C'è una "scuola/museo" a Rango. Può essere distrutta?
- Details
- Category: Esteriori
- Published on Saturday, 16 June 2012 01:11
- Written by Mario Antolini Muson
- Hits: 6006

Nei tempi che furono in ogni piccolo villaggio anche delle Giudicarie vi erano scuole sparse un po' ovunque: piccole aule - le rimaste famose "pluriclassi" - in cui magari sedevano insieme bambini e bambine dai 6 ai 14 anni magari affidate quasi sempre ad un'unica insegnante (quasi sempre qualche giovane maestrina appena diplomata), che doveva arrivarvi a piedi e che doveva adattarsi ad alloggiare in fredde e solitarie stanzette prive di tutto.
Quei tempi sono state riportati alla luce dall'intraprendenza di un appassionato volontario ricercatore del passato - Tomaso Iori da Bivédo - il quale ha trovata vuota ed inutilizzata la vecchia aula scolastica di Rango, nella parte più a monte del Bleggio Superiore, ed è riuscito a farla rivivere con sussidi didattici del buon tempo antico: vecchi banchi, quaderni, registri, cartelloni, penne e pennini che rievocano agli stupiti sguardi dei bambini del Duemila tutto un affascinante mondo che era stato patrimonio vivo dei loro nonni.
Una nicchia davvero emblematica, diventata méta di una lunga serie di visitatori, specie scolaresche, che giungono fin lassù, a 799 metri di quota, per immergersi, almeno per qualche attimo, in un'atmosfera che si può respirare ormai solo lì, dove permangono vive le tracce palpabili di quello che è stato il mondo vivo e vero di tanti anni fa.
Ed ora la notizia che - forse anche per necessità in se stesse comprensibili e lodevoli - si vuole tutto distruggere. Purtroppo la modernità che avanza inesorabilmente con le sue richieste e le sue esigenze tecniche vuole trasformare quelle vecchie mura in qualcosa di diverso, sotto l'abile regìa di architetti e di ingegneri che, pur di correre dietro al "divenire", non pensano quasi mai al saper e dover "conservare" ciò che, invece, potrebbe continuare a rimanere intatto al fine di tener vive pietre miliari sulle quali poggiare le basi di una cultura che può e deve lasciare il segno. Si demolisce e si annulla il passato credendo che sia il presente e l'avvenire che sole hanno diritto di dare senso all'esistenza dell'uomo, dimenticandosi che, al contrario, sono le "tracce del passato" quelle che danno all'uomo la vera sostanza esistenziale e culturale dell'umanità.
Che sarebbe il mondo senza le piramidi, senza il foro romano, senza le basiliche romaniche, senza le guglie gotiche, senza i templi indiani, senza la muraglia cinese? Tracce del passato: monumenti viventi di vite vissute con una intensità tale da far superare ai propri discendenti il corso dei secoli, ma sempre "legati" ad un qualcosa che è lì a testimoniare ed a ricordare che per vivere correttamente non bisogna distruggere inesorabilmente ciò che non può più essere riproposto, ma "conservare" e "tramandare" tutto ciò che sia possibile.
Sono questi due verbi che il tecnicismo moderno dimostra, troppo spesso, di avere dimenticato del tutto; si butta giù tutto per dare posto al nuovo (anche se è "brutto" a vedersi) e non si ha nessuna attenzione al "saper conservare" ciò che è giusto e doveroso conservare con il massimo rispetto e la massima delicatezza.
È per questo che vale la pena richiamare l'attenzione a chi può e deve sulla possibilità di constatare che in quel vecchio edificio di Rango, che per tanti decenni ha ospitato sia la canonica che la scuola, pur essendovi la necessità di interventi conservativi e di ristrutturazione, occorre trovare modalità tecniche capaci di lasciare intatta quella che è oggi una preziosissima "aula/museo" attraverso la quale il passato potrà avere ancora la sua ragione di essere per riuscire a trasmettere i propri messaggi "intatti" ad una ancora lunga sequenza di nuove generazioni.
Mario Antolini Musón




