alle esigenze dei soci, nel loro modo di trattarli più che nelle operazioni immobiliari, che pure hanno la loro importanza.
Documento da metter agli atti, nel verbale della relazione dell'assemblea.